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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 70 codice civile: Successione alla quale sarebbe chiamata la persona di cui si ignora l’esistenza

Quando s’apre una successione alla quale sarebbe chiamata in tutto o in parte una persona di cui s’ignora l’esistenza (1), la successione è devoluta a coloro ai quali sarebbe spettata in mancanza della detta persona, salvo il diritto di rappresentazione.

Coloro ai quali è devoluta la successione devono innanzi tutto procedere all’inventario dei beni, e devono dare cauzione (2).


Commento

Successione: [v. Libro II, Titolo I]; Diritto di rappresentazione: [v. 674]; Inventario: [v. 52]; Cauzione: [v. 1319].

 

 

(1) La norma si applica solo al caso in cui si ignori l’esistenza del chiamato alla successione. Se, invece, è ignota la persona chiamata a succedere oppure è conosciuta ma non ha ancora manifestato la volontà di accettare, si applica l’istituto dell’eredità giacente [v. 528 ss.].

(2) L’inventario e la cauzione sono strumenti di garanzia per l’assente, in caso di ritorno, o dei suoi eredi, nell’ipotesi di accertamento della morte in una data diversa dalla scomparsa.


Giurisprudenza annotata

Comunione e condominio

In tema di condominio, poiché l'art. 70 disp. attuaz. c.c. prevede che per le infrazioni al regolamento di condominio può essere stabilito, a titolo di sanzione, il pagamento di una somma fino a lire cento, sono nulle, in quanto contra legem, le eventuali disposizioni del regolamento di condominio che dovessero prevedere sanzioni di importo maggiore.

Cassazione civile sez. II  26 gennaio 1995 n. 948  

 

 

Filiazione

Il principio che quando la legge prevede l'intervento obbligatorio del p.m., è sufficiente che lo stesso sia informato del procedimento e posto in grado di parteciparvi, trova applicazione anche nel procedimento di ammissibilità dell'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità o di maternità naturale, con la conseguenza che l'anzidetta esigenza è osservata quando al p.m. sia stata data comunicazione del ricorso introduttivo e del decreto presidenziale di fissazione dell'udienza ancorché lo stesso non intervenga alle udienze e non formuli conclusioni. Nè al riguardo osta il disposto dell'art. 738, comma 2 c.p.c., il quale prevede che venga sentito il p.m. (per cui il parere del p.m. è un atto doveroso che non può essere omesso), in quanto quest'ultima disposizione (al pari di quella del successivo art. 740) pur essendo compresa fra quelle comuni ai procedimenti camerali, riguarda soltanto la giurisdizione volontaria e non il procedimento camerale previsto dall'art. 274 che ha natura contenziosa.

Cassazione civile sez. I  27 aprile 1985 n. 2742

 

 

Pubblico ministero in materia civile

Al fine dell'osservanza delle norme che prevedono, in un determinato procedimento, l'obbligo d'intervento del P.M. (nella specie, art. 28 d.P.R. 27 ottobre 1953 n. 1067 sull'ordinamento della professione di commercialista, con riguardo al reclamo dinanzi al tribunale avverso le deliberazioni del consiglio nazionale), è sufficiente che detto ufficio venga informato del procedimento medesimo (nella specie, mediante notifica del ricorso introduttivo), e così posto in grado di svolgere l'attività che ritenga più opportuna, restando irrilevante che, in concreto, non partecipi alle udienze, ovvero non prenda conclusioni.

Cassazione civile sez. I  22 gennaio 1980 n. 498  

 



 
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