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Art. 722 codice civile: Beni indivisibili nell’interesse della produzione nazionale

In quanto non sia diversamente disposto dalle leggi speciali (1), le disposizioni dei due articoli precedenti si applicano anche nel caso in cui nell’eredità vi sono beni che la legge dichiara indivisibili nell’interesse della produzione nazionale (2).


Commento

(1) V. nota (2) sub art. 720.

 

(2) Un esempio di bene dichiarato indivisibile dalla legge si rinviene nell’art. 846 il cui disposto è tuttavia rimasto completamente inattuato [v. 846-847].

 

Il fondamento della norma in esame è da ravvisare nella prevalenza dell’interesse pubblico rispetto a quello dei coeredi ad ottenere la loro quota ereditaria in natura [v. 718].


Giurisprudenza annotata

Divisione

Nell'ambito della divisione ereditaria il principio di omogeneità sancito dall'art. 727 c.c. non è assoluto poiché non solo trovano applicazione le deroghe espressamente previste dal codice civile (artt. 720 e 722 c.c.), ma ben può il giudice discostarsi dalla regola in questione, allorquando la sua rigorosa applicazione verrebbe a risolversi in un pregiudizio per il valore dei beni facenti parte della massa ereditaria.

Cassazione civile sez. VI  28 marzo 2013 n. 7806  

 

In tema di divisione giudiziale immobiliare, il debito da conguaglio che grava sul condividente assegnatario di un immobile non facilmente divisibile ha natura di debito di valore, da rivalutarsi, anche d'ufficio, se e nei limiti in cui l'eventuale svalutazione si sia tradotta in una lievitazione del prezzo di mercato del bene tale da comportare una chiara sproporzione nel valore delle quote di cui sono titolari i condividenti. In ogni caso, l'esistenza di poteri officiosi del giudice non esclude che la parte sia comunque tenuta ad allegare l'avvenuta verificazione di tale evento, posto che la rivalutazione non può avvenire tramite criteri automatici.

Corte appello Roma sez. III  11 ottobre 2011 n. 4207  

 

In tema di divisione ereditaria, il principio di omogeneità indicato nell'art. 727 c.c., secondo il quale le porzioni di ciascuno dei condividenti devono essere formate in modo da avere beni mobili ed immobili o crediti di uguale natura o qualità, non è assoluto, ma indica soltanto un criterio di massima dal quale il giudice può discostarsi non solo nelle ipotesi espressamente previste dagli art. 720 e 722 c.c., ma anche quando la rigorosa applicazione del principio determinerebbe un pregiudizio del diritto dei condividenti a conseguire una porzione di valore proporzionalmente corrispondente a quella spettante singolarmente sulla massa, come potrebbe verificarsi in caso di diseguaglianza delle quote.

Cassazione civile sez. II  12 gennaio 2011 n. 573  

 

L'art. 727 comma 1 c.c., secondo cui in sede di divisione le quote da assegnare ai condividenti devono comprendere una quantità di beni di uguale natura e qualità in proporzione all'entità di ciascuna quota, non stabilisce principi inderogabili, ma segna solo un indirizzo di massima da cui il giudice può discostarsi non solo nelle fattispecie espressamente previste dagli art. 720 e 722 c.c., ma pure quando la rigorosa applicazione della stessa verrebbe a risolversi in un pregiudizio del diritto dei condividenti di conseguire una porzione di valore proporzionalmente corrispondente a quello spettante singolarmente sulla massa, come potrebbe vendicarsi specialmente nell'ipotesi di disuguaglianza delle quote. Infatti, nella divisione ereditaria non si richiede necessariamente in sede di formazione delle porzioni un'assoluta omogeneità delle stesse, ben potendo, nell'ambito di ciascuna categoria di beni immobili, mobili e crediti da dividere, taluni di essi essere assegnati per l'intero ad una quota ed altri, sempre per l'intero, ad altra quota, salvi i necessari conguagli.

Cassazione civile sez. II  14 maggio 2004 n. 9203  

 

Il diritto di ciascun condividente ad una porzione di beni qualitativamente omogenea all'intero non è assoluto e derogabile, ma trova un limite, oltre che nella indivisibilità del bene imposta dalla legge nell'interesse della produzione nazionale, nel pregiudizio che il frazionamento arrecherebbe alle ragioni della pubblica economia e dell'igiene e nella non comoda divisibilità degli immobili, la quale può dipendere sia dalla eccessiva onerosità delle opere di divisione o dei pesi, limiti e servitù che essa impone per il godimento delle singole quote, sia dal pregiudizio che da essa deriverebbe per il valore delle porzioni rispetto all'intero o per la normale utilizzabilità dei beni.

Cassazione civile sez. II  01 febbraio 1995 n. 1158  

 



 
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