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Art. 703 codice civile: Funzioni dell’esecutore testamentario

L’esecutore testamentario deve curare che siano esattamente eseguite le disposizioni di ultima volontà del defunto.

A tal fine, salvo contraria volontà del testatore, egli deve amministrare la massa ereditaria, prendendo possesso (1) dei beni che ne fanno parte.

Il possesso non può durare più di un anno dalla dichiarazione di accettazione, salvo che l’autorità giudiziaria, per motivi di evidente necessità, sentiti gli eredi, ne prolunghi la durata, che non potrà mai superare un altro anno.

L’esecutore deve amministrare come un buon padre di famiglia (2) e può compiere tutti gli atti di gestione occorrenti. Quando è necessario alienare beni dell’eredità, ne chiede l’autorizzazione all’autorità giudiziaria, la quale provvede sentiti gli eredi (3).

Qualsiasi atto dell’esecutore testamentario non pregiudica il diritto del chiamato a rinunziare all’eredità o ad accettarla col beneficio d’inventario.


Commento

Esecutore testamentario: [v. 700]; Rinunzia: [v. 519]; Accettazione: [v. 470]; Beneficio d’inventario: [v. 470]; Inventario: [v. 470].

 

(1) Si ritiene che il termine possesso, usato in questa norma dal legislatore, sia improprio. La situazione dovrebbe, infatti, qualificarsi tecnicamente come detenzione [v. 1140].

 

(2) Si tratta del livello di diligenza media richiesto ad ogni debitore per l’adempimento delle obbligazioni [v. 1176].

 

(3) È necessaria l’autorizzazione del giudice per gli atti di alienazione necessari allo svolgimento dei compiti dell’esecutore.

 

La norma in esame riconosce che la funzione dell’esecutore testamentario è quella di dare esecuzione, o curare che dall’erede sia data esecuzione, alle disposizioni del testatore.

 


Giurisprudenza annotata

Imposte

In tema d'imposta di successione, l'avviso di liquidazione dell'imposta principale può essere notificato al solo esecutore testamentario, qualora egli stesso abbia presentato la dichiarazione di successione; pertanto, i coeredi non possono lamentare la mancata conoscenza diretta dei criteri di valutazione dell'imponibile e di determinazione dell'imposta, oggetto del giudizio instaurato da costui contro l'avviso di liquidazione.

Cassazione civile sez. trib.  26 febbraio 2009 n. 4625  

 

In tema di legato obbligatorio, costituito nella specie dall'attribuzione ad un ente pubblico ospedaliero dei proventi della vendita di alcuni cespiti immobiliari, il trasferimento di tali beni dal de cuius agli eredi rappresenta un antecedente ineludibile della loro alienazione a terzi, necessaria ai fini dell'attuazione del legato, ancorché il testatore abbia provveduto alla nomina di un esecutore testamentario, dato il carattere retroattivo dell'accettazione dell'eredità; in tale situazione, il valore dei beni non incide sull'imposta di successione a carico degli eredi, poiché i cespiti costituiscono al contempo attivo ereditario e passivo, divenendone il loro controvalore di realizzo un credito a favore dell'ente legatario - il quale invece è direttamente esente dalla predetta imposta ai sensi dell'art. 3 d.lg. 31 ottobre 1990 n. 346, avendo quale scopo esclusivo finalità di pubblica utilità - mentre sono dovute le imposte ipotecarie e catastali, difettando i presupposti soggettivi ed oggettivi di esenzione di cui agli art. 1 e 10 d.lg. 31 ottobre 1990 n. 347.

Cassazione civile sez. trib.  14 marzo 2008 n. 6961  

 

 

Gestione di affari

L'elemento caratterizzante della gestione d'affari consiste nella spontaneità dell'intervento del gestore nella sfera giuridica altrui, in assenza di qualsiasi vincolo negoziale o legale. Tale requisito si rinviene non solo quando l'interessato sia nella materiale impossibilità di provvedere alla cura dei propri affari ma anche quando lo stesso non rifiuti, espressamente o tacitamente, tale ingerenza da parte del negotiorum gestor. (Nella fattispecie, La Corte ha ritenuto esistente la gestione d'affari, nell'amministrazione di un asse ereditario, da parte di un terzo, con l'assenso tacito degli eredi).

Cassazione civile sez. II  09 aprile 2008 n. 9269  

 

Il gestore di una comunione ereditaria ha diritto al rimborso delle spese necessarie od utili per la conservazione o il miglioramento dei beni comuni ma non può pretendere il pagamento dei debiti verso la massa da parte dei coeredi o legatari, in quanto l'obbligo di versamento, a loro carico, sorge al momento del giudizio di divisione e di resa nel conto e non nei confronti del gestore, privo del potere di rappresentanza della massa ereditaria.

Cassazione civile sez. II  09 aprile 2008 n. 9269

 

 

Successioni

L'esecutore testamentario non acquista il possesso dei beni ereditari ipso iure con l'accettazione dell'incarico, dovendo richiederlo all'erede. Ove, pertanto, egli non sia in grado di entrare nel possesso dei beni ereditari - avvenga ciò per rifiuto dell'erede di procedere alla consegna dei beni stessi o per altre contestazioni dallo stesso sollevate - non può porsi a carico dell'esecutore l'impossibilità, dovuta a fatto a lui non imputabile, di esercitare le sue funzioni ed in tal caso il termine di un anno dalla dichiarazione di accettazione, previsto dall'art. 703 c.c., non potrà cominciare a decorrere se non dal momento in cui sarà cessata la causa dell'impedimento.

Cassazione civile sez. II  27 gennaio 1995 n. 995  

 

Le funzioni dell'esecutore testamentario importano la preclusione, per l'erede, del diritto di amministrare e di disporre in via autonoma ed esclusiva dei beni ereditari. Egli può procedere alla liquidazione dei diritti dei legatari nonché alla vendita di qualche cespite ereditario che si renda necessaria per dare attuazione alla volontà del defunto, ma non può provvedere all'estinzione del debito concernente l'imposta di successione, che fa carico esclusivamente all'erede.

Tribunale Pavia  21 maggio 1992

 

Con riguardo al decreto di autorizzazione dell'esecutore testamentario alla vendita di un bene dell'eredità (nella specie, bene immobile), l'inosservanza dell'art. 703 comma 4 c.c., ove fa obbligo della preventiva audizione degli eredi, determina l'inefficacia del provvedimento nei confronti di costoro, i quali rimasti in possesso del bene e convenuti in rivendica dall'acquirente di esso sono legittimati a dedurla come motivo di impugnativa della vendita e di inopponibilità della stessa nei loro confronti.

Cassazione civile sez. II  30 agosto 1991 n. 9289  

 



 
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