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Art. 748 codice civile: Miglioramenti, spese e deterioramenti

In tutti i casi, si deve dedurre a favore del donatario il valore delle migliorie apportate al fondo nei limiti del loro valore al tempo dell’aperta successione (1) .

Devono anche computarsi a favore del donatario le spese straordinarie (2) da lui sostenute per la conservazione della cosa, non cagionate da sua colpa.

Il donatario dal suo canto è obbligato per i deterioramenti che, per sua colpa, hanno diminuito il valore dell’immobile.

Il coerede che conferisce un immobile in natura può ritenerne il possesso sino all’effettivo rimborso delle somme che gli sono dovute per spese e miglioramenti.


Commento

Migliorie: opere che determinano un miglioramento qualitativo del fondo, accrescendone in modo durevole la produttività e la capacità di reddito [v. 975].

 

Spese straordinarie: spese non prevedibili come effetto normale del godimento del bene, ma essenziali per la sua conservazione.

 

Deterioramento: peggioramento delle condizioni del bene che determina una riduzione del suo valore.

 

Ritenzione (diritto di): strumento di cd. autotutela del credito con cui la legge consente al creditore di trattenere una cosa che egli avrebbe l’obbligo di restituire al proprietario, al fine di indurre quest’ultimo a soddisfare un suo credito.

 

(1) Si precisa che tale valore non va commisurato alle spese sostenute dal donatario, bensì all’incremento di valore che ha avuto il bene. Non si considerano migliorie le spese di manutenzione ordinaria, in quanto compensate dal godimento che il donatario ha del bene stesso.

 

(2) Si considerano tali quelle poste in essere per conservare il bene che minaccia perimento o crollo.

 


Giurisprudenza annotata

Successione

A tal fine, occorre procedere alla formazione del compendio dei beni relitti ed alla determinazione del loro valore al momento dell'apertura della successione; quindi, alla detrazione dal relictum dei debiti, da valutare con riferimento alla stessa data; e, ancora, alla riunione fittizia, cioè meramente contabile, tra attivo netto e donatum, costituito dai beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione, da stimare, in relazione ai beni immobili ed ai beni mobili, secondo il loro valore al momento dell'apertura della successione (art. 747 e 750 c.c.) e, con riferimento al valore nominale, quanto alle donazioni in denaro (art. 751 c.c.). Devono calcolarsi, poi, la quota disponibile e la quota indisponibile sulla massa risultante dalla somma tra il valore del relictum al netto ed il valore del donatum ed imputarsi, infine, le liberalità fatte al legittimario, con conseguente diminuzione, in concreto, della quota ad esso spettante (art. 564 c.c.).

Cassazione civile sez. II  24 luglio 2012 n. 12919  

 

Per accertare la lesione di legittima è necessario determinare il valore della massa ereditaria e, quello quindi, della quota disponibile e della quota di legittima, che della massa ereditaria costituiscono una frazione, procedendo, anzitutto alla formazione della massa dei beni relitti ed alla determinazione del loro valore al momento dell'apertura della successione, della detrazione dal "relictum" dei debiti da valutare con riferimento alla stessa data, alla riunione fittizia (cioè, con operazione meramente contabile) tra attivo netto e "donatum", costituito dai beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione, da stimare secondo il loro valore al momento dell'apertura della successione (art. 747 e 750 c.c., rispettivamente relativi ai beni immobili ed ai beni mobili) e con riferimento al valore nominale, quanto alle donazioni in denaro (art. 751 c.c.), calcolando, poi, la quota disponibile e la quota indisponibile sulla massa risultante dalla somma del valore del "relictum" al netto e del valore del "donatum" ed imputando, infine, le liberalità fatte al legittimatario con conseguente diminuzione, in concreto, della quota ad esso spettante (art. 564 c.c.).

Cassazione civile sez. II  01 dicembre 1993 n. 11873  

 

 

Divisione

Le migliorie di cui all'art. 748 c.c. devono essere valutate nella loro obiettività, senza avere riguardo alla collaborazione dei terzi di cui il donatario si sia avvalso per produrle. Pertanto le migliorie dovute alla collaborazione del donante, padre del donatario, devono essere conteggiate a favore di quest'ultimo alla stregua di quelle dovute alla collaborazione di qualsiasi terzo.

Cassazione civile sez. II  18 giugno 1981 n. 4009  

 

In tema di collazione ereditaria, fra i miglioramenti apportati all'immobile del donatario, che, a norma dell'art. 748 c.c., debbono essere detratti dal valore dell'immobile (sicché di essi non può tenersi conto nella riunione fittizia), deve ritenersi compresa l'affrancazione del fondo enfiteutico, sempreché il donatario provi (eventualmente anche a mezzo di presunzioni) di avervi provveduto a propria cura e spese.

Cassazione civile sez. II  23 gennaio 1991 n. 649

 

Nell'ipotesi di donazione con dispensa dalla collazione di cui all'art. 737 c.c., l'esclusione dell'obbligo di conferimento alla massa ereditaria dei beni donati, non si estende al valore dei miglioramenti e delle addizioni che il de cuius abbia apportato con proprio denaro a detti beni dopo la donazione, in quanto tali miglioramenti e addizioni, essendo intervenuti quando i beni erano usciti dal patrimonio del de cuius ed erano entrati in quello del beneficiario dell'atto di liberalità, costituiscono delle vere e proprie donazioni indirette, in relazione alle quali l'obbligo della collazione viene meno solo in presenza di altra specifica dispensa.

Cassazione civile sez. II  04 agosto 1982 n. 4381  

 

Ai sensi dell'art. 748 c.c. che prevede - agli effetti della collazione - la deduzione a favore del donatario del valore delle migliorie apportate al bene, è indifferente che queste siano state apportate dallo stesso donatario o da altri che abbia con lui collaborato (nella specie, è stata cassata la sentenza di merito che non aveva dedotto, a favore del donatario, il valore delle migliorie dovute all'opera di collaborazione offerta dal "de cuius" dopo la donazione del bene a favore del figlio).

Cassazione civile sez. II  18 giugno 1981 n. 4009  



 
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