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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 75 codice civile: Linee della parentela

Sono parenti in linea retta le persone di cui l’una discende dall’altra (1); in linea collaterale quelle che, pur avendo uno stipite comune, non discendono l’una dall’altra (2).


Commento

Parentela: [v. 74]; Stipite: [v. 74].

 

 

(1) Esempio di rapporto di parentela in linea retta è quello che intercorre fra genitore e figlio o fra nonno e nipote.

(2) La parentela in linea collaterale ricorre, ad esempio, tra fratelli e tra zio e nipote.


Giurisprudenza annotata

Procedimento civile

Non può essere attribuita la rappresentanza processuale quando non risulti attribuita al medesimo soggetto altresì la rappresentanza sostanziale in ordine ai rapporti dedotti in giudizio, tuttavia il conferimento della rappresentanza sostanziale non deve necessariamente essere contenuto nel medesimo atto attributivo dei poteri di rappresentanza processuale, nè tale conferimento deve risultare dal suddetto atto in maniera sempre espressa e attraverso l'uso di formule prestabilite, nè, infine, i rapporti per i quali è attribuita la rappresentanza sostanziale devono essere necessariamente individuati in maniera specifica ed analitica; ne consegue che, a fronte di una procura attributiva di poteri rappresentativi processuali che non contenga altresì l'espressa attribuzione di correlativi poteri sostanziali, occorre sempre valutare, avendo riguardo al tenore complessivo dell'atto, se tali poteri non possano ritenersi presupposti o implicitamente attribuiti ed, eventualmente, se l'individuazione dei corrispondenti rapporti non possa ricavarsi in via indiretta o "per relationem". (Nella specie, la Corte ha cassato la sentenza d'appello dichiarativa dell'inammissibilità dell'impugnazione per difetto di legittimazione processuale del rappresentante della Rai, ritenendo che dalla procura attributiva di poteri di rappresentanza processuale potesse desumersi la precedente attribuzione di poteri di rappresentanza sostanziale in ordine ai rapporti dedotti in giudizio, atteso che nell'epigrafe dell'atto il rappresentante veniva individuato come direttore della direzione risorse umane e organizzative della Rai, e perciò come dirigente preposto allo specifico settore relativo alla gestione del personale).

Cassazione civile sez. lav.  03 dicembre 2001 n. 15270  

Il conseguimento della maggiore età da parte del minore, costituito in giudizio per mezzo di un tutore, costituisce un'ipotesi di perdita della capacità processuale del tutore, per il quale viene meno il potere di rappresentanza. Pertanto tale evento, quando colpisca la parte costituita a mezzo di procuratore, ha efficacia interruttiva del processo solo se espressamente dichiarato dal procuratore costituito. Tale principio non vige però per la notificazione dell'atto d'appello: infatti, in ossequio al principio dell'autonomia dei gradi di giudizio, nel caso in cui il minore raggiunga la maggiore età prima della notificazione dell'atto d'appello, è a lui personalmente, e non al tutore, che va notificato l'atto di gravame. Tuttavia l'eventuale nullità derivante dalla notifica dell'appello al tutore è sanata, ove il minore si costituisca personalmente in appello, salvi i diritti quesiti.

Cassazione civile sez. III  15 settembre 1998 n. 9175  

 

L'art. 75 c.p.c., nell'escludere la capacità processuale delle persone che non hanno il libero esercizio dei propri diritti, si riferisce solo a quelle che siano state legalmente private della capacità di agire con una sentenza di interdizione o di inabilitazione o con provvedimento di nomina di un tutore o di un curatore provvisorio, e non alle persone colpite da incapacità naturale, per cui questa non può impedire il decorso del termine breve di decadenza della impugnazione, atteso che l'art. 328 c.p.c., attraverso il rinvio agli eventi previsti dall'art. 299, ricollega tale termine alla morte o alla perdita della capacità di stare in giudizio della parte o del suo rappresentante con esclusivo riferimento alle ipotesi di incapacità processuale indicate dall'art. 75. (Nella specie, trattavasi della incapacità naturale della parte destinataria della notifica della sentenza).

Cassazione civile sez. III  03 dicembre 1994 n. 10425  

 

 

Beni ecclesiastici

La diocesi, la quale, sia per il diritto canonico che per l'ordinamento dello Stato, è un ente ecclesiastico munito di personalità giuridica, può stare in giudizio per mezzo non soltanto del Vescovo generale, senza necessità di un mandato del primo al secondo, in quanto entrambi ne hanno la veste di organi, e, come tali, sono direttamente muniti della rappresentanza sostanziale e processuale dell'ente medesimo.

Cassazione civile sez. un.  11 settembre 1979 n. 4743  

 

 

Istruzione

La sospensione dei consigli di amministrazione, cui spettava, in persona dei presidenti, la legale rappresentanza degli istituti scolastici, per effetto dei cosiddetti decreti delegati sulla scuola (d.P.R. 31 maggio 1974 n. 416 e d.P.R. 31 maggio 1974 n. 417), e la correlativa devoluzione di tale rappresentanza al personale direttivo, cioè ai presidi e ai loro vicari (art. 3 del d.P.R. n. 417 del 1974), non operando fino alla data di insediamento dei nuovi organi scolastici (art. 38 del d.P.R. n. 416 del 1974), e, pertanto fino a tale momento, non toccano la "legitimati ad processum" di detti presidenti dei consigli di amministrazione.

Cassazione civile sez. un.  11 dicembre 1979 n. 6442  

 



 
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