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Art. 687 codice civile: Revocazione per sopravvenienza di figli

Le disposizioni a titolo universale o particolare, fatte da chi al tempo del testamento non aveva o ignorava di aver figli o discendenti, sono revocate di diritto per l’esistenza o la sopravvenienza di un figlio o discendente del testatore, benchè postumo, anche adottivo, ovvero per il riconoscimento di un figlio nato fuori del matrimonio.

La revocazione ha luogo anche se il figlio è stato concepito al tempo del testamento (1).

La revocazione non ha invece luogo qualora il testatore abbia provveduto (2) al caso che esistessero o sopravvenissero figli o discendenti da essi.

Se i figli o discendenti non vengono alla successione e non si fa luogo a rappresentazione, la disposizione ha il suo effetto (3).


Commento

Figlio (stato di): [v. Libro I, Titolo VII]; Discendente: [v. 87]; Figlio adottivo: [v. 468]; Figlio nato fuori del matrimonio: [v. 250]).

 

(1) Comma così sostituito ex art. 85, c. 1, lett. b), d.lgs. 154/2013 cit.

 

(2) Il termine «provveduto» non presuppone che il testatore abbia disposto mediante attribuzioni patrimoniali a favore di quelle persone, ma solo che abbia previsto l’ipotesi di esistenza o sopravvenienza dei figli o discendenti.

 

(3) I figli o discendenti possono non venire alla successione per varie cause: premorienza, assenza, indegnità. La dottrina ricomprende in questa ipotesi anche la rinunzia del figlio o discendente chiamato alla successione.


Giurisprudenza annotata

Filiazione

È costituzionalmente illegittimo l'art. 4 comma 3 l. 19 febbraio 2004 n. 40 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita), nella parte in cui stabilisce per la coppia di cui all'art. 5, comma 1 della medesima legge, il divieto del ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, qualora sia stata diagnosticata una patologia che sia causa di sterilità od infertilità assolute ed irreversibili; è costituzionalmente illegittimo l'art. 9 comma 1 l. n. 40 del 2004, limitatamente alle parole "in violazione del divieto di cui all'art. 4, comma 3"; è costituzionalmente illegittimo l'art. 9 comma 3 l. n. 40 del 2004, limitatamente alle parole "in violazione del divieto di cui all'art. 4, comma 3"; è costituzionalmente illegittimo l'art. 12 comma 1 l. n. 40 del 2004, nei limiti di cui in motivazione.

Corte Costituzionale  10 giugno 2014 n. 162  

 

 

Successione

Posto che il fondamento oggettivo della revocazione del testamento per sopravvenienza di figli è individuabile nella modificazione della situazione familiare in relazione alla quale il testatore aveva disposto dei suoi beni, è valido il patto, stipulato dopo l'apertura della successione, sebbene prima della sentenza che abbia dichiarato la paternità naturale del testatore, con cui il figlio naturale, che per effetto della revocazione di diritto delle disposizioni testamentarie deve considerarsi erede legittimo dal momento della morte del "de cuius" rinuncia dietro un corrispettivo in denaro ai suoi diritti successori di carattere patrimoniale.

Cassazione civile sez. II  01 marzo 2011 n. 5037  

 

L'art. 687 comma 1 c.c. ha un fondamento oggettivo individuabile nella modificazione della situazione familiare in relazione alla quale il testatore aveva disposto dei suoi beni. Ne consegue che è ammissibile la revocazione del testamento anche in ipotesi di riconoscimento giudiziale della paternità, in quanto la predetta modificazione sussiste sia quando il testatore abbia riconosciuto un figlio naturale, sia quando nei suoi confronti sia stata esperita vittoriosamente l'azione di accertamento della filiazione naturale.

Tribunale Reggio Emilia  13 ottobre 2006

 

Il danno c.d. da nascita indesiderata, subito dalla madre - e indirettamente dal marito - per la lesione del suo diritto di auto determinarsi alla maternità, va distinto dal danno al minore nato con anomalie o malformazioni genetiche, che, a rigore, non sussiste, in quanto l'ordinamento tutela il diritto del concepito a nascere, mentre è da escludersi la configurabilità del diritto "a non nascere" o "a nascere se non sani", poiché contrasterebbe con le previsioni contenute nella legge sull'aborto, nonché con i principi generali a tutela della vita e pari dignità degli individui. Inoltre, il diritto a "non nascere" sarebbe un diritto adespota (in quanto ai sensi dell'art. 1 c.c. la capacità giuridica si acquista solamente al momento della nascita e i diritti che la legge riconosce a favore del concepito - art. 462, 687, 715 c.c. - sono subordinati all'evento della nascita, e, quindi, esistenti dopo la nascita), sicché il cosiddetto diritto di "non nascere" non avrebbe alcun titolare, appunto, fino al momento della nascita, in costanza della quale proprio esso risulterebbe peraltro non esistere più.

Tribunale Catania  27 marzo 2006 n. 1037  

 

La previsione dell'art. 687 c.c., in tema di revoca di diritto delle disposizioni testamentarie nell'ipotesi di esistenza (ignorata) o sopravvenienza di un figlio del testatore non si applica se non nell'ipotesi di mancanza di figli ai tempi delle disposizioni stesse; ove il testatore fosse già padre al tempo del testamento, la revoca non è operante e - se del caso - il figlio sopravvenuto avrà il rimedio dell'azione di riduzione per lesione di legittima.

Tribunale Lucca  12 marzo 2003

 

La revoca di diritto delle disposizioni "mortis causa" fatte da chi al tempo del testamento non aveva o ignorava di avere figli o discendenti, nell'ipotesi di esistenza o sopravvenienza di figli o discendenti legittimi, ovvero di riconoscimento successivo di figli naturali, ex art. 687 c.c., opera anche nell'ipotesi di successiva dichiarazione giudiziale di paternità, stante l'equiparazione del riconoscimento volontario alla dichiarazione giudiziale, voluta dall'art. 277 c.c.

Tribunale Catania  12 febbraio 2001

 

Ritenuto che la "ratio" della revocabilità, ex art. 687 c.c., delle disposizioni, a titolo universale o particolare, va individuata nell'esigenza di tutelare i figli del disponente, va revocato il testamento redatto da chi sapeva dell'esistenza fisica di propri figli naturali (non riconosciuti), ai quali solo dopo la morte del testatore è stato attribuito, a seguito di azione giudiziaria, ex art. 269 ss. c.c., da essi vittoriosamente esperita, il relativo "status" formale.

Tribunale Catania  12 febbraio 2001

 

L'art. 687, comma 1, c.c. ha il fondamento oggettivo individuabile nella modificazione della situazione familiare in relazione alla quale il testatore aveva disposto dei suoi beni. Siccome tale modificazione sussiste sia quando il testatore abbia riconosciuto un figlio naturale, sia quando nei suoi confronti sia stata esperita vittoriosamente l'azione di accertamento di filiazione naturale, dal combinato disposto del comma 1 dell'art. 277 e del comma 1 dell'art. 687 c.c. deriva che la revoca del testamento è ricollegabile anche al secondo di tali eventi.

Cassazione civile sez. II  09 marzo 1996 n. 1935  

 

La disposizione che prevede la revoca delle disposizioni testamentarie in caso di sopravvenienza di figli naturali si riferisce alle ipotesi in cui, dopo la redazione del testamento, si sia verificato un fatto nuovo che può consistere o in un evento naturale quale la nascita, ovvero in un mutamento giuridico di un precedente "status", quale è quello del figlio naturale che venga riconosciuto. La disposizione che prevede la revoca delle disposizioni testamentarie in caso di sopravvenienza di figli si riferisce sia all'ipotesi in cui vi sia stato un vero e proprio atto di riconoscimento del figlio naturale, sia all'ipotesi in cui la filiazione sia stata accertata attraverso una sentenza.

Corte appello Cagliari  28 giugno 1993

 

L'art. 687, comma 1, c.c. ha il fondamento oggettivo individuabile nella modificazione della situazione familiare in relazione alla quale il testatore aveva disposto dei suoi beni. Siccome tale modificazione sussiste sia quando il testatore abbia riconosciuto un figlio naturale, sia quando nei suoi confronti sia stata esperita vittoriosamente l'azione di accertamento di filiazione naturale, dal combinato disposto del comma 1 dell'art. 277 e del comma 1 dell'art. 687 c.c. deriva che la revoca del testamento è ricollegabile anche al secondo di tali eventi.

Cassazione civile sez. II  09 marzo 1996 n. 1935  

 

La disposizione che prevede la revoca delle disposizioni testamentarie in caso di sopravvenienza di figli naturali si riferisce alle ipotesi in cui, dopo la redazione del testamento, si sia verificato un fatto nuovo che può consistere o in un evento naturale quale la nascita, ovvero in un mutamento giuridico di un precedente "status", quale è quello del figlio naturale che venga riconosciuto. La disposizione che prevede la revoca delle disposizioni testamentarie in caso di sopravvenienza di figli si riferisce sia all'ipotesi in cui vi sia stato un vero e proprio atto di riconoscimento del figlio naturale, sia all'ipotesi in cui la filiazione sia stata accertata attraverso una sentenza.

Corte appello Cagliari  28 giugno 1993



 
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