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Art. 684 codice civile: Distruzione del testamento olografo

Il testamento olografo distrutto, lacerato o cancellato, in tutto o in parte, si considera in tutto o in parte revocato, a meno che si provi che fu distrutto, lacerato o cancellato da persona diversa dal testatore, ovvero si provi che il testatore non ebbe l’intenzione di revocarlo (1).


Commento

Testamento olografo: [v. 602]; Revoca: [v. 525].

 

(1) La presunzione non opera in ipotesi diverse. Nell’ipotesi di testamento redatto in più esemplari, si ritiene i comportamenti elencati debbano riguardare tutti gli esemplari.

 

La norma regola un’ipotesi di revoca presunta, dovuta a distruzione, lacerazione, cancellazione della scheda testamentaria da parte del testatore. Tale revoca presunta è suscettibile di prova contraria: viene meno, cioè, se si prova che i suddetti comportamenti sono opera di un terzo o sono stati tenuti inconsapevolmente dal testatore.


Giurisprudenza annotata

Successioni

Il mancato reperimento di un testamento olografo giustifica la presunzione che il de cuius lo abbia revocato distruggendolo deliberatamente, con la conseguenza che la parte che intenda ricostruire mediante prove testimoniali, a norma degli art. 2724, n. 3, e 2725 c.c., un testamento di cui si assuma la perdita incolpevole per smarrimento o per distruzione, deve fornire la prova dell'esistenza del documento al momento dell'apertura della successione.

Cassazione civile sez. VI  12 agosto 2011 n. 17237  

 

In materia testamentaria, ove l'istituito produca in giudizio una fotocopia di un frammento dell'originale della scheda, strappato in una sua parte in modo tale che non sia possibile ricostruirne l'esatto contenuto, deve ritenersi ammissibile la prova per testimoni finalizzata, da un lato, a dimostrare - ai sensi dell'art. 684 c.c. - che la distruzione o cancellazione parziale del testamento non costituisce espressione di un'effettiva volontà di revoca e, dall'altro, che il mancato reperimento dell'originale della scheda non è addebitabile - ai fini di cui agli art. 2724, n. 3), e 2725 c.c. - a responsabilità dell'istituito medesimo.

Cassazione civile sez. II  20 gennaio 2010 n. 918  

 

Secondo quanto disposto dall'art. 684 c.c., il testamento olografo distrutto, lacerato o cancellato, in tutto o in parte, si considera in tutto o in parte revocato, a meno che si provi che fu distrutto, lacerato o cancellato da persona diversa dal testatore, ovvero si provi che il testatore non ebbe l'intenzione di revocarlo; tale prova ben può essere fornita attraverso deposizioni testimoniali.

Cassazione civile sez. II  20 gennaio 2010 n. 918  

 

L'art. 684 c.c. configura la distruzione del testamento come un comportamento concludente, avente valore legale, salva la prova contraria in ordine all'assenza della volontà di revoca. L'eventuale distruzione da parte del testatore di uno solo dei due originali del testamento olografo da lui redatto, comportando la permanenza dell'originale non distrutto della scheda testamentaria, dà luogo a una fattispecie che non può essere ricondotta nell'ambito di operatività dell'art. 684 c.c.

Cassazione civile sez. II  28 dicembre 2009 n. 27395  

 

A norma dell'art. 684 c.c., la distruzione del testamento olografo si configura come un comportamento concludente avente valore legale, sia in ordine alla riconducibilità della distruzione al testatore, sia in ordine all'intenzione di quest'ultimo di revocare il testamento, salva la prova contraria in ordine all'assenza di un'effettiva volontà di revoca; ove, peraltro, il testamento olografo sia stato redatto in due originali, la distruzione, da parte del testatore, di uno solo di essi - comportando la permanenza di un originale non distrutto - non rientra nell'ambito di operatività dell'art. 684 c.c. e non consente di applicare la relativa presunzione, potendo la distruzione verificarsi indipendentemente da qualsiasi intento di revoca.

Cassazione civile sez. II  28 dicembre 2009 n. 27395  

 

Poiché il testamento olografo può essere revocato anche mediante distruzione, lacerazione o cancellazione, il solo fatto del suo mancato rinvenimento, ossia della sua irreperibilità in originale, basta a legittimare la presunzione ex art. 684 c.c. che il "de cuius" lo abbia revocato distruggendolo deliberatamente. Per vincere tale presunzione, occorre provare o che la scheda testamentaria esisteva ancora al momento dell'apertura della successione (e che, dunque, la sua irrecuperabilità non può farsi risalire al testatore) oppure che il testatore, benché supposto autore materiale della distruzione, non era animato da volontà di revoca.

Cassazione civile sez. II  24 febbraio 2004 n. 3636  

 

La pubblicazione della disposizione testamentaria costituisce atto preparatorio necessario ai fini della sua coattiva esecuzione (art. 620 comma 5 c.c.). L'impossibilità della pubblicazione, tuttavia, non impedisce a chi ne abbia interesse di promuovere un'azione intesa a far valere disposizioni testamentarie, ma detta azione deve, anzitutto, contenere una domanda di accertamento dell'esistenza e della persistenza della dedotta disposizione al momento della morte del "de cuius". Per vincere la presunzione di revoca di cui all'art. 684 c.c. occorre, infatti, provare che il documento in originale esiste ancora al momento dell'apertura della successione oppure che il "de cuius" non fosse stato animato da volontà di revoca.

Cassazione civile sez. II  24 febbraio 2004 n. 3636

 

Tenuto conto che la pubblicazione del testamento olografo, seppure non è configurabile come un requisito di validità o di efficacia, è atto preparatorio esterno necessario per la sua coattiva esecuzione, colui il quale - avendo interesse a fare valere le disposizioni testamentarie - si trovi nell'impossibilità di produrne l'originale, deve formulare una domanda di accertamento dell'esistenza dei requisiti di legge e del contenuto del testamento, fornendo la prova che l'irreperibilità del documento non sia espressione e conseguenza della volontà di revoca dell'atto da parte del testatore che, ai sensi dell'art. 684 c.c., si presume in caso di distruzione, lacerazione o cancellazione del testamento. Ne consegue che, in assenza di siffatta prova, l'eventuale mancato disconoscimento della copia dell'originale prodotta in giudizio è irrilevante, posto che non sarebbe idoneo ad escludere la possibilità che il testatore, allo scopo di revocare il testamento, abbia distrutto l'originale dopo averlo fotocopiato.

Cassazione civile sez. II  24 febbraio 2004 n. 3636  



 
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