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Art. 713 codice civile: Facoltà di domandare la divisione

I coeredi (2) possono sempre domandare la divisione (2).

Quando però tutti gli eredi istituiti o alcuni di essi sono minori di età, il testatore può disporre che la divisione non abbia luogo prima che sia trascorso un anno dalla maggiore età dell’ultimo nato (3).

Egli può anche disporre che la divisione dell’eredità o di alcuni beni di essa non abbia luogo prima che sia trascorso dalla sua morte un termine non eccedente il quinquennio (3).

Tuttavia in ambedue i casi l’autorità giudiziaria, qualora gravi circostanze lo richiedano, può, su istanza di uno o più coeredi, consentire che la divisione si effettui senza indugio o dopo un termine minore di quello stabilito dal testatore (4).


Commento

Coeredi: soggetti chiamati a succedere, per legge o per testamento, in tutti i beni del defunto, o in una quota degli stessi [v. 588] [v. nota (1)].

 

Divisione: scioglimento della comunione ereditaria mediante l’attribuzione a ciascun coerede di una porzione determinata di beni in contitolarità, corrispondente al valore della quota spettante ad ognuno [v. nota (2)].

 

(1) Nell’ipotesi frequente in cui due o più persone sono chiamate pro quota alla medesima eredità si viene a costituire una situazione di comunione incidentale [v. Libro III, Titolo VII] (che trova, cioè, la sua fonte in circostanze fortuite) in forza della quale ciascun coerede è titolare di una quota ideale dell’intero asse ereditario.

 

(2) La norma riguarda la divisione ereditaria, la cui disciplina integra lo scioglimento della comunione in generale [v. 1116]. Tale divisione può essere di due tipi: divisione amichevole, se si attua mediante accordo di tutti i chiamati; divisione giudiziale se si svolge sotto la direzione dell’autorità giudiziaria quando non sia raggiunta l’unanimità dei consensi.

 

(3) La norma in esame prende in considerazione due ipotesi di sospensione della divisione per volontà del testatore. La prima, relativa all’ipotesi che taluno degli eredi sia minore, la seconda prende in considerazione ogni altro caso in cui si può rendere opportuna una sospensione. In entrambi i casi la sospensione può essere revocata o abbreviata dall’autorità giudiziaria. Accanto alle ipotesi di sospensione per volontà del testatore, il legislatore ha previsto ipotesi di sospensione legale della divisione [v. 715].

 

(4) Per uno schema di divisione ereditaria vedi in Appendice IV l’atto n. 10.

 

La previsione normativa riconosce il diritto di ciascun coerede di ottenere lo scioglimento della comunione ereditaria. Tale diritto è imprescrittibile (ossia non si estingue mai [v. 2934]), ma può essere sospeso per tutelare interessi di carattere preminente.

 


Giurisprudenza annotata

Successioni

Il coerede, che dopo la morte del "de cuius" sia rimasto nel possesso del bene ereditario, può, prima della divisione, usucapirne la quota degli altri coeredi, senza che sia necessaria l'interversione del titolo del possesso, mediante l'estensione del possesso medesimo in termini di esclusività. All'uopo, tuttavia, non è sufficiente che gli altri partecipanti si siano astenuti dall'uso comune della res, essendo necessario che il coerede ne abbia goduto in modo inconciliabile con la possibilità di godimento altrui e tale da evidenziare una inequivoca volontà di possedere uti dominus e non più uti condominus. Del resto, siffatta volontà non può desumersi dal fatto che il coerede abbia utilizzato e amministrato il bene ereditario, provvedendo fra l'altro al pagamento delle imposte e alla manutenzione, sussistendo al riguardo una presunzione iuris tantum che egli abbia agito in tale qualità e abbia anticipato le spese anche relativamente alla quota degli altri coeredi. (Nella fattispecie, in base a quanto sopra esposto, si è evidenziato come il convenuto non avesse manifestato, pur trovandosi nella detenzione esclusiva dell'immobile, la volontà di escludere gli altri coeredi dalla disponibilità del bene, tanto che lo stesso aveva dato la disponibilità di vendere l'immobile o in alternativa a pagare un canone di locazione per il godimento dello stesso a favore degli altri fratelli. Conseguentemente, la domanda attorea di condanna al pagamento dei frutti del convenuto per l'utilizzo esclusivo del bene caduto in successione è stata rigettata).

Tribunale Cagliari  14 aprile 2014 n. 1126  

 

L'art. 535, primo comma, cod. civ., che rinvia alle disposizioni sul possesso in ordine a restituzione dei frutti, spese, miglioramenti e addizioni, si riferisce al possessore di beni ereditari convenuto in petizione di eredità ex art. 533 cod. civ., mentre è estraneo allo scioglimento della comunione ereditaria; esso non si applica, quindi, al condividente che, avendo goduto il bene comune in via esclusiva senza titolo giustificativo, è tenuto alla corresponsione dei frutti civili agli altri condividenti, quale ristoro della privazione del godimento "pro quota". Rigetta, App. Roma, 08/11/2011

Cassazione civile sez. II  14 gennaio 2014 n. 640

 

In considerazione dell'autonomia e della diversità dell'azione di divisione ereditaria rispetto a quella di riduzione, il giudicato sullo scioglimento della comunione ereditaria in seguito all'apertura della successione legittima non comporta un giudicato implicito sulla insussistenza della lesione della quota di legittima, sicché ciascun coerede condividente, pur dopo la sentenza di divisione divenuta definitiva, può esperire l'azione di riduzione della donazione compiuta in vita dal "de cuius" in favore di altro coerede dispensato dalla collazione, chiedendo la reintegrazione della quota di riserva e le conseguenti restituzioni. Cassa con rinvio, App. Campobasso, 21/02/2006

Cassazione civile sez. II  03 settembre 2013 n. 20143  

 

Il legittimario leso può rinunciare all'azione di riduzione delle disposizioni lesive della sua quota di riserva, anche tacitamente, purché in base ad un comportamento inequivoco e concludente, dovendosi tuttavia escludere che la mancata costituzione nel giudizio di scioglimento della comunione ereditaria, promosso da altro coerede, esprima di per sé la volontà della parte convenuta contumace di rinunciare a far valere, in separato giudizio, il suo diritto alla reintegrazione della quota di eredità riservatale per legge. Cassa con rinvio, App. Campobasso, 21/02/2006

Cassazione civile sez. II  03 settembre 2013 n. 20143  

 

 

Divisione

Nel giudizio di divisione ereditaria, qualora l'attore - nel replicare alla domanda riconvenzionale di collazione proposta dal convenuto - deduca la nullità di altra donazione, effettuata dal "de cuius" in favore di costui, formula non già una mera precisazione della domanda, bensì un'eccezione di merito in senso proprio, che, come tale, deve essere proposta non con la memoria assertiva di cui al quinto comma dell'art. 183 cod. proc. civ. (nel testo applicabile "ratione temporis", anteriore alla novella di cui all'art. 2, comma 3, lettera c-ter, del d.l. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni in legge 14 maggio 2005, n. 80), bensì entro l'udienza di trattazione, ai sensi del quarto comma del medesimo articolo. Cassa con rinvio, App. Roma, 09/05/2006

Cassazione civile sez. II  27 settembre 2013 n. 22274

 

In tema di divisione, il conguaglio dovuto dal condividente, cui sia attribuito per intero l'immobile comune non comodamente divisibile, costituisce un debito di valore, da determinarsi con riferimento al valore del bene al momento della decisione della cause di divisione. Tale valore, peraltro, non può essere stabilito maggiorando automaticamente il prezzo del bene - accertato dal consulente tecnico d'ufficio nel corso del giudizio divisorio - in base all'indice di svalutazione monetaria intervenuta tra la data dell'accertamento e quella della pronuncia della sentenza, in quanto spesso gli immobili si rivalutano con un ritmo più elevato, o comunque diverso, rispetto a quello della svalutazione della moneta secondo gli indici Istat.

Cassazione civile sez. II  08 ottobre 2013 n. 22903  

 

In materia di comunione ereditaria, è consentito ai comproprietari, nell'esercizio della loro autonomia negoziale, di pattuire lo scioglimento nei confronti di uno solo dei coeredi, ferma restando la situazione di comproprietà tra gli altri eredi del medesimo dante causa: tale contratto, con cui i coeredi perseguono uno scopo comune, senza prestazioni corrispettive, non determinando direttamente lo scioglimento della comunione, non configura una vera e propria divisione, per la cui validità soltanto è necessaria la sottoscrizione di tutti i coeredi, ma un contratto plurilaterale, immediatamente vincolante ed efficace fra gli originari contraenti e destinato ad acquistare efficacia nei confronti degli assenti in virtù della loro successiva adesione, sempre possibile, salva diversa pattuizione, sino a quando non intervenga un contrario comune accordo o un provvedimento di divisione giudiziale. Rigetta, App. Genova, 10/06/2006

Cassazione civile sez. II  09 ottobre 2013 n. 22977  

 



 
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