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Art. 715 codice civile: Casi d’impedimento alla divisione

Se tra i chiamati alla successione vi è un concepito, la divisione non può aver luogo prima della nascita del medesimo. Parimenti la divisione non può aver luogo durante la pendenza di un giudizio ((sulla filiazione)) (1) di colui che, in caso di esito favorevole del giudizio, sarebbe chiamato a succedere, né può aver luogo durante lo svolgimento della procedura amministrativa per l’ammissione del riconoscimento previsto dal quarto comma dell’art. 252 o per il riconoscimento dell’ente istituito erede (2).

L’autorità giudiziaria può tuttavia autorizzare la divisione, fissando le opportune cautele.

La disposizione del comma precedente si applica anche se tra i chiamati alla successione vi sono nascituri non concepiti.

Se i nascituri non concepiti sono istituiti senza determinazione di quote, l’autorità giudiziaria può attribuire agli altri coeredi tutti i beni ereditari o parte di essi, secondo le circostanze, disponendo le opportune cautele nell’interesse dei nascituri.


Commento

Concepito: [v. 1]; Divisione: [v. 713]; Riconoscimento: [v. 250].

 

Pendenza di giudizio: periodo che va dall’instaurazione di un procedimento giurisdizionale alla sua conclusione mediante adozione del relativo provvedimento.

 

Nascituri non concepiti: la legge distingue tra concepiti [v. 1] e non concepiti attribuendo ai primi la capacità di succedere per legge e per testamento e di ricevere donazioni, ai secondi solo la capacità di succedere per testamento e di ricevere donazioni.

 

Cautele: provvedimenti volti ad impedire che la divisione possa pregiudicare gli interessi dei soggetti che potrebbero essere chiamati a succedere; possono consistere nella prestazione di garanzie o nell’accantonamento dei beni compresi nel compendio ereditario.

 

(1) Le parole «sulla filiazione» hanno sostituito le precedenti «sulla legittimità o sulla filiazione naturale» ex art. 86, d.lgs. 28-12-2013, n. 154 (Attuazione riforma filiazione), in vigore dal 7-2-2014 (art. 108 d.lgs. cit.).

 

(2) La sospensione della divisione si giustificava, in questo caso, alla luce del disposto dell’art. 600, in base al quale le disposizioni a favore di un ente non riconosciuto non avevano efficacia se entro un anno non veniva fatta l’istanza per ottenere il riconoscimento: l’art. 600, successivamente, è stato abrogato dalla l. 192/2000.

 


Giurisprudenza annotata

Divisione

L'art. 715 c.c., disciplinando il rapporto tra procedimento di divisione e giudizio sulla filiazione naturale di colui che, in caso di esito favorevole di quest'ultimo, sarebbe chiamato a succedere, non prevede un impedimento assoluto e inderogabile allo svolgimento del procedimento di divisione fino al definitivo accertamento giudiziale dell'estensione della cerchia dei coeredi, in quanto prefigura la possibilità che l'autorità giudiziaria autorizzi l'immediata divisione, fissando le opportune cautele (individuabili in semplici cauzioni o garanzie, o in prudenziali accantonamenti), laddove la sospensione del giudizio di divisione sia suscettibile di provocare ingiusto pregiudizio a coloro, la cui qualità di eredi è attualmente certa.

Cassazione civile sez. VI  05 ottobre 2012 n. 17040  

 

L'art. 715 c.c., disciplinando, sotto la rubrica "Casi d'impedimento alla divisione", il rapporto tra contemporanea pendenza del procedimento di divisione e del giudizio sulla filiazione naturale di colui che, in caso di esito favorevole del giudizio, sarebbe chiamato a succedere, non prevede un impedimento, assoluto e inderogabile, allo svolgimento del giudizio di divisione fino al definitivo accertamento giudiziale dell'estensione della cerchia dei coeredi, ma prefigura la possibilità di privilegiare strumenti alternativi (cassata, nella specie, l'ordinanza di sospensione emessa dal giudice del merito in un procedimento di divisione ereditaria in attesa della definizione di un'altra controversia relativa al riconoscimento del rapporto di filiazione naturale tra soggetti coinvolti nella divisone. A detta della Corte, il giudice a quo limitato si era limitato a rilevare il rapporto di dipendenza tra le due cause, senza considerare la possibilità di proseguire nel giudizio di divisione, previa adozione delle opportune cautele, individuabili in semplici cauzioni o garanzie o, ancora, in prudenziali accantonamenti, suscettibili di dar luogo ad integrazioni successive nel caso di esito negativo della domanda di accertamento della filiazione naturale).

Cassazione civile sez. VI  05 ottobre 2012 n. 17040  

 

Nel giudizio di divisione dell'eredità litisconsorte necessario è colui che si è reso cessionario della quota ereditaria e non l'erede cedente, giacché quest'ultimo pur conservando la qualità è normalmente privo di uno specifico interesse alla divisione, non essendo più partecipe della comunione ereditaria.

Cassazione civile sez. II  14 gennaio 1982 n. 234  

 

L'art. 715 c.c., disciplinando, sotto la rubrica "Casi d'impedimento alla divisione", il rapporto tra contemporanea pendenza del procedimento di divisione e del giudizio sulla filiazione naturale di colui che, in caso di esito favorevole del giudizio, sarebbe chiamato a succedere, non prevede un impedimento, assoluto e inderogabile, allo svolgimento del giudizio di divisione fino al definitivo accertamento giudiziale dell'estensione della cerchia dei coeredi, ma prefigura la possibilità di privilegiare strumenti alternativi (cassata, nella specie, l'ordinanza di sospensione emessa dal giudice del merito in un procedimento di divisione ereditaria in attesa della definizione di un'altra controversia relativa al riconoscimento del rapporto di filiazione naturale tra soggetti coinvolti nella divisone. A detta della Corte, il giudice a quo limitato si era limitato a rilevare il rapporto di dipendenza tra le due cause, senza considerare la possibilità di proseguire nel giudizio di divisione, previa adozione delle opportune cautele, individuabili in semplici cauzioni o garanzie o, ancora, in prudenziali accantonamenti, suscettibili di dar luogo ad integrazioni successive nel caso di esito negativo della domanda di accertamento della filiazione naturale).

Cassazione civile sez. VI  05 ottobre 2012 n. 17040  

 

 

Procedimento civile

Salvi soltanto i casi in cui la sospensione del giudizio sulla causa pregiudicata sia imposta da una disposizione specifica ed in modo che debba attendersi che sulla causa pregiudicante sia pronunciata sentenza passata in giudicato, quando fra due giudizi esista rapporto di pregiudizialità, e quello pregiudicante sia stato definito con sentenza non passata in giudicato, è possibile la sospensione del giudizio pregiudicato soltanto ai sensi dell'art. 337 c.p.c., come si trae dall'interpretazione sistematica della disciplina del processo, in cui un ruolo decisivo riveste l'art. 282 c.p.c.: il diritto pronunciato dal giudice di primo grado, invero, qualifica la posizione delle parti in modo diverso da quello dello stato originario di lite, giustificando sia l'esecuzione provvisoria, sia l'autorità della sentenza di primo grado. Pertanto, allorché penda, in grado di appello, sia il giudizio in cui è stata pronunciata una sentenza su causa di riconoscimento di paternità naturale e che l'abbia dichiarata, sia il giudizio che su tale base abbia accolto la domanda di petizione di eredità, ed entrambe le sentenze siano state impugnate, il secondo giudizio non deve di necessità essere sospeso, in attesa che nel primo si formi la cosa giudicata sulla dichiarazione di paternità naturale, ma può esserlo, ai sensi dell'art. 337 c.p.c., se il giudice del secondo giudizio non intenda riconoscere l'autorità dell'altra decisione. Non ostano, a tale conclusione, le disposizioni degli art. 573 e 715 c.c., non essendo in questione il momento dal quale si producono gli effetti della dichiarazione di filiazione naturale, ma il potere del giudice, cui la seconda domanda sia proposta, di conoscerne sulla base della filiazione naturale già riconosciuta con sentenza, pur non ancora passata in giudicato.

Cassazione civile sez. un.  19 giugno 2012 n. 10027  



 
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