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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 740 codice civile: Donazioni fatte all’ascendente dell’erede

Il discendente (1) (2) che succede per rappresentazione deve conferire ciò che è stato donato all’ascendente (3), anche nel caso in cui abbia rinunziato all’eredità di questo.


Commento

Discendente: [v. 87]; Ascendente: [v. 87]; Rinunzia all’eredità: [v. 519].

 

Rappresentazione: istituto in forza del quale i discendenti (cd. rappresentanti) subentrano, nell’accettazione di un’eredità, al posto di un loro ascendente (cd. rappresentato).

 

(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 203) (Riforma del diritto di famiglia).

 

(2) V. nota (3) sub art. 468.

 

(3) Per la nuova nozione di parentela v. art. 74.

 

La norma si giustifica per il fatto che chi succede per rappresentazione prende il posto dell’ascendente e quindi si trova nella sua stessa posizione successoria anche per quanto riguarda l’obbligo di collazione [v. 724].


Giurisprudenza annotata

Simulazione

Dall'esercizio dell'azione di simulazione da parte dell'erede per l'accertamento di dedotte dissimulate donazioni non deriva necessariamente che egli è terzo, al fine dei limiti alla prova testimoniale stabiliti dall'art. 1417 c.c., perché, se egli agisce per lo scioglimento della comunione, previa collazione delle donazioni - anche dissimulate - per ricostituire il patrimonio ereditario e ristabilire l'uguaglianza tra coeredi, subentra nella posizione del "de cuius"; è invece terzo, se agisce in riduzione, per pretesa lesione di legittima, perché la riserva è un suo diritto personale, riconosciutogli dalla legge, e perciò può provare la simulazione con ogni mezzo.

Cassazione civile sez. II  25 maggio 2001 n. 7134  

 

 

Filiazione

Il principio che quando la legge prevede l'intervento obbligatorio del p.m., è sufficiente che lo stesso sia informato del procedimento e posto in grado di parteciparvi, trova applicazione anche nel procedimento di ammissibilità dell'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità o di maternità naturale, con la conseguenza che l'anzidetta esigenza è osservata quando al p.m. sia stata data comunicazione del ricorso introduttivo e del decreto presidenziale di fissazione dell'udienza ancorché lo stesso non intervenga alle udienze e non formuli conclusioni. Nè al riguardo osta il disposto dell'art. 738, comma 2 c.p.c., il quale prevede che venga sentito il p.m. (per cui il parere del p.m. è un atto doveroso che non può essere omesso), in quanto quest'ultima disposizione (al pari di quella del successivo art. 740) pur essendo compresa fra quelle comuni ai procedimenti camerali, riguarda soltanto la giurisdizione volontaria e non il procedimento camerale previsto dall'art. 274 che ha natura contenziosa.

Cassazione civile sez. I  27 aprile 1985 n. 2742  



 
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