codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 688 codice civile: Casi di sostituzione ordinaria

Il testatore può sostituire all’erede istituito altra persona per il caso che il primo non possa o non voglia accettare l’eredità (1).

Se il testatore ha disposto per uno solo di questi casi, si presume che egli si sia voluto riferire anche a quello non espresso, salvo che consti una sua diversa volontà (2).


Commento

Sostituzione ordinaria: istituto in virtù del quale il testatore, prevedendo il caso che il primo chiamato non possa o non voglia accettare l’eredità o il legato, designa al suo posto un’altra persona.

La (—) assolve la funzione di assicurare comunque la successione di una persona scelta dal defunto, senza ricorrere alla successione legittima.

 

(1) Premorienza, commorienza [v. 4], indegnità [v. 463], assenza [v. 49], dichiarazione di morte presunta [v. 58], incapacità di ricevere per testamento ex artt. 596 ss. (impedimenti oggettivi). Rinuncia all’eredità [v. 519] e decadenza dal diritto di accettare l’eredità stessa [v. 4873] (impedimenti soggettivi).

 

(2) La presunzione non è assoluta, ossia ammette che si possa provare il contrario.

 

Scopo dell’istituto in esame è la tutela della volontà del testatore, il quale può escludere l’applicazione delle norme relative alla successione legittima anche quando venga a mancare il primo chiamato.

 


Giurisprudenza annotata

Successione

Una volta acquisita la qualità di erede universale, essa resta ferma, tant'è che, a mente dell'art. 483 comma 1 c.c., l'accettazione non può essere impugnata pur se viziata da errore, salvo i rimedi concreti di cui al comma 2 del medesimo articolo; l'intervenuta accettazione dell'istituito, conseguentemente, impedisce l'operare della sostituzione (art. 688 c.c).

Corte appello Catania  21 ottobre 2009 n. 658

 

Se il testatore nel disporre il legato di un immobile manifesta espressamente la volontà che lo stesso non sia mai venduto dal legatario e prevede, inoltre, che, in caso contrario, al legatario subentri un altro soggetto, tale clausola, non integrando un divieto testamentario di alienazione, deve considerarsi valida.

Tribunale Oristano  28 febbraio 2007 n. 105  

 

Per effetto della disposizione transitoria contenuta nell'art. 238, comma 2, l. 19 maggio 1975 n. 151 - a norma della quale sono salve le sostituzioni fedecommissarie anteriori alla data di entrata in vigore di essa legge - e per il principio del "favor testamenti", alla sostituzione fidecommissaria contenuta in un testamento redatto prima dell'entrata in vigore della riforma del diritto di famiglia, si applica l'art. 696 c.c. nella formulazione previgente, ancorché l'apertura della successione avvenga dopo l'abrogazione della medesima, e pertanto, ai sensi del comma 4 di detta norma, se il primo beneficiato rinunzi all'istituzione o non ne sia degno, o sia incapace a riceverla, o sia premorto al testatore e questi non modifichi o non revochi la disposizione a suo favore, l'eredità si devolve al sostituito.

Cassazione civile sez. II  28 giugno 2004 n. 11968  

 

L'assoggettamento del primo istituito, ad un modus (nella specie, consistente nell'erezione di una fondazione), e la previsione, per l'ipotesi di inadempimento, della posizione di mero usufruttuario dei beni ereditari del primo istituito e del passaggio della eredità ad altro istituito, comportando il conseguimento dei beni ereditari solo dopo la morte del primo istituito, rimastone frattanto usufruttuario, con il divieto di disporre liberamente, realizzano lo schema del doppio ordine successorio tipico della sostituzione fedecommissaria vietata dall'art. 692 c.c., in quanto le due istituzioni di erede - a favore, rispettivamente, del primo istituito e del sostituito - sono destinate a produrre effetti l'una successivamente all'altra, il sostituito essendo chiamato indirettamente alla successione e venendo, per volontà del de cuius, non in luogo del primo istituito ma successivamente a lui.

Cassazione civile sez. II  15 luglio 1985 n. 4137  

 

Il chiamato all'eredità per il caso di mancato avveramento della condizione cui è subordinata la chiamata di altro soggetto ha, in quanto tale, interesse a fare accertare l'illegittimità della accettazione del precedente chiamato sotto condizione, ancorché egli non abbia ancora accettato l'eredità e sempre che non abbia ancora perduto il relativo diritto, essendo innegabile il suo interesse a stabilire in modo certo e definitivo se si sia verificata la condizione dalla quale dipende la propria chiamata.

Cassazione civile sez. II  29 marzo 1982 n. 1928  

 

Qualora il testatore lasci alcuni beni ad una erigenda fondazione, per il dichiarato perseguimento di determinati scopi, e, per il caso in cui questi non siano raggiungibili, come nell'ipotesi di mancato riconoscimento di tale fondazione, attribuisca i beni medesimi ad altro soggetto, senza specifica destinazione, va esclusa la configurabilità di una sostituzione ordinaria, ai sensi ed agli effetti dell'art. 688 c.c., caratterizzata da un meccanismo condizionante predisposto dal dal "de cuius" con solo riguardo alla persona del beneficiario, e deve ravvisarsi, pertanto, una nuova distinta disposizione testamentaria, con la conseguenza che quest'ultima non può ritenersi a titolo particolare per il solo fatto di ricollegarsi al predetto legato, ma deve essere valutata alla stregua della volontà espressa dal "de cuius" nel complesso delle disposizioni testamentarie.

Cassazione civile sez. II  18 luglio 1980 n. 4708  

 

Nell'ipotesi in cui il testatore stabilisca che l'erede istituito, nel caso in cui non dovesse avere mai figli, dovrà devolvere i beni ereditari ad un'istituenda fondazione di beneficenza e che, non sorgendo detta fondazione, l'eredità dovrà passare ad altri eredi, occorre procedere ad un attento esame della volontà del testatore onde accertare se l'inadempimento dell'onere apposto all'istituzione di erede debba comportare o meno la risoluzione della stessa, tenuto conto del fatto che per accertare il mancato avveramento della condizione ("si sine liberis decesserit") e l'inadempimento del "modus" (istituzione della fondazione di beneficenza) si deve attendere la morte dell'erede istituito; solo in tal caso infatti può ritenersi che la disposizione testamentaria configuri una ipotesi di sostituzione ordinaria, consentita dall'ordinamento per l'ipotesi in cui il chiamato non possa o non voglia accettare l'eredità, mentre, in caso contrario, si verifica un'ipotesi di sostituzione fedecommissaria vietata dall'art. 692 c.c.

Cassazione civile sez. II  11 luglio 1980 n. 4443  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti