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Art. 678 codice civile: Accrescimento nel legato di usufrutto

Quando a più persone è legato un usufrutto in modo che tra di loro vi sia il diritto di accrescimento, l’accrescimento ha luogo anche quando una di esse viene a mancare dopo conseguito il possesso della cosa su cui cade l’usufrutto (1).

Se non vi è diritto di accrescimento, la porzione del legatario mancante si consolida con la proprietà.


Commento

Accrescimento: [v. 674]; Possesso: [v. Libro III, Titolo VIII]; Proprietà: [v. 832].

 

Legato di usufrutto: legato avente ad oggetto il diritto di usufrutto [v. 978] su un bene, ossia il diritto di godere di una cosa rispettandone la destinazione economica.

 

Consolidazione: ricorre nei casi in cui si riunisce in capo ad un unico soggetto la titolarità di un diritto reale limitato (es.: usufrutto) e del diritto di proprietà [v. 832] su un medesimo bene. Ne consegue l’estinzione del diritto reale limitato.

 

(1) La norma amplia il campo di applicazione dell’accrescimento al caso in cui uno dei legatari venga a mancare dopo aver accettato e conseguito il possesso del bene.

Oltre al requisito di una istituzione fatta senza determinazione di parti o in parti uguali, l’accrescimento nel legato di usufrutto presuppone l’estinzione dell’usufrutto in capo ad un legatario. Rilevano in tal senso la morte dell’usufruttuario, la prescrizione del diritto [v. 2934], la rinunzia allo stesso, ed in generale tutte le cause di estinzione del diritto di usufrutto contemplate nel codice [v. 1014 ss.].

 

 


Giurisprudenza annotata

Società

La clausola di uno statuto di una società a responsabilità limitata che, in caso di morte di un socio, preveda il diritto degli altri soci di acquisire la quota del defunto versando agli eredi il relativo controvalore, da determinarsi secondo criteri stabiliti dalla stessa clausola, non viola il divieto dei patti successori, posto dall'art. 458 c.c. - norma che, costituendo un'eccezione alla regola dell'autonomia negoziale, non può essere estesa a rapporti che non integrano la fattispecie tipizzata in tutti i suoi elementi - e neppure costituisce una frode al divieto dei patti medesimi, in quanto essa non ricollega direttamente alla morte del socio l'attribuzione ai soci superstiti della quota di partecipazione del defunto, ma consente che questa entri inizialmente nel patrimonio degli eredi, pur se connotata da un limite di trasferibilità, dipendente dalla facoltà degli altri soci di acquisirla esercitando il diritto di opzione loro concesso dallo statuto sociale, e dunque è volta solo ad accrescere lecitamente il peso dell'elemento personale, rispetto a quello capitalistico, nella struttura dell'ente collettivo. (Fattispecie anteriore al d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6).

Cassazione civile sez. I  12 febbraio 2010 n. 3345  

 

La clausola dello statuto di società per azioni la quale preveda, in caso di morte del socio, il diritto potestativo dei soci superstiti di acquistare dagli eredi le azioni del "de cuius" è nulla perché contraria al divieto dei patti successori e al principio imperativo della revocabilità delle disposizioni testamentarie.

Corte appello Roma  28 aprile 1992

 

 

Successioni

La clausola statutaria che attribuisce ai soci superstiti di una società di capitali, in caso di morte di uno di essi, il diritto di acquistare - secondo un valore da determinarsi in base a criteri prestabiliti - dagli eredi del "de cuius" la partecipazione già appartenuta a quest'ultimo e pervenuta "iure successionis" agli eredi medesimi, non viola il divieto di patti successori di cui all'art. 458 c.c., in quanto il vincolo che ne deriva a carico reciprocamente dei soci è destinato a produrre effetti solo dopo il verificarsi della vicenda successoria e dopo il trasferimento (per legge o per testamento) della partecipazione agli eredi, con la conseguenza che la morte di uno dei soci costituisce soltanto il momento a decorrere dal quale può essere esercitata l'opzione per l'acquisto suddetto, senza che ne risulti incisa la disciplina legale della delazione ereditaria o che si configurino gli estremi di un patto di consolidazione delle azioni fra soci. Conferma App. Brescia 13 febbraio 2004

Cassazione civile sez. I  12 febbraio 2010 n. 3345  

La revoca tacita del testamento olografo non è ammessa in via generale potendo essa risultare soltanto dal compimento degli atti o fatti indicati in modo tassativo dalla legge, i quali implicano la inequivoca volontà del testatore di revocare le sue precedenti disposizioni testamentarie. (Nella specie, in applicazione del suriportato principio, la S.C. ha ritenuto che correttamente la Corte d'appello non aveva ammesso la prova orale diretta a dimostrare che il testatore aveva manifestato la volontà di revoca incaricando il coniuge di distruggere l'olografo).

Cassazione civile sez. II  20 giugno 1986 n. 4119  



 
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