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Art. 692 codice civile: Sostituzione fedecommissaria

Ciascuno (1) dei genitori o degli altri ascendenti (2) in linea retta o il coniuge dell’interdetto possono istituire (3) rispettivamente il figlio, il discendente (2), o il coniuge con l’obbligo di conservare e restituire alla sua morte i beni anche costituenti la legittima, a favore della persona o degli enti che, sotto la vigilanza del tutore, hanno avuto cura dell’interdetto medesimo.

La stessa disposizione si applica nel caso del minore di età, se trovasi nelle condizioni di abituale infermità di mente tali da far presumere che nel termine indicato dall’articolo 416 interverrà la pronuncia di interdizione.

Nel caso di pluralità di persone o enti di cui al primo comma i beni sono attribuiti proporzionalmente al tempo durante il quale gli stessi hanno avuto cura dell’interdetto.

La sostituzione è priva di effetto nel caso in cui l’interdizione sia negata o il relativo procedimento non sia iniziato entro due anni dal raggiungimento della maggiore età del minore abitualmente infermo di mente. E’ anche priva di effetto nel caso di revoca dell’interdizione o rispetto alle persone o agli enti che abbiano violato gli obblighi di assistenza.

In ogni altro caso la sostituzione è nulla (4).

 

 

 

Commento

Ascendente: [v. 87]; Discendente: [v. 87]; Legittima: [v. 551]; Nullità: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XI].

 

Interdetto: soggetto dichiarato con sentenza incapace di provvedere ai propri interessi a causa di un’abituale infermità di mente [v. 414].

 

Sostituzione fedecommissaria: si verifica quando, nel testamento, il testatore impone all’erede o al legatario (cd. istituito) l’obbligo di conservare i beni, affinché alla sua morte tali beni possano automaticamente passare ad altra persona (cd. sostituito) indicata dal testatore medesimo. Oggi la (—) è ammessa unicamente per finalità assistenziali.

 

(1) Rubrica e articolo così sostituiti ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 197) (Riforma del diritto di famiglia); cfr., per il regime transitorio, art. 238, l. cit.

 

(2) Sulla nuova nozione di parentela, v. art. 74.

 

(3) Intendi: quale erede.

 

(4) La nullità riguarda anche il cd. fedecommesso de residuo che ricorre quando il testatore impone all’istituito solo l’obbligo di restituire al sostituito quanto rimarrà, alla sua morte, dei beni oggetto dell’attribuzione. Esso è tuttavia valido se ricorrono i presupposti del fedecommesso assistenziale.

 

 

La sostituzione fedecommissaria implica una doppia vocazione con l’obbligo per il primo chiamato di conservare per restituire. L’istituto che è valido solo se il primo istituito sia un soggetto incapace e la sostituzione sia predisposta a favore del soggetto o dell’ente che ha curato lo stesso incapace nel tempo successivo alla morte del testatore.

 


Giurisprudenza annotata

Successioni

In tema di successioni testamentarie, è estranea al fedecommesso "de residuo" l'imposizione dell'obbligo di conservazione dei beni, rimanendo la sostituzione comunque nulla, ai sensi dell'art. 692, quinto comma, cod. civ., in quanto sussiste l'elemento della duplice vocazione in ordine successivo. Rigetta, App. Messina, 19/11/2008

Cassazione civile sez. II  20 ottobre 2014 n. 22168  

 

Nella clausola si sine liberis decesserit non si ha una duplice e successiva istituzione come nel fedecommesso, bensì una istituzione subordinata a condizione risolutiva, verificatasi la quale il primo istituito viene considerato come se non fosse mai stato chiamato, ma tale clausola è valida solo quando ha tutti i caratteri di una vera e propria condizione, risolutiva rispetto al primo istituito e sospensiva nei confronti di esso, mentre essa è nulla quando viene impiegata per mascherare una sostituzione fedecommissoria vietata dalla legge, occorrendo quindi al riguardo un accertamento caso per caso, sulla base della volontà del testatore e delle particolari circostanze e modalità della disposizione.

Cassazione civile sez. II  14 ottobre 2013 n. 23278  

 

In materia di testamento, la clausola "si sine liberis decesserit" non realizza una duplice e successiva istituzione, come nel fedecommesso, bensì un'istituzione subordinata a condizione risolutiva, verificatasi la quale il primo istituito viene considerato come se non fosse stato mai chiamato, sicché la clausola è valida solo quando abbia tutti i caratteri di una vera e propria condizione, risolutiva rispetto al primo istituito e sospensiva nei confronti del secondo, mentre è nulla quando venga impiegata per mascherare una sostituzione fedecommissaria, vietata dalla legge, occorrendo, al riguardo, un accertamento caso per caso, sulla base della volontà del testatore e delle particolari circostanze e modalità della disposizione. Cassa con rinvio, App. Napoli, 20/09/2006

Cassazione civile sez. II  14 ottobre 2013 n. 23278  

 

Nell'interpretazione di una disposizione testamentaria, con riguardo alla previsione dell'attribuzione simultanea (ancorché separata), a distinti soggetti, della nuda proprietà dell'usufrutto dei beni ereditari oppure di una sostituzione fedecommissaria, è decisivo il criterio secondo cui la sostituzione fedecommissaria non è ravvisabile quando, indipendentemente dalla terminologia usata, dalla struttura della disposizione emerga l'attribuzione ai chiamati in via successiva di due diritti diversi, rispettivamente di godimento, eventualmente anche dell'intero compendio dei beni ereditari, al primo e di nuda proprietà dei beni relitti al secondo, giacché in tale ipotesi erede è soltanto il nudo proprietario, il quale può esercitare i relativi poteri fin dal momento dell'apertura della successione. Al contrario è ipotizzabile una istituzione con sostituzione fedecommissaria quando il testatore, pur adoperando la terminologia corrispondente a un'attribuzione separata di usufrutto e di nuda proprietà abbia attribuito all'onorato dell'usufrutto diritti e obblighi incompatibili con la qualità di usufruttuario e spettanti invece all'erede oppure abbia condizionato l'acquisto della qualità di erede del secondo alla sopravvivenza del primo.

Cassazione civile sez. II  31 gennaio 2011 n. 2172

 

L'interpretazione di una disposizione testamentaria volta a determinare se il testatore abbia voluto disporre una sostituzione fedecommissaria o una costituzione testamentaria di usufrutto deve muovere dalla ricerca della effettiva volontà del de cuius, attraverso l'analisi delle finalità che il testatore intendeva perseguire, oltre che mediante il contenuto testuale della scheda testamentaria; ne consegue che la disposizione con la quale il de cuius lascia a persone diverse rispettivamente l'usufrutto e la nuda proprietà di uno stesso bene (o dell'intero complesso dei beni ereditari) non integra gli estremi della sostituzione fedecommissaria (ma quelli di una formale istituzione di erede) quando le disposizioni siano dirette e simultanee e non in ordine successivo, i chiamati non succedano l'uno all'altro, ma direttamente al testatore, e la consolidazione tra usufrutto e nuda proprietà costituisca un effetto non della successione, ma della vis espansiva della proprietà.

Cassazione civile sez. II  24 febbraio 2009 n. 4435  

 

In tema di interpretazione del testamento, al fine di stabilire se sia stata prevista l'attribuzione separata e simultanea a soggetti diversi della nuda proprietà e dell'usufrutto dei beni ereditari ovvero se sia configurabile la sostituzione fedecommissaria di colui che, essendo stato designato erede universale, sia obbligato - in virtù di una duplice chiamata secondo un ordine successivo - a conservare e restituire alla propria morte i beni a favore del sostituito, al quale viene trasmesso il medesimo diritto attribuito all'istituito, l'indagine non può limitarsi a valorizzare esclusivamente l'espressione "vita natural durante" usata dal testatore con riferimento alla disposizione a favore di uno dei soggetti onorati; infatti, la durata della vita del beneficiario assume rilievo sia nel caso in cui sia attribuito il diritto di usufrutto, sia nell'ipotesi in cui venga conferito il diritto di proprietà piena a favore dell'istituito nella sostituzione fedecommissaria, atteso che la durata della vita dell'usufruttuario costituisce la misura temporale del diritto reale conferito ed è al termine della vita dell'onorato che diventa operante la chiamata dei sostituiti nella sostituzione fedecommissaria.

Cassazione civile sez. II  18 luglio 2005 n. 15130  

 

Laddove il "de cuius" abbia redatto un testamento olografo, questo è da considerarsi nullo ove sussista un'ipotesi di sostituzione fedecommissaria vietata dall'art. 692 comma ultimo c.c. Di conseguenza, non sussiste una vocazione testamentaria bensì una vocazione legittima, ma indipendentemente da questa distinzione, quando l'accettazione dell'eredità non è esercitata nel termine di dieci anni o non si è posto in essere un comportamento, da cui arguire una accettazione tacita della chiamata ereditaria, si perde definitivamente il diritto di accettare l'eredità.

Tribunale Sulmona  30 luglio 2004 n. 267  

 

Per effetto della disposizione transitoria contenuta nell'art. 238, comma 2, l. 19 maggio 1975 n. 151 - a norma della quale sono salve le sostituzioni fedecommissarie anteriori alla data di entrata in vigore di essa legge - e per il principio del "favor testamenti", alla sostituzione fidecommissaria contenuta in un testamento redatto prima dell'entrata in vigore della riforma del diritto di famiglia, si applica l'art. 696 c.c. nella formulazione previgente, ancorché l'apertura della successione avvenga dopo l'abrogazione della medesima, e pertanto, ai sensi del comma 4 di detta norma, se il primo beneficiato rinunzi all'istituzione o non ne sia degno, o sia incapace a riceverla, o sia premorto al testatore e questi non modifichi o non revochi la disposizione a suo favore, l'eredità si devolve al sostituito.

Cassazione civile sez. II  28 giugno 2004 n. 11968  

 

Nell'interpretazione di una disposizione testamentaria, con riguardo alla previsione dell'attribuzione (separata) simultanea, a distinti soggetti, della nuda proprietà e dell'usufrutto dei beni ereditari oppure di una sostituzione fedecommissaria, è decisivo il criterio secondo cui la sostituzione fedecommissaria non è ravvisabile quando, indipendentemente dalla terminologia usata, dalla struttura della disposizione emerga l'attribuzione ai chiamati in via successiva di due diritti diversi, rispettivamente di godimento - ancorché dell'intero compendio dei beni ereditari - al primo e di nuda proprietà dei beni relitti al secondo, giacché in tale ipotesi erede è soltanto il nudo proprietario, il quale può esercitare i relativi poteri fin dal momento dell'apertura della successione. Al contrario è ipotizzabile una istituzione con sostituzione fedecommissaria qualora il testatore, pur adoperando la terminologia corrispondente ad una attribuzione separata di usufrutto e di nuda proprietà, abbia attribuito all'onorato dell'usufrutto diritti ed obblighi incompatibili con la qualità di usufruttuario e spettanti invece all'erede oppure abbia condizionato l'acquisto della qualità di erede del secondo alla sopravvivenza al primo.

Cassazione civile sez. II  17 aprile 2001 n. 5604  



 
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