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Art. 733 codice civile: Norme date dal testatore per la divisione

Quando il testatore ha stabilito particolari norme per formare le porzioni, queste norme sono vincolanti per gli eredi, salvo che l’effettivo valore dei beni non corrisponda alle quote stabilite dal testatore (1).

Il testatore può disporre che la divisione si effettui secondo la stima di persona da lui designata che non sia erede o legatario: la divisione proposta da questa persona non vincola gli eredi, se l’autorità giudiziaria, su istanza di taluno di essi, la riconosce contraria alla volontà del testatore o manifestamente iniqua (2).


Commento

Divisione: [v. 713].

 

Persona designata dal testatore: soggetto estraneo alla successione cui il testatore [v. 587] attribuisce l’incarico di predisporre una proposta [v. 1326] di divisione.

 

(1) La norma disciplina i cd. assegni divisionali semplici con i quali il testatore [v. 587] detta le modalità della futura divisione in deroga alle previsioni del codice.

 

(2) Il terzo assume la veste di arbitratore [v. 1349], come è confermato dal fatto che la sua decisione manifestamente iniqua non obbliga gli eredi.

 

La norma costituisce una tipica espressione dell’autonomia testamentaria, ossia della possibilità per il testatore di disporre liberamente dei propri beni per il tempo successivo alla propria morte.


Giurisprudenza annotata

Divisione

Quando il testatore provvede alla ripartizione in quote tra gli eredi del suo patrimonio immobiliare, individuando i beni destinati a far parte di ciascuna di esse, non si configura l'ipotesi della cosiddetta divisione regolata (art. 733 c.c.), che ricorre se il de cuius si limita a dettare norme per la formazione delle porzioni nello scioglimento della comunione ereditaria, in previsione del sorgere di tale status per effetto dell'apertura della successione, bensì si verte in tema di cosiddetta divisio inter liberos (art. 734 c.c.), ossia di divisione fatta dal testatore attraverso la specificazione dei beni destinati a far parte di ciascuna quota, che, avendo effetto attributivo diretto dei beni al momento dell'apertura della successione, impedisce il sorgere della comunione ereditaria ed il conseguente compimento di operazioni divisionali. Ne consegue che l'erede escluso dall'assegnazione del cespite cui si riferisce la controversia nel corso della quale si è verificato il decesso del dante causa versa in una situazione di carenza di legittimazione passiva per estraneità all'oggetto del giudizio.

Cassazione civile sez. II  14 luglio 2011 n. 15501  

 

In tema di divisione ereditaria, la divisio inter liberos, regolata dall'art. 734 c.c., ricorre quando la volontà del testatore è quella di effettuare direttamente la divisione dei suoi beni fra gli eredi, distribuendo tra questi le sue sostanze mediante l'assegnazione di singole quote concrete, con effetti reali ed immediati: ricorre, invece, l'ipotesi di cui all'art. 733 c.c. quando il testatore non divide, ma si limita a dettare le regole per la futura divisione. L'accertamento della ricorrenza in concreto dell'una o dell'altra fattispecie costituisce indagine di fatto sulla volontà del testatore, non sindacabile in sede di legittimità se sorretta da corretta motivazione. (Nella specie è stata cassata la sentenza di merito che aveva escluso l'applicabilità dell'art. 733 c.c. alla clausola testamentaria con la quale veniva espressamente raccomandato ad uno degli eredi, attributario di un gruppo di poderi, di lasciare tali beni «conservati uniti ed intatti finché possibile», senza però indagare sulla possibilità di ricondurre la anzidetta clausola nell'ambito di operatività della divisio inter liberos, ai sensi dell'art. 734 c.c.).

Cassazione civile sez. II  20 agosto 2009 n. 18561  

 

La volontà del testatore è vincolante ove sia compatibile con il valore delle quote, compatibilità riscontrabile tutte le volte che il perfetto equilibrio possa raggiungersi con l'imposizione di un conguaglio. Invero, l'operatività della disposizione testamentaria di cui all'art. 733 c.c. prevale sul diritto degli altri eredi di conseguire, per quanto possibile, una parte dei vari beni relitti dal "de cuius", e conseguentemente rimane loro soltanto il diritto di ottenere beni di valore corrispondente a quello della quota di rispettiva competenza.

Cassazione civile sez. II  11 maggio 2009 n. 10797  

 

In tema di divisione ereditaria, l'art. 733 c.c. - il quale stabilisce che le particolari norme poste dal testatore per la formazione delle porzioni sono vincolanti per gli eredi, salvo che l'effettivo valore dei beni non corrisponda alle quote stabilite dal testatore - va interpretato alla luce del favor testamenti, e cioè nel senso che la volontà del testatore rimanga vincolante ove sia compatibile con il valore delle quote, compatibilità riscontrabile tutte le volte che il perfetto equilibrio possa raggiungersi con l'imposizione di un conguaglio.

Cassazione civile sez. II  11 maggio 2009 n. 10797  

 

In tema di divisione ereditaria, la divisio inter liberos, regolata dall'art. 734 c.c., ricorre quando la volontà del testatore è quella di effettuare direttamente la divisione dei suoi beni fra gli eredi, distribuendo tra questi le sue sostanze mediante l'assegnazione di singole quote concrete, con effetti reali ed immediati. Ricorre, invece, l'ipotesi di cui all'art. 733 c.c. quando il testatore non divide, ma si limita a dettare le regole per la futura divisione; la motivazione del giudice di merito sulla sussistenza dell'una o dell'altra ipotesi, risolvendosi in un apprezzamento di fatto sulla volontà del testatore, non è censurabile in sede di legittimità, se non per vizi logici e giuridici. (Nella specie è stata confermata la sentenza di merito che aveva ritenuto applicabile l'art. 733 c.c. poiché nella scheda testamentaria non era stato indicato lo specifico ammontare del conguaglio necessario per pareggiare le singole quote).

Cassazione civile sez. II  11 maggio 2009 n. 10797  

 

La disposizione testamentaria con cui un determinato bene viene destinato ad uno dei coeredi, comprendendolo nella quota di sua spettanza, ha natura di norma volta a regolare la futura divisione, ai sensi dell'art. 733 c.c., e, esprimendo una mera preferenza in favore dell'erede, ha efficacia obbligatoria e non reale, effetto che invece si verificherebbe se il testatore, procedendo immediatamente alla divisione, assegnasse direttamente il bene.

Cassazione civile sez. II  17 luglio 2006 n. 16216



 
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