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Art. 712 codice civile: Spese

Le spese fatte dall’esecutore testamentario per l’esercizio del suo ufficio sono a carico dell’eredità.

 


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Giurisprudenza annotata

Divisione

Premesso che la finalità del retratto successorio è assicurare la persistenza nella titolarità dei beni comuni in capo ai primi successori, presupposto per l'esercizio del diritto di prelazione ex art. 732 c.c. è la qualità di estraneo del soggetto acquirente, si che la figlia di un coerede, coniugata in regime di comunione legale dei beni, non è estranea in quanto discendente diretta dell'originario "de cuius" e il marito non è estraneo poiché la quota ereditaria alienata rappresenta un "unicum" indivisibile, non versandosi in regime di comunione ordinaria. Con la conseguenza che, non essendo gli acquirenti estranei alla comunione ereditaria, l'art. 712 c.c. è inapplicabile.

Tribunale Avellino  16 giugno 2007

 

 

Successioni

La gratuità dell'ufficio dell'esecutore testamentario nominato dal testatore, espressamente stabilita dall'art. 711 c.c. nonostante la probabile onerosità dell'attività, si giustifica con la possibilità per chi ne è investito di non accettare l'incarico, sottraendosi così ai relativi oneri, ovvero di espletarlo sopportandone le incombenze che vi sono connesse senza potere reclamare alcun compenso, a meno che questo non sia stato disposto dal testatore e salvo comunque il diritto di ripetere le spese sostenute per l'esercizio dell'ufficio.

Cassazione civile sez. II  30 agosto 2004 n. 17382  

 

La disposizione dell'art. 490, comma 2, n. 2 c.c. che limita la responsabilità dell'erede accettante con il beneficio d'inventario per il pagamento dei debiti ereditari e dei legati "intra vires" e "cum viribus hereditatis", va intesa nel senso che nell'espressione "debiti" debbono ricomprendersi, sebbene non espressamente menzionati, anche gli oneri modali e, più in generale, tutti i pesi ereditari posti a carico dell'erede dall'art. 752 c.c., con la conseguenza che, in caso di inadempimento, il beneficiario del modo testamentario non può agire sui beni propri dell'erede che abbia accettato con beneficio d'inventario ma deve subire il concorso dei creditori ereditari e dei legatari.

Cassazione civile sez. II  29 aprile 1993 n. 5067  

 

 

Interdizione ed inabilitazione

A norma dell'art. 418, comma 2, c.c., ove sia in corso un giudizio diretto alla pronuncia dell'inabilitazione, il Tribunale non può, per il principio della domanda, pronunciare d'ufficio l'interdizione dell'incapace, ancorché le emergenze istruttorie dimostrino la sussistenza delle relative condizioni, in mancanza di una espressa richiesta in tal senso formulata dal Pubblico Ministero o da uno degli altri soggetti legittimati a proporre la stessa domanda a mente dell'art. 417, comma 1, c.c., nè siffatta domanda di interdizione, non presentata in primo grado, può essere proposta per la prima volta in appello, per il divieto del novum del giudizio di secondo grado posto dall'art. 345 c.p.c..

Cassazione civile sez. I  08 marzo 1995 n. 2704  



 
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