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Art. 711 codice civile: Retribuzione

L’ufficio dell’esecutore testamentario è gratuito. Tuttavia il testatore può stabilire una retribuzione a carico dell’eredità (1).


Commento

(1) La norma risolve il dubbio esistente in passato circa l’esistenza o meno del diritto ad una retribuzione a favore dell’esecutore testamentario.

 


Giurisprudenza annotata

Successioni

Il diritto reale di abitazione, riservato per legge al coniuge superstite, ex art. 540, comma 2, c.c., ha a oggetto la casa coniugale, ossia l'immobile che in concreto era adibito a residenza familiare. Poiché, dunque, l'oggetto del diritto di abitazione mortis causa coincide con la casa adibita a residenza familiare, esso si identifica con l'immobile in cui i coniugi vivevano insieme stabilmente, organizzandovi la vita domestica del gruppo familiare. In caso di separazione personale dei coniugi e di cessazione della convivenza, però, l'impossibilità di individuare una casa adibita a residenza familiare fa venir meno il presupposto oggettivo richiesto ai fini dell'attribuzione del diritto suddetto.

Cassazione civile sez. II  12 giugno 2014 n. 13407  

 

 

Coniugi

L'obbligo di mantenimento dei figli minori o maggiorenni ma economicamente non autosufficienti può essere adempiuto dai genitori in sede di separazione personale o di divorzio mediante un accordo che, anzicché attraverso una prestazione patrimoniale periodica, od in concorso con essa, attribuisca o li impegni ad attribuire ai figli la proprietà di beni mobili od immobili; tale accordo non realizza una donazione, in quanto assolve ad una funzione solutoria-compensativa dell'obbligazione di mantenimento, e costituisce applicazione del principio, stabilito dall'art. 1322 c.c., della libertà dei soggetti di perseguire con lo strumento contrattuale interessi meritevoli di tutela secondo l'ordinamento giuridico.

Cassazione civile sez. II  23 settembre 2013 n. 21736  

 

Alle pattuizioni convenute dai coniugi prima del decreto di omologazione della loro separazione e non trasfuse nell'accordo omologato, può riconoscersi validità solo quando assicurino una maggiore vantaggiosità all'interesse protetto dalla norma (ad esempio, concordando un assegno di mantenimento in misura superiore a quella sottoposta ad omologazione), o quando concernano un aspetto non preso in considerazione dall'accordo omologato e sicuramente compatibile con questo, in quanto non modificativo della sua sostanza e dei suoi equilibri, o quando costituiscano clausole meramente specificative dell'accordo stesso, non essendo, altrimenti, consentito ai coniugi di incidere sull'accordo omologato con soluzioni alternative di cui non sia certa, a priori, l'uguale o migliore rispondenza all'interesse tutelato attraverso il controllo giudiziario di cui all'art. 158 c.c.

Cassazione civile sez. II  23 settembre 2013 n. 21736  

 

Le pattuizioni intervenute tra coniugi che abbiano in corso una separazione consensuale, con cui si obblighino a trasferire determinati beni facenti parte della comunione legale, successivamente od in vista dell'omologazione, della loro separazione consensuale ed al dichiarato fine dell'integrativa regolamentazione del relativo regime patrimoniali, e non configurano una convenzione matrimoniale ex art. 162 c.c., postulante il normale svolgimento della convivenza coniugale ed avente riferimento ad una generalità di beni anche di futura acquisizione, né un contratto di donazione, avente come causa tipici ed esclusivi scopi di liberalità (e non l'esigenza di assetto dei rapporti personali e patrimoniali dei coniugi separati) bensì un diverso contratto atipico, con propri presupposti e finalità.

Cassazione civile sez. II  23 settembre 2013 n. 21736  

 

 

Donazione

La donazione di un bene altrui è nulla, atteso che il divieto di donazione di beni futuri ex art. 771 c.c. comprende tutti gli atti perfezionatisi prima che il loro oggetto entri nel patrimonio del donante e non i soli beni non ancora esistenti in natura; tuttavia, tale negozio, quando conformato in termini di atto di alienazione, stante l'ignoranza delle parti circa l'alienità della res donata, è suscettibile di fungere da titulus adquirendi ai fini dell'usucapione abbreviata ai sensi dell'art. 1159 c.c., in quanto il requisito, richiesto dalla predetta disposizione codicistica, della esistenza di un titolo idoneo a far acquistare la proprietà o altro diritto reale di godimento, che sia stato debitamente trascritto, va inteso nel senso che il titolo, tenuto conto della sostanza e della forma del negozio, deve essere idoneo in astratto, e non in concreto, a determinare il trasferimento del diritto reale, ossia tale che l'acquisito del diritto si sarebbe senz'altro verificato se l'alienante ne fosse stato titolare. (Cassa App. Salerno 20 aprile 2004).

Cassazione civile sez. II  05 maggio 2009 n. 10356  

 



 
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