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Art. 66 codice civile: Prova dell’esistenza della persona di cui è stata dichiarata la morte presunta

La persona di cui è stata dichiarata la morte presunta, se ritorna (1) o ne è provata l’esistenza, ricupera i beni nello stato in cui si trovano (2) e ha diritto di conseguire il prezzo di quelli alienati, quando esso sia tuttora dovuto, o i beni nei quali sia stato investito (3).

Essa ha altresì diritto di pretendere l’adempimento delle obbligazioni considerate estinte ai sensi del secondo comma dell’art. 63.

Se è provata la data della sua morte, il diritto previsto nel primo comma di questo articolo compete a coloro che a quella data sarebbero stati suoi eredi o legatari (4). Questi possono inoltre pretendere l’adempimento delle obbligazioni considerate estinte ai sensi del secondo comma dell’art. 63 per il tempo anteriore alla data della morte.

Sono salvi in ogni caso gli effetti delle prescrizioni e delle usucapioni.


Commento

Obbligazione: [v. Libro IV, Titolo I]; Legatario: [v. 649]; Erede: [v. 457]; Prescrizione: [v. 2934]; Usucapione: [v. Libro III, Titolo VIII, Capo II, Sez. III].

 

(1) Non è necessaria, per aversi ritorno, la presenza fisica del soggetto, essendo sufficiente che egli si reinserisca nella vita economica e sociale esercitando i suoi diritti.

(2) La norma si riferisce non solo allo stato di conservazione materiale dei beni, ma anche al loro stato giuridico. Pertanto il ritorno del soggetto dichiarato presuntivamente morto non fa venire meno i diritti costituiti nel frattempo sui suoi beni (es.: un contratto di locazione avente ad oggetto un immobile di sua proprietà).

(3) La dichiarazione di morte presunta diviene immediatamente priva di efficacia dal momento in cui ritorna il soggetto dichiarato morto. Lo stesso effetto si produce anche nel caso in cui sia accertata con sentenza [v. 67] l’esistenza del soggetto o il fatto che la morte si è verificata in un momento diverso da quello dichiarato con precedente sentenza.

(4) In sostanza, coloro che sarebbero stati eredi o legatari nel momento in cui si è verificata realmente la morte possono esercitare tutti i diritti e le azioni che sarebbero spettate in quel momento al defunto.

 


Giurisprudenza annotata

Comunione e condominio

In tema di condominio degli edifici, non é previsto alcun obbligo di forma per l'avviso di convocazione dell'assemblea, sicché la comunicazione può essere fatta anche oralmente, in base al principio della libertà delle forme, salvo che il regolamento non prescriva particolari modalità di notifica del detto avviso; deve, quindi, ritenersi legittima la prassi, precedentemente non contestata, in base alla quale l'avviso di convocazione dell'assemblea condominiale, destinato ad un condomino non abitante nell'edificio condominiale, venga consegnato ad altro condomino, congiunto del primo. (Nella specie, la S.C., in applicazione del riportato principio, ha ritenuto regolare l'avvenuta consegna dell'avviso di convocazione al detto congiunto, essendo l'atto, così recapitato, pervenuto nella sfera di normale e abituale conoscibilità del destinatario e, pertanto, oggettivamente da quest'ultimo conoscibile con l'uso della normale diligenza, sua e del consegnatario designato, conformemente alla clausola generale di buona fede).

Cassazione civile sez. II  01 aprile 2008 n. 8449

 

In tema di condominio di edifici, l'istituto della “prorogatio imperii” - che trova fondamento nella presunzione di conformità alla volontà dei condomini e nell'interesse del condominio alla continuità dell'amministratore - è applicabile in ogni caso in cui il condominio rimanga privato dell'opera dell'amministratore, e pertanto non solo nei casi di scadenza del termine di cui all'art. 1129 comma 2 c.c., o di dimissioni, ma anche nei casi di revoca o di annullamento per illegittimità della relativa delibera di nomina. Ne consegue che l'assemblea può validamente essere convocata dall'amministratore la cui nomina sia stata dichiarata illegittima non ostando al riguardo il dettato di cui all'art. 66 comma 2 c.c., in quanto il potere di convocare l'assemblea, da tale norma attribuito a ciascun condomino, presuppone la mancanza dell'amministratore, che è ipotesi diversa da quella che si verifica nei casi di cessazione per qualsivoglia causa del mandato dell'amministratore o di illegittimità della sua nomina.

Cassazione civile sez. II  23 gennaio 2007 n. 1405

 

La convocazione dell'assemblea della comunione è disciplinata dall'art. 1105 c.c., il quale non prevede un termine fisso di convocazione, demandando al giudice la valutazione della congruità del termine in concreto concesso. Proprio perché la suddetta norma regola in modo specifico la fattispecie, non è ravvisabile una lacuna e quindi non è applicabile una diversa regola mediante interpretazione analogica dell'art. 66 comma 3 disp. att. c.c. dettato in tema di condominio di edifici, il quale fissa in 5 giorni il termine minimo per la comunicazione dell'avviso di convocazione dell'assemblea ai partecipanti (nel caso di specie è stato ritenuto congruo - alla luce delle circostanze del caso - un termine di due giorni).

Corte appello Milano  08 gennaio 2007

 

L'art. 10 l. n. 392 del 1978 non ha comportato modificazioni al disposto dell'art. 66 delle disposizioni per l'attuazione del c.c., che disciplina la comunicazione dell'avviso di convocazione dell'assemblea dei condomini, con la conseguenza che tale avviso deve essere comunicato al proprietario e non anche al conduttore dell'appartamento, restando solo lo stesso proprietario tenuto ad informare il conduttore dell'avviso di convocazione ricevuto dall'amministratore, senza che le conseguenze della mancata convocazione del conduttore possano farsi ricadere sul condominio, che rimane estraneo al rapporto di locazione.

Corte appello Genova  04 maggio 1996

 

 

Previdenza ed assistenza

Ai sensi dell'art. 66 comma 2 c.c., il pensionato, del quale sia stata dichiarata la morte presunta e successivamente provata l'esistenza, ha diritto al ripristino dell'obbligazione pensionistica estintasi per effetto della dichiarazione di morte presunta, non rilevando in contrario che, nel periodo intermedio, l'INPS abbia erogato la pensione di riversibilità al coniuge superstite, attese la distinzione delle posizioni soggettive dei due coniugi e la titolarità "iure proprio" del diritto alla pensione di riversibilità spettante per legge al coniuge superstite, ed essendo altresì da escludere (per la diversità e l'autonomia delle rispettive posizioni giuridiche) che l'istituto previdenziale possa operare una compensazione del suo debito verso il pensionato con il credito (dell'istituto medesimo) verso il coniuge che ha indebitamente percepito la pensione di riversibilità.

Cassazione civile sez. lav.  06 novembre 1992 n. 12034

 



 
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