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Art. 714 codice civile: Godimento separato di parte dei beni

Può domandarsi la divisione anche quando uno o più coeredi hanno goduto separatamente parte dei beni ereditari, salvo che si sia verificata l’usucapione per effetto di possesso esclusivo (1).


Commento

Divisione: [v. 713]; Usucapione: [v. Libro III, Titolo VIII, Capo II, Sez. III]; Possesso: [v. Libro III, Titolo VIII].

 

(1) La norma esclude ogni rilevanza alle divisioni di fatto operate da uno o più coeredi, con l’unico limite rappresentato dall’acquisto a titolo originario (che non avviene, cioè, mediante trasferimento da un titolare all’altro) della titolarità del bene facente parte della comunione ereditaria.


Giurisprudenza annotata

Divisione

In tema di divisione, rientrano nella nozione di migliorie della cosa comune, rispetto alle quali il comproprietario che ne sia autore ha titolo per domandare il rimborso "pro quota" agli altri condividenti, quelle opere che, con trasformazioni o sistemazioni diverse, apportano al bene un aumento di valore, accrescendone il godimento, la produttività e la redditività, senza presentare una propria individualità rispetto alla "res" in cui vanno ad incorporarsi. Ne consegue che, in relazione alla divisione di terreni con destinazione servente di fondi limitrofi (nella specie, oggetto di attività estrattiva di marmo), costituiscono migliorie la realizzazione di una strada di raccordo e di un piazzale da parte di uno dei condividenti, in quanto strumentali all'indicata destinazione dei beni, e non invece i canoni di concessione per l'uso degli stessi corrisposti dal singolo comproprietario. Cassa con rinvio, App. Genova, 16/02/2008

Cassazione civile sez. II  08 ottobre 2014 n. 21223  

 

In tema di divisione ereditaria, agli effetti dell'obbligo del condividente di versare agli altri, "pro quota", i frutti civili del bene comune goduto in esclusiva durante la comunione, qualora si tratti di immobile soggetto al regime vincolistico della legge 27 luglio 1978, n. 392, il rendimento immobiliare deve essere determinato con riferimento a tale legge, anche quanto alla periodica rivalutazione del canone di locazione. Cassa con rinvio, App. Roma, 08/05/2007

Cassazione civile sez. II  29 agosto 2014 n. 18445  

 

Il coerede che sul bene comune da lui posseduto abbia eseguito delle migliorie può pretendere, in sede di divisione, non già l'applicazione dell'art. 1150 cod. civ. - secondo cui è dovuta un'indennità pari all'aumento di valore della cosa in conseguenza dei miglioramenti - ma, quale mandatario o utile gestore degli altri eredi partecipanti alla comunione ereditaria, il rimborso delle spese sostenute per la cosa comune, esclusa la rivalutazione monetaria, trattandosi di debito di valuta e non di debito di valore. Rigetta, App. Brescia, 20/10/2011

Cassazione civile sez. VI  27 giugno 2013 n. 16206

 

 

Possesso

In una situazione di compossesso - come quella esistente tra i componenti di una comunione ereditaria in pendenza del giudizio di divisione - è ravvisabile una lesione possessoria solo quando uno dei condividenti abbia alterato e violato, senza il consenso e in pregiudizio degli altri partecipanti, lo stato di fatto o la destinazione della cosa oggetto del comune possesso, in modo da impedire o restringere il godimento spettante a ciascun compossessore sulla cosa medesima mediante atti integranti un comportamento durevole, tale da evidenziare un possesso esclusivo animo domini su tutta la cosa, incompatibile con il permanere del possesso altrui. (Nella fattispecie è stata esclusa l'esistenza di una lesione possessoria nella condotta del condividente che aveva concesso in locazione un bene della comunione ereditaria per un canone ritenuto irrisorio).

Cassazione civile sez. II  23 ottobre 2008 n. 25646  

 

 

Usucapione

Il coerede che, dopo la morte del "de cuius", sia rimasto nel possesso del bene ereditario, può usucapire la quota degli altri eredi, purché il tempo necessario al verificarsi di detto acquisto risulti già decorso prima del momento in cui sia intervenuta la divisione negoziale dell'asse con gli altri comunisti, comportando tale atto un riconoscimento inequivocabile e formale della comproprietà, incompatibile, pertanto, con la pretesa di essere divenuto proprietario esclusivo del compendio assegnato. Rigetta, App. Trento, 17/08/2006

Cassazione civile sez. II  19 aprile 2013 n. 9633

 

Il coerede che dopo la morte del de cuius sia rimasto nel possesso del bene ereditario, può, prima della divisione, usucapire la quota degli altri eredi, senza necessità di interversione del titolo del possesso; a tal fine, egli, che già possiede animo proprio ed a titolo di comproprietà, è tenuto ad estendere tale possesso in termini di esclusività, il che avviene quando il coerede goda del bene in modo inconciliabile con la possibilità di godimento altrui e tale da evidenziare una inequivoca volontà di possedere uti dominus e non più uti condominus, non essendo sufficiente che gli altri partecipanti si astengano dall'uso della cosa comune.

Cassazione civile sez. II  25 marzo 2009 n. 7221  

 

Per usucapire la quota degli altri, il coerede che è compossessore animo proprio e a titolo di comproprietà non è tenuto a un mutamento del titolo, ma soltanto a un'estensione dei limiti del suo possesso sul bene. Non è sufficiente che gli altri partecipanti si siano astenuti dall'uso comune della cosa, occorrendo altresì che il coerede ne abbia goduto in modo inconciliabile con la possibilità di godimento altrui e tale da evidenziale una inequivoca volontà di possedere "uti dominus" e non più uti con dominus.

Cassazione civile sez. II  25 marzo 2009 n. 7221  



 
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