Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Codice civile Art. 745 codice civile: Frutti e interessi

Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



I frutti delle cose (1) e gli interessi sulle somme soggette a collazione non sono dovuti che dal giorno in cui si è aperta la successione.

Commento

Frutti: [v. 820]; Interessi: [v. 1282]; Collazione: [v. 737]; Apertura della successione: [v. 456].

 

(1) L’articolo in esame si riferisce ai soli frutti naturali e a quella particolare categoria di frutti civili costituita dagli interessi.

 

La collazione non è causa di invalidità della donazione, ma solo strumento per eliminare situazioni di diseguaglianza tra i coeredi. Il legislatore ha avvertito l’esigenza di sottrarre all’obbligo di collazione solo quanto si presume che il donatario abbia già consumato.

 

Giurisprudenza annotata

Divisione

Per la valutazione dell'usufrutto ai fini della collazione occorre considerare il valore residuo dell'usufrutto al tempo dell'apertura della successione in rapporto alle prospettive di vita dell'usufruttuario, secondo le quali sono elaborate i criteri di calcolo del valore dell'usufrutto stesso. Sicché nell'ipotesi di donazione dell'usufrutto (o relativa rinuncia) già costituito a favore del donante, il calcolo dovrà tener conto della sua età al tempo dell'apertura della successione, mentre nell'ipotesi di costituzione a spirito di liberalità di usufrutto a favore del discendente il calcolo dovrà tener conto dell'età di questi alla stessa data.

Tribunale Sondrio  04 maggio 2009

 

Nel giudizio di divisione ereditaria, una volta che il condividente donatario abbia optato per la collazione per imputazione - che si differenzia da quella in natura per il fatto che i beni già oggetto di donazione rimangono di proprietà del medesimo condividente - la somma di denaro corrispondente al valore del bene donato, quale accertato con riferimento alla data di apertura della successione, viene sin da quel momento a far parte della massa ereditaria in sostituzione del bene donato, costituendo in tal modo ab origine un debito di valuta a carico del donatario cui si applica il principio nominalistico; ne consegue che anche gli interessi legali vanno rapportati a tale valore e decorrono dal medesimo momento.

Cassazione civile sez. II  23 ottobre 2008 n. 25646

 

Il procedimento di volontaria giurisdizione, che il notaio, delegato alle operazioni divisionali di comunione ereditaria, promuova con ricorso al presidente del tribunale, per superare difficoltà insorte nel corso delle operazioni medesime (nella specie, rifiuto di trascrizione del relativo verbale da parte del conservatore dei registri immobiliari), si trasforma in procedimento contenzioso, ove insorgano questioni sui diritti dei coeredi, e, pertanto, in tale evenienza, deve svolgersi in contraddittorio di tutti i condividenti e deve essere definito con sentenza, impugnabile nei modi ordinari.

Cassazione civile sez. II  12 febbraio 1988 n. 1520  

 

Poiché la proprietà del bene donato passa al donatario al momento dell'atto, ai fini della collazione e dell'eventuale riduzione della liberalità "iure hereditatis", occorre avere riguardo alla consistenza del bene a tale momento, mentre sono irrilevanti, ai predetti fini, gli ampliamenti e gli accrescimenti del bene intervenuti fra la donazione e la morte del donante.

Cassazione civile sez. II  20 gennaio 1983 n. 577  



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