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Art. 750 codice civile: Collazione di mobili

La collazione dei mobili si fa soltanto per imputazione, sulla base del valore che essi avevano al tempo dell’aperta successione (1).

Se si tratta di cose delle quali non si può far uso senza consumarle, e il donatario le ha già consumate, si determina il valore che avrebbero avuto secondo il prezzo corrente al tempo dell’aperta successione (2).

Se si tratta di cose che con l’uso si deteriorano, il loro valore al tempo dell’aperta successione è stabilito con riguardo allo stato in cui si trovano.

La determinazione del valore dei titoli dello Stato, degli altri titoli di credito quotati in borsa e delle derrate e delle merci il cui prezzo corrente è stabilito dalle mercuriali (3), si fa in base ai listini di borsa e alle mercuriali del tempo dell’aperta successione.


Commento

Beni mobili: [v. 812]; Collazione per imputazione: [v. 746]; Apertura della successione: [v. 456]; Titolo di credito: [v. Libro IV, Titolo V].

 

Mercuriale: listino compilato da un organo pubblico, nel quale sono specificati i prezzi medi delle merci relativi ad un determinato periodo e a una determinata piazza.

 

Listino di borsa: elenco dei prezzi o quotazioni dei vari titoli, compilato giornalmente.

 

Titoli dello Stato: particolare categoria di titoli di credito, caratterizzati dal fatto di essere messi in circolazione dallo Stato in quantità rilevanti (cd. titoli di massa).

 

(1) Per i beni immobili, la collazione [v. 737] può essere fatta sia in forma di imputazione che mediante la restituzione in natura del bene, mentre per i beni mobili il coerede deve necessariamente procedere mediante imputazione del valore.

 

(2) Tale disciplina si spiega considerando che le cose si sarebbero ugualmente deteriorate pur restando presso il defunto, con la conseguenza che agli altri eredi sarebbe spettato solo ciò che, eventualmente, di esse rimaneva.

 

(3) Si deve tener presente che il prezzo di borsa o mercato non è quello medio o normale, bensì quello ufficiale.

 

La diversa modalità di collazione [v. nota (1)], si giustifica per il minor valore che normalmente caratterizza i beni mobili, e per la maggiore facilità di una loro circolazione.


Giurisprudenza annotata

Divisione

La quota di società non conferisce al socio un diritto reale su beni costituenti il patrimonio societario, ma un diritto personale di partecipazione alla vita societaria, la cui misura non è soggetta a cambiamento per effetto di successivi aumenti di capitale, sicché la relativa donazione è soggetta a collazione per imputazione di beni mobili, ai sensi dell'art. 750 cod. civ., e, dunque, sulla base del valore che aveva al tempo di apertura della successione. Rigetta, App. Bologna, 24/09/2007

Cassazione civile sez. II  25 settembre 2014 n. 20258  

 

Ai sensi dell’art. 556 c.c., per determinare la quota disponibile del patrimonio del “de cuius” e, conseguentemente, anche quella di riserva spettante all’erede legittimario, deve prima ricostruirsi l’asse ereditario mediante la concretazione e la stima dei beni che ne fanno parte (e la individuazione delle eventuali poste passive del patrimonio stesso), procedendo, nel caso che gli eredi siano stati beneficiati dal testatore con eventuali donazioni, alla riunione fittizia dei beni oggetto di tali liberalità, secondo il valore determinato in base agli artt. 747 e 750 c.c.; sul patrimonio così ricostruito si deve poi calcolare, ai sensi degli artt. 537 e ss. c.c., la quota di cui il defunto poteva disporre. In particolare, nell’ipotesi di acquisto di un immobile con denaro proprio del disponente ed intestazione ad altro soggetto, che il disponente medesimo intenda in tal modo beneficiare, con la sua adesione, la compravendita costituisce strumento formale per il trasferimento del bene ed il corrispondente arricchimento del patrimonio del destinatario, e, quindi, integra donazione indiretta del bene stesso, non del denaro. Pertanto, in caso di collazione, secondo le previsioni dell’art. 737 c.c., il conferimento deve avere ad oggetto l’immobile, non il denaro impiegato per il suo acquisto. (Nella specie, il Trib. ha accolto la domanda di riduzione proposta dall’attore, pretermesso dall’eredità, condannando il convenuto a corrispondergli una somma, a titolo di indennità di occupazione degli immobili facenti parte dell’asse ereditario, oltre alle somme maturande sino al momento di cessazione dell’occupazione esclusiva degli immobili stessi).

Tribunale Lucca  03 luglio 2013 n. 791  

 

In tema di divisione ereditaria, non è qualificabile come donazione soggetta a collazione il godimento, a titolo gratuito di un immobile concesso durante la propria vita dal "de cuius" a uno degli eredi, atteso che l'arricchimento procurato dalla donazione non può essere identificato con il vantaggio che il comodatario trae dall'uso personale e gratuito della cosa comodata, in quanto detta utilità non costituisce il risultato finale dell'atto posto in essere dalle parti, come avviene nella donazione, bensì il contenuto tipico del comodato stesso. A tal fine non solo si deve escludere che venga integrata la causa della donazione (in luogo di quella del comodato) nell'ipotesi in cui il comodato sia pattuito per un periodo alquanto lungo o in relazione a beni di notevole valore, ma rileva la insussistenza dell'”animus donandi”, desumibile dalla temporaneità del godimento concesso al comodatario.

Cassazione civile sez. II  23 novembre 2006 n. 24866  

 

 

Successioni

Il provvedimento di esonero dell'esecutore testamentario per gravi irregolarità nell'adempimento dei suoi obblighi è assunto - in considerazione dell'espresso richiamo all'art. 710 cod. civ. contenuto nell'art. 750, ultimo comma, cod. proc. civ. - dal presidente del tribunale con ordinanza reclamabile davanti al presidente della corte d'appello, e la decisione assunta da quest'ultimo in sede di reclamo non è ricorribile in cassazione, in conformità alla previsione specifica dell'art. 750 cod. proc. civ. ed alla regola generale di cui all'art. 739 cod. proc. civ. Dichiara inammissibile, App. Bologna, 12/11/2012

Cassazione civile sez. VI  01 settembre 2014 n. 18468

 

A tal fine, occorre procedere alla formazione del compendio dei beni relitti ed alla determinazione del loro valore al momento dell'apertura della successione; quindi, alla detrazione dal relictum dei debiti, da valutare con riferimento alla stessa data; e, ancora, alla riunione fittizia, cioè meramente contabile, tra attivo netto e donatum, costituito dai beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione, da stimare, in relazione ai beni immobili ed ai beni mobili, secondo il loro valore al momento dell'apertura della successione (art. 747 e 750 c.c.) e, con riferimento al valore nominale, quanto alle donazioni in denaro (art. 751 c.c.). Devono calcolarsi, poi, la quota disponibile e la quota indisponibile sulla massa risultante dalla somma tra il valore del relictum al netto ed il valore del donatum ed imputarsi, infine, le liberalità fatte al legittimario, con conseguente diminuzione, in concreto, della quota ad esso spettante (art. 564 c.c.).

Cassazione civile sez. II  24 luglio 2012 n. 12919  

 

E’ noto che per accertare la lesione di legittima è necessario determinare il valore della massa ereditaria e quello, quindi, della quota disponibile e della quota di legittima, che della massa ereditaria costituiscono una frazione, procedendo, anzitutto alla formazione della massa dei beni relitti ed alla determinazione del loro valore al momento dell'apertura della successione, alla detrazione dal “relictum” dei debiti da valutare con riferimento alla stessa data, alla riunione fittizia (cioè, con operazione meramente contabile) tra attivo netto e “donatum”, costituito dai beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione, da stimare secondo il loro valore al momento dell'apertura della successione in base agli art. 747 e 750, c.c., rispettivamente relativi ai beni immobili ed ai beni mobili, e con riferimento al valore nominale, quanto alle donazioni in denaro ex art. 751, c.c., calcolando, poi, la quota disponibile e la quota indisponibile sulla massa risultante dalla somma del valore del “relictum” al netto, e del valore del “donatum”, imputando, infine, le liberalità fatte al legìttimario con la conseguente diminuzione, in concreto, della quota ad esso spettante.

Tribunale Bari sez. I  03 dicembre 2008 n. 2811  



 
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