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Art. 718 codice civile: Diritto ai beni in natura

Ciascun coerede può chiedere la sua parte in natura dei beni mobili e immobili dell’eredità, salve le disposizioni degli articoli seguenti.


Commento

Coerede: [v. 713]; Beni mobili e immobili: [v. 812].

 

La norma sancisce un principio valevole in generale per ogni tipo di comunione e dunque anche per la comunione ereditaria [v. 713].

 


Giurisprudenza annotata

Divisione

Le categorie nelle quali vanno ripartiti i beni da dividere, ai fini di una omogenea formazione delle quote, sono soltanto quelle previste dall'art. 727 c.c., ossia quelle degli immobili, dei mobili e dei crediti, e che, nel rispetto dell'appartenenza dei beni a tali categorie, ben possono taluni di essi essere assegnati per l'intero a una quota e altri, anche se presentano caratteristiche diverse, ad altra quota, salvi i necessari conguagli, giacché il diritto dei condividenti a una porzione in natura di ciascuna delle categorie dei beni in comunione non consiste nella realizzazione di un frazionamento quotistico delle singole entità appartenenti alla stessa categoria, ma nella proporzionale divisione dei beni compresi nelle tre categorie, dovendo evitarsi un eccessivo frazionamento dei cespiti in comunione che comporti pregiudizio al diritto preminente dei condividenti di ottenere in sede di divisione una porzione di valore proporzionalmente corrispondente a quello della massa ereditaria, o comunque del complesso da dividere.

Cassazione civile sez. II  07 maggio 2014 n. 9887  

 

Nella divisione di comunione ereditaria con parità di quote, qualora alcuni dei condividenti vogliano mantenere la comunione con riferimento alle quote loro spettanti, ottenendo l'assegnazione congiunta di una quota pari alla somma delle loro singole quote, deve ritenersi sussistere, ai sensi dell'art. 729 cod. civ., un'ipotesi di porzioni diseguali, con conseguente impossibilità di procedere all'assegnazione delle quote mediante sorteggio e necessità, quindi, di disporre l'attribuzione delle stesse da parte del giudice, atteso che l'alterazione dell'originaria uguaglianza delle quote ereditarie, dovuta alla richiesta di alcuni coeredi di attribuzione di una porzione corrispondente ad una quota pari alla somma delle singole quote loro spettanti, determina un inevitabile riflesso sulle modalità di attuazione della divisione e giustifica la mancata adozione del criterio di estrazione a sorte. Rigetta, App. Firenze, 25/01/2007

Cassazione civile sez. II  10 gennaio 2014 n. 407

 

In tema di divisione giudiziale di compendio immobiliare ereditario, l'articolo 718 del Cc, il quale riconosce a ciascun coerede il diritto di conseguire in natura la parte dei beni a lui spettanti con le modalità stabilite nei successivi articoli 726 e 727 del Cc, trova deroga, ai sensi dell'articolo 720 del Cc, non solo nel caso di mera non divisibilità dei beni, ma anche in ogni ipotesi in cui gli stessi non siano comodamente divisibili, situazione, questa, che ricorre nei casi in cui, pur risultando il frazionamento materialmente possibile sotto l'aspetto strutturale, non siano tuttavia realizzabili porzioni suscettibili di formare oggetto di autonomo e libero godimento, non compromesso da servitù, pesi o limitazioni eccessive, e non richiedenti opere complesse o di notevole costo, ovvero porzioni che, sotto l'aspetto economico-funzionale, risulterebbero sensibilmente deprezzate in proporzione al valore dell'intero.

Cassazione civile sez. II  04 giugno 2013 n. 14111  

 

In tema di scioglimento della comunione, il criterio dell'assegnazione di porzioni eguali mediante estrazione a sorte di cui all'art. 729 c.c., deve ritenersi derogabile quando il sorteggio possa comportare un frazionamento antieconomico, come nel caso in cui un bene oggetto della comunione medesima sia collegato economicamente ad altro bene a essa estraneo, già appartenente a uno dei condividenti o, più in generale, ogniqualvolta il sorteggio possa comportare un frazionamento antieconomico dei beni già comuni o presenti degli inconvenienti che devono essere opportunamente valutati in virtù di valutazioni prettamente discrezionali dal giudice del merito, le quali risultano incensurabili in sede di legittimità, ove la motivazione sia scevra da vizi logici e giuridici.

Cassazione civile sez. II  08 febbraio 2013 n. 3140  

 

In tema di scioglimento di comunione , il principio in base al quale la divisione deve avere luogo, di massima, in natura non esclude la possibilità del ricorso al correttivo del conguaglio in danaro previsto dall'art. 728, c.c. atteso che in tema di divisione giudiziale di compendio immobiliare ereditario, l’ art. 718, c.c. - il quale riconosce a ciascun coerede il diritto di conseguire in natura la parte dei beni a lui spettanti con le modalità stabilite nei successivi art. 726 e 727, c.c. - trova deroga, ai sensi dell'art. 720, c.c., non solo nel caso di mera non divisibilità dei beni, ma anche in ogni ipotesi in cui gli stessi beni non siano comodamente divisibili.

Tribunale Savona  03 febbraio 2013

 

In materia di divisione giudiziale, la non comoda divisibilità di un immobile, integrando un'eccezione al diritto potestativo di ciascun partecipante alla comunione di conseguire i beni in natura, può ritenersi legittimamente praticabile solo quando risulti rigorosamente accertata la ricorrenza dei suoi presupposti, costituiti dall'irrealizzabilità del frazionamento dell'immobile, o dalla sua realizzabilità a pena di notevole deprezzamento, o dall'impossibilità di formare in concreto porzioni suscettibili di autonomo e libero godimento, tenuto conto dell'usuale destinazione e della pregressa utilizzazione del bene stesso. (Nella specie, la S.C. ha accolto il ricorso, assumendo che il mutamento di tipologia di un immobile da destinazione unifamiliare a bifamiliare non ne mutasse la destinazione urbanistica, e quindi non incidesse sulla comoda divisibilità dello stesso).

Cassazione civile sez. II  21 agosto 2012 n. 14577  

 

Il concetto di comoda divisibilità di un immobile a cui fa riferimento l'art. 720 c.c. postula, sotto l'aspetto strutturale, che il frazionamento del bene sia attuabile mediante determinazione di quote concrete suscettibili di autonomo e libero godimento che possano formarsi senza dover fronteggiare problemi tecnici eccessivamente costosi e, sotto l'aspetto economico - funzionale, che la divisione non incida sull'originaria destinazione del bene e non comporti un sensibile deprezzamento del valore delle singole quote rapportate proporzionalmente al valore dell'intero, tenuto conto della normale destinazione e utilizzazione del bene stesso. (Nella specie, in applicazione del riferito principio la S.C. ha confermato la pronuncia del merito che aveva ritenuto la comoda divisibilità dell'immobile oggetto di controversia in tre separate unità immobiliari a uso commerciale, ognuna dotata di proprio accesso indipendente e attrezzata con i necessari locali di servizio, considerato che l'importo dei lavori necessari per rendere divisibile l'immobile era pari a euro 45 mila e che il valore attuale del bene ammontava a oltre 2 milioni e 362 mila euro è che per effetto della divisione il valore commerciale del complesso avrebbe avuto un deprezzamento pari unicamente all'otto per cento che non doveva ritenersi sensibile, tenuto conto che la divisione in natura costituisce la regola e che l'art. 720 c.c., che disciplina l'ipotesi della non comoda divisibilità costituisce una deroga al principio generale sancito dall'art. 718 c.c. che attribuisce a ciascun coerede il diritto di conseguire in natura la parte dei beni a lui spettanti).

Cassazione civile sez. II  27 gennaio 2012 n. 1238  



 
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