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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 656 codice civile: Legato di cosa del legatario

Il legato di cosa che al tempo in cui fu fatto il testamento era già di proprietà del legatario è nullo, se la cosa si trova in proprietà di lui anche al tempo dell’apertura della successione.

Se al tempo dell’apertura della successione la cosa si trova in proprietà del testatore, il legato è valido, ed è altresì valido se in questo tempo la cosa si trova in proprietà  dell’onerato o di un terzo, e dal testamento risulta che essa fu legata in previsione di tale avvenimento (1).


Commento

Testamento: [v. 587]; Apertura della successione: [v. 456].

 

(1) Va segnalato che la previsione dell’alienazione del bene legato a favore dell’onerato [v. 649] o di un terzo deve risultare necessariamente dal testamento, laddove l’art. 651 ammette che la conoscenza dell’altruità della cosa risulti da altra dichiarazione scritta del testatore.

 

La norma si giustifica in ragione del fatto che non è concepibile un’attribuzione patrimoniale di una cosa che sia già nella titolarità del beneficiario del lascito.


Giurisprudenza annotata

Giustizia amministrativa

Il decreto ingiuntivo non opposto definisce la controversia al pari della sentenza passata in giudicato, essendo impugnabile, quando sia divenuto esecutivo, solo per revocazione o per opposizione di terzo nei casi tassativamente indicati dall'art. 656 c.c. e assume la piena autorità di "res iudicata" ai fini della proposizione del ricorso per ottemperanza, contemplato dagli art. 37, l. 6 dicembre 1971 n. 1034 e 27, t.u. 26 giugno 1924 n. 1054, sicché, in base all'art. 4 comma 1, l. 20 marzo 1865 n. 2248, all. E, sussiste in capo all'Amministrazione un vero e proprio obbligo giuridico di conformarsi al giudicato formatosi sul provvedimento giurisdizionale di cui si chiede l'esecuzione senza che alla stessa residui alcuna possibilità di far valere questioni non dedotte o eccepite nel giudizio esecutivo o di merito.

T.A.R. Catanzaro (Calabria) sez. I  01 marzo 2011 n. 287  

Il decreto ingiuntivo non opposto definisce la controversia al pari della sentenza passata in giudicato, essendo impugnabile, quando sia divenuto esecutivo, solo per revocazione o per opposizione di terzo nei casi tassativamente indicati dall'art. 656 c.c. e assume la piena autorità di "res iudicata" ai fini della proposizione del ricorso per ottemperanza, contemplato dagli art. 37, l. 6 dicembre 1971 n. 1034 e 27, t.u. 26 giugno 1924 n. 1054, cosicché, in base all'art. 4 comma 2, l. 20 marzo 1865 n. 2248, allegato E, sussiste in capo all'Amministrazione un vero e proprio obbligo giuridico di conformarsi al giudicato formatosi sul provvedimento giurisdizionale di cui si chiede l'esecuzione senza che alla stessa residui alcuna possibilità di far valere questioni non dedotte o eccepite nel giudizio esecutivo o di merito.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. II  17 giugno 2010 n. 18411  



 
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