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Art. 734 codice civile: Divisione fatta dal testatore

Il testatore può dividere i suoi beni tra gli eredi comprendendo nella divisione anche la parte non disponibile (1).

Se nella divisione fatta dal testatore non sono compresi tutti i beni lasciati al tempo della morte, i beni in essa non compresi sono attribuiti conformemente alla legge, se non risulta una diversa volontà del testatore (2).


Commento

Divisione: [v. 713].

 

Parte non disponibile: è la parte del patrimonio ereditario riservata per legge ai più stretti congiunti del defunto (cd. legittimari) [v. 536].

 

(1) Si tratta del cd. assegno divisionale qualificato mediante il quale il testatore [v. 587] impedisce il formarsi della comunione ereditaria individuando, sin dal momento dell’apertura della successione, quali siano i beni costituenti la quota di ciascun coerede.

(2) La norma disciplina l’ipotesi della divisione relativa soltanto ad una parte dei beni costituenti il patrimonio ereditario. Per la parte restante, ove risulti che il testatore non abbia inteso disporne, si apre la successione legittima [v. 565].

 

La norma in esame costituisce espressione del principio di autonomia testamentaria.

 


Giurisprudenza annotata

Divisione

E' da escludere che nella divisio inter liberos possa trovare applicazione l'istituto della collazione, considerando che lo stesso, essendo diretto ad accrescere la massa che deve effettivamente dividersi tra gli eredi, può operare soltanto nei rapporti in cui tra i coeredi si instauri una comunione, il che non si verifica nella divisione suddetta, con la quale il testatore abbia già provveduto, a propria discrezione, tenendo conto dei bisogni e delle attitudini di ciascun erede, a determinare le quote spettanti che possono anche essere diseguali.

Cassazione civile sez. II  23 maggio 2013 n. 12830  

 

Quando il testatore provvede alla ripartizione in quote tra gli eredi del suo patrimonio immobiliare, individuando i beni destinati a far parte di ciascuna di esse, non si configura l'ipotesi della cosiddetta divisione regolata (art. 733 c.c.), che ricorre se il de cuius si limita a dettare norme per la formazione delle porzioni nello scioglimento della comunione ereditaria, in previsione del sorgere di tale status per effetto dell'apertura della successione, bensì si verte in tema di cosiddetta divisio inter liberos (art. 734 c.c.), ossia di divisione fatta dal testatore attraverso la specificazione dei beni destinati a far parte di ciascuna quota, che, avendo effetto attributivo diretto dei beni al momento dell'apertura della successione, impedisce il sorgere della comunione ereditaria ed il conseguente compimento di operazioni divisionali. Ne consegue che l'erede escluso dall'assegnazione del cespite cui si riferisce la controversia nel corso della quale si è verificato il decesso del dante causa versa in una situazione di carenza di legittimazione passiva per estraneità all'oggetto del giudizio.

Cassazione civile sez. II  14 luglio 2011 n. 15501  

 

 

In tema di divisione ereditaria, la divisio inter liberos, regolata dall'art. 734 c.c., ricorre quando la volontà del testatore è quella di effettuare direttamente la divisione dei suoi beni fra gli eredi, distribuendo tra questi le sue sostanze mediante l'assegnazione di singole quote concrete, con effetti reali ed immediati: ricorre, invece, l'ipotesi di cui all'art. 733 c.c. quando il testatore non divide, ma si limita a dettare le regole per la futura divisione. L'accertamento della ricorrenza in concreto dell'una o dell'altra fattispecie costituisce indagine di fatto sulla volontà del testatore, non sindacabile in sede di legittimità se sorretta da corretta motivazione. (Nella specie è stata cassata la sentenza di merito che aveva escluso l'applicabilità dell'art. 733 c.c. alla clausola testamentaria con la quale veniva espressamente raccomandato ad uno degli eredi, attributario di un gruppo di poderi, di lasciare tali beni «conservati uniti ed intatti finché possibile», senza però indagare sulla possibilità di ricondurre la anzidetta clausola nell'ambito di operatività della divisio inter liberos, ai sensi dell'art. 734 c.c.).

Cassazione civile sez. II  20 agosto 2009 n. 18561  

 

In tema di divisione ereditaria, la divisio inter liberos, regolata dall'art. 734 c.c., ricorre quando la volontà del testatore è quella di effettuare direttamente la divisione dei suoi beni fra gli eredi, distribuendo tra questi le sue sostanze mediante l'assegnazione di singole quote concrete, con effetti reali ed immediati. Ricorre, invece, l'ipotesi di cui all'art. 733 c.c. quando il testatore non divide, ma si limita a dettare le regole per la futura divisione; la motivazione del giudice di merito sulla sussistenza dell'una o dell'altra ipotesi, risolvendosi in un apprezzamento di fatto sulla volontà del testatore, non è censurabile in sede di legittimità, se non per vizi logici e giuridici. (Nella specie è stata confermata la sentenza di merito che aveva ritenuto applicabile l'art. 733 c.c. poiché nella scheda testamentaria non era stato indicato lo specifico ammontare del conguaglio necessario per pareggiare le singole quote).

Cassazione civile sez. II  11 maggio 2009 n. 10797

 

La "institutio ex re certa", di cui all'art. 588 comma 2 c.c. e la divisione fatta dal testatore, di cui all'art. 734 c.c., si differenziano, in generale, per il fatto che, nella prima ipotesi, non si ha una predeterminazione di quote, che occorrerà determinare "ex post", verificando il rapporto proporzionale tra il valore delle "res certae" attribuite ed il valore dell'intero asse; nella seconda ipotesi, invece, le quote sono già predeterminate dal testatore.

Tribunale Roma  17 febbraio 2003



 
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