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Art. 728 codice civile: Conguagli in danaro

L’ineguaglianza in natura nelle quote ereditarie si compensa con un equivalente in danaro (1).


Commento

Conguagli in denaro: nell’articolo in esame, sono dei versamenti in denaro che è tenuto ad effettuare il condividente che ha ricevuto una porzione di beni o un immobile indivisibile il cui valore eccede quello della sua quota.

 

(1) La giurisprudenza ha precisato che determinazione del conguaglio prescinde dalla domanda di parte in quanto concerne l’attuazione del progetto di divisione [v. 713] di competenza del giudice.

 

La norma è volta ad eliminare la situazione di ineguaglianza che ricorre quando la porzione in natura [v. 718] di taluno dei coeredi non corrisponda nel suo valore alla quota cui egli ha diritto.

 


Giurisprudenza annotata

Divisione

In tema di divisione ereditaria, la determinazione del conguaglio in denaro, ai sensi dell'art. 728 cod. civ., prescinde dalla domanda di parte, concernendo l'attuazione del progetto divisionale, che appartiene alla competenza del giudice. Ne consegue che il giudice deve procedere d'ufficio alla rivalutazione del conguaglio, qualora vi sia stata un'apprezzabile lievitazione del prezzo di mercato del bene, tale da alterare la funzione di riequilibrio propria del conguaglio, spettando alla parte un mero onere di allegazione, finalizzato a sollecitare l'esercizio del potere officioso del giudice. Cassa con rinvio, App. Roma, 01/03/2011

Cassazione civile sez. VI  03 luglio 2014 n. 15288  

 

In tema di divisione, il conguaglio dovuto dal condividente, cui sia attribuito per intero l'immobile comune non comodamente divisibile, costituisce un debito di valore, da determinarsi con riferimento al valore del bene al momento della decisione della cause di divisione. Tale valore, peraltro, non può essere stabilito maggiorando automaticamente il prezzo del bene - accertato dal consulente tecnico d'ufficio nel corso del giudizio divisorio - in base all'indice di svalutazione monetaria intervenuta tra la data dell'accertamento e quella della pronuncia della sentenza, in quanto spesso gli immobili si rivalutano con un ritmo più elevato, o comunque diverso, rispetto a quello della svalutazione della moneta secondo gli indici Istat.

Cassazione civile sez. II  08 ottobre 2013 n. 22903  

 

In tema di scioglimento di comunione , il principio in base al quale la divisione deve avere luogo, di massima, in natura non esclude la possibilità del ricorso al correttivo del conguaglio in danaro previsto dall'art. 728, c.c. atteso che in tema di divisione giudiziale di compendio immobiliare ereditario, l’ art. 718, c.c. - il quale riconosce a ciascun coerede il diritto di conseguire in natura la parte dei beni a lui spettanti con le modalità stabilite nei successivi art. 726 e 727, c.c. - trova deroga, ai sensi dell'art. 720, c.c., non solo nel caso di mera non divisibilità dei beni, ma anche in ogni ipotesi in cui gli stessi beni non siano comodamente divisibili.

Tribunale Savona  03 febbraio 2013

 

In caso di divisione ereditaria, solo con la sentenza definitiva di scioglimento della comunione sorgono i diritti delle parti e si computa il termine iniziale per la prescrizione di eventuali altri diritti nascenti dalla divisione. Pertanto se dall’istituto in esame deriva l’assegnazione definitiva del bene ad uno dei coeredi con relativo obbligo al versamento del conguaglio agli altri coeredi, il pagamento di quest’ultimo non può essere considerato condizione di efficacia della sentenza di divisione, la quale produce in via definitiva l’effetto dell’assegnazione di cui sopra. Diversamente, il diritto al conguaglio può e deve essere fatto valere con i normali mezzi di soddisfazione del credito, con conseguente prescrizione in caso di mancato esercizio entro i termini previsti dalla legge.

Tribunale Milano sez. XIII  18 gennaio 2012 n. 6770  

 

In tema di divisione giudiziale, qualora al condividente sia assegnato un bene di valore superiore alla sua quota (trattandosi di bene non comodamente divisibile, attribuito al titolare della quota maggiore ex art. 720 c.c.) e, sin dall'apertura della successione, il citato assegnatario si trovava nel possesso dell'intero bene, avendone percepito i frutti, oltre al diritto al conguaglio dovuto agli altri condividenti (regolato nell'ambito del giudizio di divisione), sorge a favore di questi ultimi altresì il diritto alla corresponsione degli interessi, di natura corrispettiva, sul capitale oggetto di gestione pregressa, da determinarsi nel più complesso rapporto di debito e credito relativo ai frutti — eventualmente maturati e non percepiti — prodotti dai beni costituenti la comunione ereditaria e di cui investire il giudice non già con la citata azione di divisione (che concerne il conguaglio sul capitale a tale titolo attribuito), bensì con autonoma, sia pure contestuale, azione di rendiconto, in considerazione della situazione esclusiva di godimento dei beni in comunione per il periodo precedente di indivisione.

Cassazione civile sez. II  25 maggio 2011 n. 11519  



 
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