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Art. 758 codice civile: Garanzia tra coeredi

I coeredi si devono vicendevole garanzia per le sole molestie (1) ed evizioni (2) derivanti da causa anteriore alla divisione.

La garanzia non ha luogo, se è stata esclusa con clausola espressa (3) nell’atto di divisione, o se il coerede soffre l’evizione per propria colpa.


Commento

Molestie: qualunque comportamento o fatto che rechi turbative al pacifico godimento del bene di cui si tratta.

 

Evizione: si ha quando un soggetto viene privato, in tutto ((—) totale) o in parte ((—) parziale), della proprietà di un bene, in conseguenza di una pronuncia giudiziaria che accerti l’esistenza di un diritto di un terzo sul bene stesso.

 

(1) Le molestie cui la norma si riferisce sono quelle di diritto, attuate cioè mediante la contestazione dell’altrui situazione giuridica;

 

(2) L’evizione può essere totale se riguarda l’intero bene assegnato, parziale qualora si riferisca solo ad una parte di tale bene.

 

(3) Tale clausola è ritenuta valida entro i limiti fissati dall’art. 1229, nel senso che non deve essere un espediente per eliminare ogni responsabilità del debitore, circoscrivendola ad ipotesi di improbabile realizzazione.

 

A fondamento di questa disposizione sta l’esigenza di garantire la proporzionalità tra le quote e le porzioni concretamente spettanti a ciascun coerede, attraverso la previsione esplicita di una garanzia per l’evizione.


Giurisprudenza annotata

Vendita

Le disposizioni di cui agli art. 758 e 759 c.c. - relative alla garanzia tra coeredi, tra l'altro, per le evizioni derivanti da cause anteriori alla divisione - svolgono la funzione di evitare che un'evizione che riguardi beni già oggetto di divisione (che trovi appunto il suo fondamento in situazioni preesistenti alla divisione) possa determinare danni solo in capo a quegli eredi che, appunto per effetto della detta divisione, ne siano diventati titolari, provvedendo invece a distribuire tra tutti i coeredi il sacrificio derivante dall'evizione medesima, mediante una distribuzione calibrata sulle quote precedentemente vantate sull'intero compendio ereditario.

Tribunale Vicenza sez. I  31 marzo 2009 n. 487

 

 

Divisione

Il principio secondo il quale non ricorre alcuna ipotesi di evizione nella ipotesi di nullità del negozio giuridico traslativo del diritto in contestazione (poiché in tal caso il bene oggetto del trasferimento non entra a far parte del patrimonio dell'avente causa) deve ritenersi applicabile anche alla ipotesi di nullità della divisione giudiziale tra coeredi, vizio genetico dell'atto del tutto ostativo alla produzione dei suoi effetti tipici (all'assegnazione, cioè, di beni determinati a ciascuno dei condividenti), ed in conseguenza del quale, esclusa l'ammissibilità del rimedio dell'evizione tra condividenti, sorge, per converso, la necessità di procedere ad una nuova divisione. (Nella specie, il giudice di merito, accertata la erronea inclusione, in un progetto divisionale tra coeredi, di due fondi oggetto di dominio civico destinati ad alcuni condividenti, e dichiarata, conseguentemente, la nullità dell'intera divisione, aveva escluso, con sentenza confermata dalla S.C., l'esperibilità, per gli assegnatari dei predetti beni, del rimedio di cui agli art. 758 e 759 c.c. in tema di evizione subita da un coerede, affermando la necessità di procedere ad una nuova divisione).

Cassazione civile sez. II  02 settembre 1998 n. 8693  

 

Nel giudizio di divisione ereditaria, allorquando si deduca che un determinato bene debba essere escluso dalla massa in quanto di proprietà di un terzo estraneo al giudizio, il contraddittorio deve essere integrato nei confronti di detto terzo, stante l'esigenza di prevenire l'opposizione rispetto alla emanata sentenza nonché gli effetti dell'evizione a norma degli art. 755 e 759 c.c.. A tal fine la parte che eccepisca la non integrità del contraddittorio ha l'onere di indicare le persone che debbono necessariamente essere chiamate a partecipare al giudizio e di specificare le ragioni di fatto e diritto della integrazione, le quali non debbono apparire prima facie pretestuose ed infondate, mentre la prova rigorosa della allegazione può, in determinate circostanze, connesse alla natura del diritto del terzo, essere data anche successivamente in contraddittorio degli stessi terzi.

Cassazione civile sez. II  16 luglio 1991 n. 7876

 

Nella divisione dell'eredità fatta dal testatore, la circostanza che l'erede, dopo l'acquisto del bene attribuitogli (che si verifica dal momento dell'apertura della successione), subisca la perdita del bene medesimo, per effetto di esecuzione per espropriazione forzata promossa dal creditore del de cuius, non determina nullità di detta divisione, ma l'obbligo di garanzia degli altri coeredi, ai sensi degli art. 758 e 759 c.c.

Cassazione civile sez. II  08 febbraio 1986 n. 796  



 
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