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Art. 735 codice civile: Preterizione di eredi e lesione di legittima

La divisione nella quale il testatore non abbia compreso qualcuno dei legittimari o degli eredi istituiti è nulla.

Il coerede che è stato leso nella quota di riserva può esercitare l’azione di riduzione contro gli altri coeredi.


Commento

Legittimari: [v. 536]; Nullità: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XI].

 

Preterizione: fenomeno, tipico della successione a causa di morte, che esprime l’esclusione dalla divisione testamentaria, voluta o per mera dimenticanza, di un erede già istituito o di un legittimario [v. 536].

 

Eredi istituiti: soggetti cui il testatore ha attribuito una quota di eredità attraverso il testamento [v. 587].

 

Quota di riserva: parte di eredità di cui il testatore non può liberamente disporre perché riservata dalla legge agli stretti congiunti del defunto [v. 536].

 

Azione di riduzione: azione che ha per scopo la reintegrazione della quota di legittima [v. 536]. Essa è diretta a far dichiarare l’inefficacia delle disposizioni testamentarie e delle donazioni che eccedono la quota di cui il testatore poteva liberamente disporre.

 

La norma in esame mira a tutelare le ragioni dei legittimari e degli eredi istituiti e  si pone come limite all’autonomia testamentaria.

 


Giurisprudenza annotata

Divisione

Ai sensi dell’art. 556 c.c., per determinare la quota disponibile del patrimonio del “de cuius” e, conseguentemente, anche quella di riserva spettante all’erede legittimario, deve prima ricostruirsi l’asse ereditario mediante la concretazione e la stima dei beni che ne fanno parte (e la individuazione delle eventuali poste passive del patrimonio stesso), procedendo, nel caso che gli eredi siano stati beneficiati dal testatore con eventuali donazioni, alla riunione fittizia dei beni oggetto di tali liberalità, secondo il valore determinato in base agli artt. 747 e 750 c.c.; sul patrimonio così ricostruito si deve poi calcolare, ai sensi degli artt. 537 e ss. c.c., la quota di cui il defunto poteva disporre. In particolare, nell’ipotesi di acquisto di un immobile con denaro proprio del disponente ed intestazione ad altro soggetto, che il disponente medesimo intenda in tal modo beneficiare, con la sua adesione, la compravendita costituisce strumento formale per il trasferimento del bene ed il corrispondente arricchimento del patrimonio del destinatario, e, quindi, integra donazione indiretta del bene stesso, non del denaro. Pertanto, in caso di collazione, secondo le previsioni dell’art. 737 c.c., il conferimento deve avere ad oggetto l’immobile, non il denaro impiegato per il suo acquisto. (Nella specie, il Trib. ha accolto la domanda di riduzione proposta dall’attore, pretermesso dall’eredità, condannando il convenuto a corrispondergli una somma, a titolo di indennità di occupazione degli immobili facenti parte dell’asse ereditario, oltre alle somme maturande sino al momento di cessazione dell’occupazione esclusiva degli immobili stessi).

Tribunale Lucca  03 luglio 2013 n. 791  

 

Benché, per il principio di intangibilità della quota di riserva, i diritti del legittimario vadano soddisfatti con beni (o denaro) provenienti dall'asse ereditario, pur senza l'osservanza di un criterio qualitativo, e ex art. 735 c.c. sia nulla (se si risolve in una preterizione del legittimario), nonché riducibile (se ne leda la quota di riserva) la clausola con cui il testatore dispone che le ragioni ereditarie di un riservatario siano soddisfatte dagli eredi con una somma di denaro estranea al “relictum”, il “de cuius” che procede direttamente alla divisione dei beni ereditari può ricorrere allo strumento del conguaglio in denaro, per correggere le diseguaglianze in natura delle quote.

Cassazione civile sez. II  22 giugno 2005 n. 13380

 

L'esistenza di un lascito testamentario di usufrutto generale dei beni in favore del legittimario, inerente a divisione fatta dal testatore, non dà luogo a preterizione di legittimario ai sensi dell'art. 735, comma 1, c.c., ma può dar luogo eventualmente solo a una lesione di legittima, senza incidenza sulla validità del testamento e con semplice possibilità di esperimento dell'azione di riduzione ai sensi dell'art. 735, comma 2, c.c.

Cassazione civile sez. un.  25 ottobre 2004 n. 20644  

 

La divisione fatta dal testatore con preterizione di qualcuno dei legittimari è nulla ex art. 735, comma 1, c.c.; tale nullità fa venire meno la base per l'esperimento dell'azione di riduzione da parte del legittimario preterito dalla stessa divisione.

Cassazione civile sez. un.  25 ottobre 2004 n. 20644  

 

È nulla ex art. 735 comma 1 c.c. la divisione con cui il testatore dispone che le ragioni di un legittimario siano soddisfatte dagli altri eredi con la corresponsione di una somma di denaro. La divisione fatta dal testatore insuscettibile di produrre effetti reali, e perciò nulla, si converte nella imposizione di criteri divisionali ex art. 733 c.c.

Cassazione civile sez. II  12 marzo 2003 n. 3694

 

Il principio di intangibilità della legittima comporta che i diritti del legittimario debbano essere soddisfatti con beni o denaro provenienti dall'asse ereditario, con la conseguenza che la eventuale divisione operata dal testatore contenente la disposizione per la quale le ragioni ereditarie di un riservatario debbano essere soddisfatte dagli eredi tra cui è divisa l'eredità mediante corresponsione di somma di denaro non compresa nel relictum è affetta da nullità ex art. 735, comma 1, c.c.

Cassazione civile sez. II  12 marzo 2003 n. 3694  

 

In forza del principio di intangibilità della quota di legittima, i diritti del legittimario vanno soddisfatti con beni o denaro provenienti dall'asse ereditario. Pertanto, la disposizione con cui il testatore disponga che le ragioni ereditarie di un riservatario siano soddisfatte dagli eredi tra cui è diviso l'asse ereditario, con la corresponsione di una somma di denaro non ricompresa nel "relictum", è affetta da nullità, che può essere fatta valere dal legittimario con l'azione di cui all'art. 735, comma 1 c.c., contestualmente all'azione di riduzione (e a quella di divisione).

Cassazione civile sez. II  23 marzo 1992 n. 3599  

 



 
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