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Art. 725 codice civile: Prelevamenti

Se i beni donati non sono conferiti in natura, o se vi sono debiti da imputare alla quota di un erede a norma del secondo comma dell’articolo precedente, gli altri eredi prelevano dalla massa ereditaria beni in proporzione delle loro rispettive quote.

I prelevamenti, per quanto è possibile, si formano con oggetti della stessa natura e qualità di quelli che non sono stati conferiti in natura (1) (2).


Commento

Imputazione: [v. 724].

 

Prelevamenti: attribuzione di beni ereditati volti a ristabilire una situazione di equilibrio tra i coeredi [v. nota (1)] donatari e quelli non donatari.

 

(1) Presupposto per l’applicazione della norma è che i coeredi tenuti alla collazione [v. 737] o all’imputazione [v. 724] non conferiscono in natura i beni donati o non pagano i debiti verso il defunto o verso gli altri coeredi.

 

(2) Il prelevamento deve avvenire, se possibile, con beni della stessa natura e qualità di quelli che il coerede tenuto a collazione o a imputazione doveva conferire.

 

La norma in esame mira a ristabilire una situazione di parità tra i coeredi prima di passare alla formazione delle quote spettanti a ciascuno di essi.


Giurisprudenza annotata

Divisione

In tema di scioglimento della comunione, il criterio dell'assegnazione di porzioni eguali mediante estrazione a sorte di cui all'art. 729 c.c., deve ritenersi derogabile quando il sorteggio possa comportare un frazionamento antieconomico, come nel caso in cui un bene oggetto della comunione medesima sia collegato economicamente ad altro bene a essa estraneo, già appartenente a uno dei condividenti o, più in generale, ogniqualvolta il sorteggio possa comportare un frazionamento antieconomico dei beni già comuni o presenti degli inconvenienti che devono essere opportunamente valutati in virtù di valutazioni prettamente discrezionali dal giudice del merito, le quali risultano incensurabili in sede di legittimità, ove la motivazione sia scevra da vizi logici e giuridici.

Cassazione civile sez. II  08 febbraio 2013 n. 3140  

 

Gli art. 752 e 754 c.c. regolando, rispettivamente, la ripartizione dei debiti ereditari tra gli eredi e il pagamento di tali debiti da parte dei coeredi, disciplinano i rapporti tra coeredi, da un lato, e creditori del "de cuius", dall'altro, tra i quali ultimi non rientra il coerede che vanti un credito nei confronti del "de cuius"; né a tale credito consegue un diritto al prelevamento, ai sensi dell'art. 725 c.c., riguardando piuttosto, quest'ultima norma, in combinato con l'art. 724, comma 2, c.c., la definizione dei rapporti obbligatori tra coeredi in dipendenza della situazione di comunione. Nondimeno, il medesimo credito del coerede verso il "de cuius", e quindi verso la massa, può essere fatto valere, per ragioni di economia processuale, nello stesso giudizio di scioglimento della comunione ereditaria mediante imputazione alle quote degli altri coeredi, trattandosi di rapporto obbligatorio avente comunque la sua collocazione e la sua tutela nell'ambito della vicenda successoria, la quale ha dato luogo alla comunione ereditaria.

Cassazione civile sez. II  24 agosto 2012 n. 14629  

 

Nel giudizio di divisione ereditaria, una volta che il condividente donatario abbia optato per la collazione per imputazione - che si differenzia da quella in natura per il fatto che i beni già oggetto di donazione rimangono di proprietà del medesimo condividente - la somma di denaro corrispondente al valore del bene donato, quale accertato con riferimento alla data di apertura della successione, viene sin da quel momento a far parte della massa ereditaria in sostituzione del bene donato, costituendo in tal modo ab origine un debito di valuta a carico del donatario cui si applica il principio nominalistico; ne consegue che anche gli interessi legali vanno rapportati a tale valore e decorrono dal medesimo momento.

Cassazione civile sez. II  23 ottobre 2008 n. 25646  

 

Nel giudizio di divisione ereditaria, la collazione per imputazione - nella quale il giudice, a norma degli art. 724 e 725 c.c., imputa alla quota del coerede le somme di denaro delle quali il medesimo sia debitore verso gli altri coeredi, per poi disporre, a favore dei condividenti che siano creditori a tale titolo, il prelievo di beni dalla massa in proporzione delle rispettive quote - non comporta una divisione parziale dell'eredità, bensì realizza un'attività di carattere meramente prodromico alle attività strettamente divisionali che non determina lo scioglimento anticipato della comunione ereditaria.

Cassazione civile sez. II  23 ottobre 2008 n. 25646  

 

Ai sensi dell'art. 725 c.c. la collazione per imputazione, istituto diretto ad assicurare la "par condicio" degli eredi, opera immediatamente mediante il prelievo, da parte degli altri eredi, dalla massa ereditaria, di beni in proporzione delle loro rispettive quote, prelievo appunto formato - per quanto possibile -con oggetti della stessa natura e qualità di quelli che non sono stati conferiti in natura, prevedendo l'art. 726 c.c. che, fatti i prelevamenti, si proceda alla stima di quel che rimane nella massa, così da consentire la formazione di tante porzioni quanti sono gli eredi o le stirpi dei condividenti in proporzione delle quote.

Cassazione civile sez. II  13 dicembre 2005 n. 27410

 

A parte il caso in cui il donatario opti per il conferimento in natura, non sono configurabili in materia di collazione pretese di natura reale o personale dei coeredi non donatari sui beni donati, posto che, nella collazione per imputazione, il diritto di costoro si realizza prima della divisione mediante il prelevamento dalla massa ereditaria di beni in proporzione delle rispettive quote di ciascuno (art. 725 c.c.); e se i beni esistenti nella massa non sono sufficienti perché il donatario ha ricevuto con la donazione un valore maggiore della quota, non ne scaturisce a favore dei non donatari un diritto reale o personale sull'oggetto donato, ma un diritto di credito (tutelabile nel concorso dei presupposti con il sequestro conservativo) avente ad oggetto l'equivalente monetario dell'eccedenza. Ne deriva che eventuali contrasti fra coeredi sull'oggetto della collazione non possono mai dai luogo ad una lite sulla proprietà o sul possesso dei beni donati idonea a giustificare la misura cautelare del sequestro giudiziario.

Tribunale Roma  28 febbraio 2003

 

Nei casi in cui la legge attribuisce al coerede donatario la facoltà di scelta fra il conferimento in natura ed il conferimento per imputazione, tale facoltà di scelta deve intendersi attribuita senza alcun limite, e, quindi, anche per l'ipotesi in cui il valore della donazione sia superiore al valore della quota. In tale ipotesi, ove il coerede scelga l'imputazione, come in tutti i casi in cui l'imputazione è l'unico modo di collazione ammesso dal codice, egli è tenuto a versare l'equivalente monetario dell'eccedenza, che è conseguita dai coeredi dopo il prelevamento di tutti beni relitti.

Tribunale Roma  28 febbraio 2003

 



 
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