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Art. 646 codice civile: Retroattività della condizione

L’adempimento della condizione ha effetto retroattivo (1); ma l’erede o il legatario, nel caso di condizione risolutiva, non è tenuto a restituire i frutti se non dal giorno in cui la condizione si è verificata (2). L’azione per la restituzione dei frutti si prescrive in cinque anni (3) (4).


Commento

Condizione: [v. 1353]; Condizione risolutiva: [v. 1353]; Frutti: [v. 820]; Prescrizione: [v. 2934].

 

Retroattività: in base al principio di (—), gli effetti di un atto giuridico vengono fatti risalire ad un momento anteriore rispetto a quello in cui lo stesso è venuto ad esistenza.

 

(1) Nel senso che, in caso di condizione risolutiva, il chiamato si considera come se non fosse mai divenuto erede. In caso di condizione sospensiva, invece, si considera erede a partire dall’apertura della successione.

 

(2) È fatta salva, tuttavia, la possibilità per il testatore di disporre in maniera diversa, ad esempio imponendo la restituzione di tutti i frutti percepiti.

 

(3) Ossia il chiamato ulteriore ha cinque anni di tempo dal verificarsi della condizione per chiedere in giudizio la restituzione dei frutti.

 

(4) Cfr. artt. 31 e 44, d.lgs. 31-10-1990, n. 346 (T.U. imposta sulle successioni e donazioni); v. anche nota (4) sub art. 456.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Successioni

La clausola della disposizione testamentaria che, subordinando l'istituzione di erede alla condizione risolutiva del decesso senza figli ("si sine liberis decesserit"), esclude, nel caso di avveramento della condizione, il diritto del secondo istituito alla restituzione dei frutti percepiti in vita dall'erede istituito "sub condicione" non priva la condizione dei suoi effetti retroattivi e non comporta, quindi, in se e per sè considerata, una sostituzione fedecommissoria, essendo perfettamente coerente con la disciplina degli effetti dell'avveramento della condizione risolutiva previsti dall'art. 646 c.c., che esclude l'erede o il legatario dall'obbligo di restituzione dei frutti percepiti fino al momento in cui si è verificata la condizione.

Cassazione civile sez. II  25 novembre 1992 n. 12564  

La clausola della disposizione testamentaria che, subordinando l'istituzione di erede alla condizione risolutiva del decesso senza figli ("si sine liberis decesserit"), esclude nel caso di avveramento della condizione, il diritto del secondo istituito alla restituzione dei frutti percepiti in vita dall'erede istituito "sub condicione", non priva la condizione dei suoi effetti retroattivi e non comporta, quindi, in se e per se considerata, una sostituzione fedecommissaria, essendo perfettamente coerente con la disciplina degli effetti dell'avveramento della condizione risolutiva previsti dall'art. 646 c.c., che esclude l'erede o il legatario dall'obbligo di restituzione dei frutti percepiti fino al momento in cui si è verificata la condizione.

Cassazione civile sez. II  25 novembre 1992 n. 12564  

Divisione

L'erede sotto condizione risolutiva è da considerare erede a tutti gli effetti giuridici, sia per quanto riguarda gli atti di amministrazione che gli atti dispositivi che interessano la quota spettantegli sul patrimonio ereditario, e pertanto, come il medesimo è legittimato ad alienare a terzi la sua quota, sotto condizione risolutiva, così deve ritenersi legittimato a partecipare alla divisione dei beni ereditari con gli altri coeredi, solo rimanendo la definitiva attribuzione dei beni in suo favore rimessa al futuro verificarsi o meno della condizione risolutiva; l'avverarsi di questa, peraltro, determina l'inefficacia dell'atto divisorio non già in tutto il suo contenuto, ma limitatamente ai beni compresi nella quota del condividente sotto condizione risolutiva, poiché la sopravvenienza di quest'ultima non incide sulla persistente validità ed efficacia delle attribuzioni di quote agli altri coeredi, che conservano integra la propria posizione giuridica, ma pone in discussione soltanto l'attribuzione concreta dei beni all'istituito sotto condizione, i quali devono ritornare alla massa ereditaria per essere ripartiti tra gli altri coeredi secondo le norme dell'accrescimento e della rappresentazione.

Cassazione civile sez. I  17 maggio 1984 n. 3049



 
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