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Art. 720 codice civile: Immobili non divisibili

Se nell’eredità vi sono immobili (1) non comodamente divisibili, o il cui frazionamento recherebbe pregiudizio alle ragioni della pubblica economia o dell’igiene, e la divisione dell’intera sostanza non può effettuarsi senza il loro frazionamento, essi devono preferibilmente essere compresi per intero, con addebito dell’eccedenza, nella porzione di uno dei coeredi (2) aventi diritto alla quota maggiore, o anche nelle porzioni di più coeredi, se questi ne richiedono congiuntamente l’attribuzione. Se nessuno dei coeredi è a ciò disposto, si fa luogo alla vendita all’incanto.


Commento

Bene immobile: [v. 812]; Divisione: [v. 713]; Vendita all’incanto: [v. 719].

Comoda divisibilità: ricorre quando la divisione non incide sull’originaria destinazione del bene e non comporta un sensibile deprezzamento del valore delle singole quote rispetto al valore dell’intero.

 

(1) Sebbene la lettera della norma si riferisca solo a beni immobili, la stessa si ritiene comunemente applicabile anche ai beni mobili non comodamente divisibili.

 

(2) La scelta del condividente al quale assegnare l’immobile compete al giudice, con decisione ampiamente discrezionale.

 

La norma costituisce una deroga all’art. 718 che riconosce a ciascun coerede il diritto di ricevere una porzione di tutti i beni del patrimonio ereditario in proporzione alla propria quota.

 

 


Giurisprudenza annotata

Comunione e condominio

Ai sensi dell’art. 720 c.c., applicabile anche allo scioglimento della comunione non ereditaria, per effetto del relativo richiamo contenuto nell’art. 1116 c.c., la vendita giudiziale degli immobili non divisibili o non comodamente divisibili è prevista come rimedio processuale di carattere residuale, cui ricorrere quando nessuno dei condividenti possa o intenda avvalersi della facoltà di domandare l’attribuzione dell’intero con addebito dell’eccedenza.

Tribunale Salerno sez. III  16 settembre 2014 n. 4299  

 

 

Divisione

Nell'esercizio del potere di attribuzione dell'immobile ritenuto non comodamente divisibile, ed a maggior ragione quando le quote siano uguali e non soccorra quindi l'unico criterio indicato dalla legge (di preferire, cioè il condividente avente diritto alla maggior quota), il giudice non trova alcun limite nelle disposizioni dettate dall'art. 720 c.c., da cui gli deriva al contrario, un potere perfettamente discrezionale nella scelta del condividente al quale assegnarlo, potere che trova il suo temperamento esclusivamente nell'obbligo di indicare i motivi in base ai quali ha ritenuto di dover dare la preferenza all'uno piuttosto che all'altro degli aspiranti all'assegnazione e si risolve in un tipico apprezzamento di fatto, sottratto come tale al sindacato di legittimità, potendo essere oggetto di controllo soltanto la logicità intrinseca e la sufficienza del ragionamento operata dal giudice di merito.

Cassazione civile sez. VI  17 luglio 2014 n. 16376

 

In tema di divisione di cose comuni, il giudice ha il potere discrezionale di derogare dal criterio, indicato nell'art. 720 c.c., della preferenziale assegnazione al condividente titolare della quota maggiore, purché assolva all'obbligo di fornire adeguata e logica motivazione della diversa valutazione di opportunità adottata, che si risolve in un tipico accertamento di fatto, sottratto come tale al sindacato di legittimità ove adeguatamente motivato.

Cassazione civile sez. II  04 luglio 2014 n. 15396  

 

Le categorie nelle quali vanno ripartiti i beni da dividere, ai fini di una omogenea formazione delle quote, sono soltanto quelle previste dall'art. 727 c.c., ossia quelle degli immobili, dei mobili e dei crediti, e che, nel rispetto dell'appartenenza dei beni a tali categorie, ben possono taluni di essi essere assegnati per l'intero a una quota e altri, anche se presentano caratteristiche diverse, ad altra quota, salvi i necessari conguagli, giacché il diritto dei condividenti a una porzione in natura di ciascuna delle categorie dei beni in comunione non consiste nella realizzazione di un frazionamento quotistico delle singole entità appartenenti alla stessa categoria, ma nella proporzionale divisione dei beni compresi nelle tre categorie, dovendo evitarsi un eccessivo frazionamento dei cespiti in comunione che comporti pregiudizio al diritto preminente dei condividenti di ottenere in sede di divisione una porzione di valore proporzionalmente corrispondente a quello della massa ereditaria, o comunque del complesso da dividere.

Cassazione civile sez. II  07 maggio 2014 n. 9887  

 

In riferimento alle richieste di scioglimento della comunione ed attribuzione delle quote, ai sensi dell'art. 720 cc, allorquando nella eredità vi siano immobili non comodamente divisibili e la divisione non possa eseguirsi senza il loro frazionamento, essi devono essere preferibilmente compresi per l'intero, con addebito dell'eccedenza, nella porzione di uno dei condividenti avente diritto alla maggiore quota. Ciò vale anche nel caso in cui il maggior quotista abbia assunto tale qualità a seguito dell'acquisto delle quote di altri coeredi. Tale previsione, infatti, mira a conferire rilevanza alla manifestazione volitiva dei condividenti in ordine alla formazione di una "quota maggiore", atta ad agevolare le operazioni divisionali ed evitare la vendita all'incanto.

Tribunale Bari sez. I  05 marzo 2014 n. 1172  

 

In tema di comunione ereditaria, il principio della natura dichiarativa della sentenza di divisione opera esclusivamente in riferimento all'effetto distributivo, per cui ciascun condividente è considerato titolare, sin dal momento dell'apertura della successione, dei soli beni concretamente assegnatigli e a condizione che si abbia una distribuzione dei beni comuni tra i condividenti e le porzioni a ciascuno attribuite siano proporzionali alle rispettive quote; esso non opera, invece, e la sentenza produce effetti costitutivi, quando ad un condividente sono assegnati beni in eccedenza rispetto alla sua quota, in quanto rientranti nell'altrui quota. Ne consegue che gli interessi compensativi sul conguaglio decorrono soltanto dal passaggio in giudicato della sentenza costitutiva che fa cessare lo stato di indivisione mediante attribuzione ad un condividente di un bene eccedente la sua quota. Cassa con rinvio, App. Bologna, 31/10/2007

Cassazione civile sez. II  10 gennaio 2014 n. 406  

 

L'art. 720 c.c., nel prevedere l'assegnazione al coerede del bene immobile oggetto di divisione, costituisce una deroga al principio della divisione in natura dei beni, applicabile solo nei casi tassativamente elencati dalla norma e riferibile esclusivamente alle ipotesi in cui singole unità immobiliari siano considerate indivisibili, non potendo invece trovare applicazione alle ipotesi in cui vi sia una pluralità di beni immobili, laddove è possibile procedere ad un progetto di divisione che consente l'assegnazione in natura di porzione di beni ereditari a ciascun condividente.

Cassazione civile sez. II  10 gennaio 2014 n. 406  



 
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Commenti
9 Ago 2015 giusy di lorenzo

nel caso esiste tra gli eredi di un bene indivisibile, un coerede che occupa l ‘immobile, ma è gravemente malato ed indigente.
il giudice puo’ disporre la divisone del bene, e attribuire l ‘immobile
al coerede che possiede la quota maggiore, oppure che piu’ eredi
si uniscono per formare la maggioranza ed acquistare l immobile
mettendo fuori che attualmente abita, pur essendo gravemente malato ed indigente?
il giudice che ha ampio potere discrezionale, puo’ lasciare dentro
chi attualmente vive in quanto non in grado di sostenersi causa malattia e reddito di 300 euro al mese, percepito per una invalidita’ civile?
grazie.
cordialita’.
di lorenzo