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Art. 726 codice civile: Stima e formazione delle parti

Fatti i prelevamenti, si provvede alla stima di ciò che rimane nella massa, secondo il valore venale dei singoli oggetti (1).

Eseguita la stima, si procede alla formazione di tante porzioni quanti sono gli eredi o le stirpi condividenti in proporzione delle quote (2).


Commento

Prelevamenti: [v. 725].

 

Stima: determinazione del valore di mercato dei singoli beni accertato con riguardo al tempo in cui vengono compiute le operazioni divisionali.

 

Stirpe: complesso delle persone (tra loro parenti [v. 74]) che discendono tutte da uno stesso avo (cd. stipite). La divisione per stirpi ricorre nei casi in cui trova applicazione l’istituto della rappresentazione [v. 467].

 

(1) Nell’effettuare la stima, si devono prendere in considerazione tutti gli elementi che incidono sul valore di mercato dei singoli beni.

 

(2) Non è disposta quindi la formazione di ulteriori porzioni all’interno della stirpe, in quanto il legislatore non ha voluto imporre un’ulteriore suddivisione ai condividenti in disaccordo.


Giurisprudenza annotata

Divisione

Nella divisione di comunione ereditaria con parità di quote, qualora alcuni dei condividenti vogliano mantenere la comunione con riferimento alle quote loro spettanti, ottenendo l'assegnazione congiunta di una quota pari alla somma delle loro singole quote, deve ritenersi sussistere, ai sensi dell'art. 729 cod. civ., un'ipotesi di porzioni diseguali, con conseguente impossibilità di procedere all'assegnazione delle quote mediante sorteggio e necessità, quindi, di disporre l'attribuzione delle stesse da parte del giudice, atteso che l'alterazione dell'originaria uguaglianza delle quote ereditarie, dovuta alla richiesta di alcuni coeredi di attribuzione di una porzione corrispondente ad una quota pari alla somma delle singole quote loro spettanti, determina un inevitabile riflesso sulle modalità di attuazione della divisione e giustifica la mancata adozione del criterio di estrazione a sorte. Rigetta, App. Firenze, 25/01/2007

Cassazione civile sez. II  10 gennaio 2014 n. 407  

 

In tema di divisione giudiziale di compendio immobiliare ereditario, l'articolo 718 del Cc, il quale riconosce a ciascun coerede il diritto di conseguire in natura la parte dei beni a lui spettanti con le modalità stabilite nei successivi articoli 726 e 727 del Cc, trova deroga, ai sensi dell'articolo 720 del Cc, non solo nel caso di mera non divisibilità dei beni, ma anche in ogni ipotesi in cui gli stessi non siano comodamente divisibili, situazione, questa, che ricorre nei casi in cui, pur risultando il frazionamento materialmente possibile sotto l'aspetto strutturale, non siano tuttavia realizzabili porzioni suscettibili di formare oggetto di autonomo e libero godimento, non compromesso da servitù, pesi o limitazioni eccessive, e non richiedenti opere complesse o di notevole costo, ovvero porzioni che, sotto l'aspetto economico-funzionale, risulterebbero sensibilmente deprezzate in proporzione al valore dell'intero.

Cassazione civile sez. II  04 giugno 2013 n. 14111  

 

In tema di scioglimento della comunione, il criterio dell'assegnazione di porzioni eguali mediante estrazione a sorte di cui all'art. 729 c.c., deve ritenersi derogabile quando il sorteggio possa comportare un frazionamento antieconomico, come nel caso in cui un bene oggetto della comunione medesima sia collegato economicamente ad altro bene a essa estraneo, già appartenente a uno dei condividenti o, più in generale, ogniqualvolta il sorteggio possa comportare un frazionamento antieconomico dei beni già comuni o presenti degli inconvenienti che devono essere opportunamente valutati in virtù di valutazioni prettamente discrezionali dal giudice del merito, le quali risultano incensurabili in sede di legittimità, ove la motivazione sia scevra da vizi logici e giuridici.

Cassazione civile sez. II  08 febbraio 2013 n. 3140  

 

In tema di divisione ereditaria, e quindi di scioglimento della comunione tra coeredi, onde determinare il valore dell'asse ereditario - e quindi crediti e contro-crediti, prove, documentazioni, comportamenti, detrazioni, estinzioni e compensazioni - è corretto applicare, nel processo pendente, la sentenza emessa, tra le medesime parti processuali, in altro processo anteriore e passata in giudicato. Pertanto deve ritenersi legittima la sentenza con cui, accertata la cosa giudicata su un punto ritenuto decisivo anche per un processo posteriormente incardinato, si stabilisca di procedere preliminarmente alla formazione della massa ereditaria al tempo dell'apertura della successione per, successivamente, determinare le porzioni spettanti ai singoli condividenti: va, invece, cassata relativamente alle parti in cui l'indagine giudiziale svolta risulti insufficiente.

Cassazione civile sez. II  25 ottobre 2012 n. 18336

 

In tema di divisione giudiziale, qualora al condividente sia assegnato un bene di valore superiore alla sua quota (trattandosi di bene non comodamente divisibile, attribuito al titolare della quota maggiore ex art. 720 c.c.) e, sin dall'apertura della successione, il citato assegnatario si trovava nel possesso dell'intero bene, avendone percepito i frutti, oltre al diritto al conguaglio dovuto agli altri condividenti (regolato nell'ambito del giudizio di divisione), sorge a favore di questi ultimi altresì il diritto alla corresponsione degli interessi, di natura corrispettiva, sul capitale oggetto di gestione pregressa, da determinarsi nel più complesso rapporto di debito e credito relativo ai frutti — eventualmente maturati e non percepiti — prodotti dai beni costituenti la comunione ereditaria e di cui investire il giudice non già con la citata azione di divisione (che concerne il conguaglio sul capitale a tale titolo attribuito), bensì con autonoma, sia pure contestuale, azione di rendiconto, in considerazione della situazione esclusiva di godimento dei beni in comunione per il periodo precedente di indivisione.

Cassazione civile sez. II  25 maggio 2011 n. 11519



 
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