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Art. 698 codice civile: Usufrutto successivo

La disposizione, con la quale è lasciato a più persone successivamente l’usufrutto, una rendita o un’annualità, ha valore soltanto a favore di quelli che alla morte del testatore si trovano primi chiamati a goderne.


Commento

Usufrutto: diritto reale di godimento su cosa altrui (cd. ius in re aliena) [v. Libro III, Titolo II] consistente nel diritto di godere della cosa altrui, traendo da essa tutte le utilità che può dare, compresi i frutti che essa produce, con l’obbligo di non mutarne la destinazione economica [v. 981] e di restituirla al termine [v. 979].

 

Rendita: prestazione periodica di denaro o di altre cose fungibili corrisposta in cambio del trasferimento di un bene immobile (cd. rendita fondiaria [v. 1863]) o della cessione di un capitale (cd. rendita semplice [v. 1863]). Essa può avere durata illimitata (cd. rendita perpetua, v. 1861) o durata limitata alla vita del beneficiario (cd. rendita vitalizia) [v. 1872].

 

La norma dispone il divieto del cd. usufrutto successivo in forza del quale alla morte del primo chiamato l’usufrutto dovrebbe essere acquistato dal chiamato ulteriore, e così via. Ciò si spiega in ragione del fatto che l’usufrutto non può durare oltre la vita dell’usufruttuario [v. 979]. Per tale motivo l’usufrutto successivo non può considerarsi valido neanche nei casi in cui è ammessa la sostituzione fedecommissaria.

 


Giurisprudenza annotata

Successioni

La disposizione testamentaria con la quale il "de cuius" dispone un legato di usufrutto su un immobile a favore di un soggetto, stabilendo che alla morte di questi la piena proprietà sia devoluta ad un ente di beneficenza, integra gli estremi di un legato di usufrutto successivo, come tale espressamente vietato dall'art. 698 c.c.

Tribunale Oristano  08 febbraio 1999

 

La disposizione con la quale il testatore abbia stabilito la inalienabilità del suo patrimonio e ne abbia affidato la amministrazione ad alcuni esecutori, attribuendo nel contempo l'usufrutto dei beni che compongono il patrimonio stesso ai discendenti in ordine successivo di una determinata linea della sua famiglia (nella specie: discendenti di un cugino), non dà luogo a una fondazione avente personalità giuridica, facendo in tal caso difetto uno scopo che funga da elemento unificante dei detti beni, bensì dà vita a un ente di mero fatto, il quale, anche se sia stato validamente costituito sotto il vigore di leggi antecedenti, deve ritenersi incompatibile con l'attuale ordinamento giuridico, in quanto, oltre a perseguire finalità analoghe a quelle della sostituzione fidecommissaria, si pone, altresì, in contrasto con divieti sanciti da norme di ordine pubblico (art. 469, 692, 698, 699, 796, 979, 1379 c.c.) che fissano limiti all'autonomia privata.

Cassazione civile sez. II  10 luglio 1979 n. 3969  

 

La disposizione con la quale il testatore abbia stabilito la inalienabilità del suo patrimonio e ne abbia affidato l'amministrazione ad alcuni esecutori, attribuendo nel contempo l'usufrutto dei beni che compongono il patrimonio stesso ai discendenti in ordine successivo di una determinata linea della sua famiglia (nella specie: discendenti di un cugino), non dà luogo a una fondazione avente personalità giuridica, facendo in tal caso difetto uno scopo che funga da elemento unificante dei detti beni, bensì dà vita a un ente di mero fatto, il quale anche se sia stato validamente costituito sotto il vigore di leggi antecedenti, deve ritenersi incompatibile con l'attuale ordinamento giuridico, in quanto oltre a perseguire finalità analoghe a quelle della sostituzione fidecommissoria, si pone altresì in contrasto con divieti sanciti da norme di ordine pubblico (art. 462, 698, 699, 796, 979, 1379 c.c.) che fissano limiti all'autonomia privata.

Cassazione civile sez. II  10 luglio 1979 n. 3969  

 



 
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