Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 640 codice civile: Garanzia in caso di legato sottoposto a condizione sospensiva o a termine

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



Se a taluno è lasciato un legato sotto condizione sospensiva o dopo un certo tempo (1), l’onerato può essere costretto (2) a dare idonea garanzia (3) al legatario, salvo che il testatore abbia diversamente disposto.

La garanzia può essere imposta anche al legatario quando il legato è a termine finale.

Commento

Condizione sospensiva: [v. 1353]; Garanzia: [v. 1179]; Termine: [v. Libro IV, Titolo II, Capo III].

 

(1) Legato a termine iniziale.

 

(2) Dall’autorità giudiziaria.

 

(3) Oltre a una somma di denaro, può essere disposta una garanzia reale (es.: ipoteca [v. 2808]) o personale (es.: fideiussione [v. 1936]).

 

Giurisprudenza annotata

Successioni

Nel caso di legato sottoposto a condizione sospensiva o a termine le spese anticipate dal legatario per la costituzione della garanzia che, ai sensi dell'art. 640 c.c. egli può pretendere dall'onerato, costringendolo a fornirla in caso di necessità, devono essere da quest'ultimo rimborsate, alla stregua del principio generale secondo cui le spese anticipate dal creditore, per garantire il proprio credito sono a carico del debitore (nella specie il legatario aveva iscritto ipoteca sui beni dell'onerato in base ad autorizzazione del tribunale).

Cassazione civile sez. II  29 aprile 1997 n. 3708  

Nel caso di legato sottoposto a condizione sospensiva o a termine le spese anticipate dal legatario per la costituzione della garanzia che, ai sensi dell'art. 640 c.c. egli può pretendere dall'onerato, costringendolo a fornirla in caso di necessità, devono essere da quest'ultimo rimborsate, alla stregua del principio generale secondo cui le spese anticipate dal creditore, per garantire il proprio credito sono a carico del debitore. (Nella specie il legatario aveva iscritto ipoteca sui beni dell'onerato in base ad autorizzazione del tribunale).

Cassazione civile sez. II  29 aprile 1997 n. 3708  

In caso di successione tra coniugi, al coniuge superstite, che di sua spontanea volontà ha interrotto la convivenza di fatto con l'altro coniuge costituendo la propria residenza familiare in altra abitazione, non spettano i diritti di abitazione sulla casa di proprietà del coniuge defunto adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che l'arredano, in quanto elemento della fattispecie legale è l'uso effettivo come residenza familiare dell'immobile anche da parte del coniuge superstite al momento dell'apertura della successione ed il caso in esame non è nemmeno assimilabile nè sussumibile nell'ipotesi regolata dagli art. 548 e 585 c.c.

Tribunale Foggia  30 gennaio 1993



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