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Art. 761 codice civile: Annullamento per violenza o dolo

La divisione (1) può essere annullata quando è l’effetto di violenza o di dolo (2).

L’azione si prescrive in cinque anni dal giorno in cui è cessata la violenza o in cui il dolo è stato scoperto.


Commento

Divisione: [v. 713]; Prescrizione: [v. 2934].

 

Annullamento: invalidazione di un atto negoziale mediante una sentenza del giudice [v. 1441] che ha carattere costitutivo, nel senso che opera sul preesistente negozio, eliminandolo dal mondo del diritto e precludendone ogni ulteriore effetto.

 

Violenza: forma di costringimento psicologico o fisico, che limita o elimina del tutto la libertà di scelta del soggetto che la subisce [v. 1434].

 

Dolo: vizio del consenso [v. 1427] ed, in quanto tale, causa l’annullamento del contratto. Consiste negli artifici e nei raggiri usati da un soggetto (deceptor) per far cadere un altro soggetto (deceptus) in errore, determinandolo a porre in essere un negozio che non avrebbe concluso o avrebbe concluso a condizioni diverse [v. 1439].

 

(1) La norma si riferisce alla divisione negoziale e non a quella giudiziale conclusa da provvedimento non ricollegabile all’accordo delle parti (secondo la giurisprudenza prevalente).

 

(2) Solo il dolo "determinante" può determinare l’annullamento della divisione, cioè tale da indurre un coerede a manifestare un consenso che, in assenza dei raggiri, non sarebbe stato dato [v. 1439]. Se invece il dolo è solo "incidente" [v. 1440], cioè tale da indurre un coerede ad accettare condizioni meno favorevoli, può richiedersi solo il risarcimento del danno [v. 1223].

 

La norma in esame riconosce l’applicabilità dei rimedi generali anche alla divisione quando sia stata conclusa con dolo o violenza. Nulla è detto con riferimento all’errore [v. 1428].


Giurisprudenza annotata

Divisione

In tema di divisione ereditaria, l'azione di annullamento prevista dall'art. 761 cod. civ. è esperibile solo in caso di divisione negoziale, non anche nel caso di divisione giudiziale conclusa da provvedimento non ricollegabile all'accordo delle parti. Rigetta, App. Catania, 21/02/2008

Cassazione civile sez. II  27 giugno 2014 n. 14682  

 

Nel giudizio di divisione il criterio dell'estrazione a sorte, previsto dall'art. 729 c.c., nel caso di uguaglianza di quote, a garanzia della trasparenza delle operazioni divisionali contro ogni possibile favoritismo, non ha carattere assoluto, ma soltanto tendenziale, ed è, pertanto, derogabile in base a valutazioni prettamente discrezionali, che possono attenere non soltanto a ragioni oggettive legate alla condizione funzionale ed economica dei beni, quale risulterebbe dall'applicazione della regola del sorteggio, ma anche a fattori soggettivi di apprezzabile e comprovata opportunità, la cui valutazione è sindacabile in sede di legittimità soltanto sotto il profilo del vizio di motivazione.

Cassazione civile sez. II  27 giugno 2014 n. 14682  

 

Non è fondata la domanda diretta all'accertamento della nullità di una divisione dei beni ereditari effettuata tramite scrittura privata sottoscritta dagli interessati, qualora sia dato riscontrare una semplice omissione di uno o più beni poiché la divisione contrattuale può avere ad oggetto l'intera eredità o anche soltanto una parte di essa, permanendo la comunione per i beni non inclusi nella divisione. Del pari, l'eventuale ed erronea valutazione sull'essenza e sul valore dei beni da dividere non comporta annullamento, della divisione, dal momento che l'art. 761 c.c. annovera tra le cause di annullamento solamente la violenza e il dolo. Soccorre in tal caso, lo specifico rimedio previsto dall'art. 763 c.c. ove si contempla lo strumento della rescissione per lesione ma soltanto nel caso in cui l'errore valutativo abbia dato causa ad una lesione superiore al quarto.

Tribunale Salerno sez. II  21 gennaio 2008 n. 179  

 

Qualora tra gli eredi ex testamento in lite giudiziale per la declaratoria della falsità del medesimo intervenga un accordo extragiudiziale (erroneamente qualificato come transattivo, in realtà integrante gli estremi dell'arbitrato irrituale) per addivenire bonariamente alla divisione, senza che, in esso, sia, peraltro, contenuta alcuna menzione dell'esistenza del contestato testamento olografo, tale accordo (privo di qualsivoglia contenuto transattivo) ben può essere impugnato dagli stessi condividenti per errore sul presupposto della divisione (ossia sul titolo di essa), per esservisi proceduto secondo criteri di successione legittima nonostante l'esistenza di un testamento, e ciò anche se i convenuti nel giudizio per la declaratoria di falsità del medesimo abbiano, per effetto delle direttive impartite all'arbitro, implicitamente rinunciato a farne valere gli effetti.

Cassazione civile sez. II  24 maggio 1997 n. 4644  

 

In tema di divisione ereditaria, l'errore riguardante le operazioni divisionali, cioè i beni da dividere, la loro essenza e il loro valore, non costituisce causa di annullamento della divisione, dovendo trovare piena applicazione, in tal caso, la norma speciale dell'art. 761 c.c. che annovera tra le possibili cause di annullamento soltanto la violenza e il dolo. E infatti l'eventuale pretermissione di cespiti facenti parte del compendio comune e l'errore (non determinato da dolo) sull'essenza e sul valore dei beni da dividere trovano il loro specifico rimedio, rispettivamente, nell'art. 762 c.c., che ammette la possibilità di procedere ad un supplemento della divisione e nel successivo art. 763 che, prevedendo l'azione di rescissione per lesione oltre il quarto, mostra di considerare rilevante l'errore valutativo solo se ed in quanto abbia dato luogo ad una lesione di detta entità.

Cassazione civile sez. II  11 febbraio 1995 n. 1529  

 

In materia di divisione negoziale, qualora la volontà delle parti sia nel senso di procedervi in conformità al "tipo di frazionamento" allegato al contratto e ciò risulti in concreto realizzabile, l'errore in cui sia incorso uno dei condividenti per la divergenza fra la situazione sostanziale considerata nel "tipo di frazionamento" e le formali indicazioni ivi contenute e riprodotte nel contratto - se non può legittimare un'azione di annullamento della divisione, non ammessa dall'art. 761 c.c. in relazione al successivo art. 1116 - è tuttavia rimediabile attraverso l'applicazione dei comuni principi di ermeneutica di cui agli art. 1362 e ss. dello stesso codice, per i quali sulla lettera del contratto prevale la comune intenzione delle parti.

Cassazione civile sez. II  30 marzo 1981 n. 1810  



 
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