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Art. 674 codice civile: Accrescimento tra coeredi

Quando più eredi sono stati istituiti con uno stesso testamento (1) nell’universalità dei beni, senza determinazione di parti o in parti uguali, anche se determinate (2), qualora uno di essi non possa (3) o non voglia (4) accettare, la sua parte si accresce agli altri.

Se più eredi sono stati istituiti in una stessa quota, l’accrescimento ha luogo a favore degli altri istituiti nella quota medesima (5).

L’accrescimento non ha luogo quando dal testamento risulta una diversa volontà del testatore (6).

È salvo in ogni caso il diritto di rappresentazione (7).


Commento

Accrescimento: nella successione ereditaria, se un erede non possa o non voglia accettare l'eredità, la parte non accettata viene ripartita tra gli altri soggetti titolari.

 

Diritto di rappresentazione: istituto in forza del quale i discendenti subentrano nel luogo e nel grado del loro ascendente in tutti i casi in cui questi non può o non vuole accettare l’eredità o il legato [v. 467].

 

(1) Si parla, al proposito, di «coniunctio verbis».

 

(2) È questa la cd. «coniunctio re».

 

(3) Motivi di impedimento all’accettazione sono dati: dall’indegnità [v. 463] del chiamato, dalla premorienza (fenomeno cui è equiparata l’assenza [v. 48] e la dichiarazione di morte presunta [v. 58]), dalla mancata nascita del nascituro o dal mancato riconoscimento dell’ente di fatto [v. 600], dall’incapacità [v. 462] del chiamato, dalla perdita (per il decorso del termine decennale) del diritto di accettare l’eredità [v. 480], dall’invalidità di una disposizione testamentaria che non pregiudica la validità delle altre etc.

 

(4) Si avrà in questo caso una rinunzia [v. 519], ossia quel negozio mediante il quale un soggetto dismette il suo diritto di accettare.

 

(5) Ad esempio, se il testatore istituisce eredi Primo per 1/2 dell’eredità e Secondo e Terzo per l’altro 1/2, se Secondo non può o non vuole accettare, la sua quota (1/4) si accresce solo a quella di Terzo (che riceverà complessivamente 1/2) e non anche a quella di Primo.

 

(6) Ad esempio, se il testatore ha indicato un altro destinatario del lascito (sostituzione ordinaria) [v. 688-689] oppure se ha escluso totalmente l’accrescimento; in quest’ultimo caso, se il testatore non ha indicato a chi spetterà la quota, questa sarà devoluta all’erede legittimo [v. 565].

 

(7) Sull’accrescimento, oltre alla rappresentazione [v. 467], prevalgono, anche se non espressamente contemplate, sia la sostituzione ordinaria che la trasmissione del diritto di accettare [v. 479].

 


Giurisprudenza annotata

Successione

I fatti costitutivi del diritto di accrescimento - rinunzia di un erede, con acquisto "ipso iure" della sua quota da parte dei coeredi - prescindono dall'esistenza di un altrui diritto di rappresentazione, che, ai sensi dell'art. 522 c.c. ("salvo il diritto di rappresentazione"), si configura quale mero fatto impeditivo, rilevante in forma di eccezione; tale eccezione non è rilevabile d'ufficio dal giudice, ma rientra nella disponibilità della parte, in quanto il sistema successorio dispiega in ogni caso i propri effetti, consolidando l'intero compendio ereditario o in capo ai beneficiari dell'accrescimento o in capo a chi succede per rappresentazione.

Cassazione civile sez. II  21 maggio 2012 n. 8021  

 

In forza del combinato disposto degli art. 522 e 676 c.c., la quota del coerede rinunziante si accresce "ipso iure" a favore di coloro che avrebbero con lui concorso, senza che sia necessaria una specifica accettazione dei subentranti, atteso che l'acquisto per accrescimento consegue all'espansione dell'originario diritto all'eredità, già sussistente in capo ai subentranti, con l'ulteriore conseguenza che, determinatosi tale acquisto, la rinunzia all'eredità diviene irrevocabile.

Cassazione civile sez. II  21 maggio 2012 n. 8021  

 

Il chiamato all'eredità, che vi abbia inizialmente rinunciato, può, ex art. 525 c.c., successivamente accettarla (in tal modo revocando implicitamente la precedente rinuncia) in forza dell'originaria delazione - e sempre che questa non sia venuta meno in conseguenza dell'acquisto compiuto da altro chiamato - ma non anche in forza di un accordo concluso tra il rinunziante ed i soggetti acquirenti dell'eredità, dovendo, in tal caso, escludersi ogni possibilità di revoca della precedente rinuncia per effetto del carattere indisponibile della delazione che, una volta venuta meno, non può efficacemente rivivere per volontà dei privati (oltre che per effetto del principio "semel heres semper heres", in forza del quale chi abbia accettato l'eredità non può più legittimamente rinunciarvi, essendo l'accettazione, a differenza della rinuncia, un atto puro ed irrevocabile, giusto disposto dell'art. 475 c.c.).

Cassazione civile sez. II  09 settembre 1998 n. 8912  

 

La diversità che intercorre tra la domanda di reintegrazione della legittima e quella di divisione della comunione ereditaria, posto che il legittimario pretermesso non partecipa a detta comunione in difetto di vocazione all'eredità, potendo acquistare i suoi diritti solo dopo l'esperimento della azione di riduzione, non impedisce che il legittimario leso richieda cumulativamente nello stesso giudizio sia la riduzione che la divisione.

Cassazione civile sez. II  04 aprile 1992 n. 4140  

 

Per esperire l'azione di riduzione, è necessaria l'accettazione con beneficio d'inventario quando il legittimario, pur pretermesso in parte, risulti essere "ex lege" in comunione ereditaria per i restanti beni.

Cassazione civile sez. II  01 aprile 1992 n. 3950  



 
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