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Art. 763 codice civile: Rescissione per lesione

La divisione può essere rescissa quando taluno dei coeredi prova di essere stato leso oltre il quarto (1).

La rescissione è ammessa anche nel caso di divisione fatta dal testatore (2), quando il valore dei beni assegnati ad alcuno dei coeredi è inferiore di oltre un quarto all’entità della quota ad esso spettante.

L’azione si prescrive in due anni dalla divisione.


Commento

Divisione: [v. 713]; Prescrizione: [v. 2934].

 

Rescissione: rimedio volto ad eliminare una situazione di squilibrio [v. 1447, 1448] verificatasi nella fase di conclusione del contratto, attraverso lo scioglimento dello stesso.

 

(1) Presupposto della rescissione della divisione ereditaria è solo il dato oggettivo della lesione oltre il quarto che ricorre quando a taluno dei coeredi vengono assegnati beni il cui valore non raggiunge i 3/4 del valore della quota a lui spettante.

 

(2) V. nota (1) sub art. 734.


Giurisprudenza annotata

Divisione

Nel giudizio di divisione il criterio dell'estrazione a sorte, previsto dall'art. 729 c.c., nel caso di uguaglianza di quote, a garanzia della trasparenza delle operazioni divisionali contro ogni possibile favoritismo, non ha carattere assoluto, ma soltanto tendenziale, ed è, pertanto, derogabile in base a valutazioni prettamente discrezionali, che possono attenere non soltanto a ragioni oggettive legate alla condizione funzionale ed economica dei beni, quale risulterebbe dall'applicazione della regola del sorteggio, ma anche a fattori soggettivi di apprezzabile e comprovata opportunità, la cui valutazione è sindacabile in sede di legittimità soltanto sotto il profilo del vizio di motivazione.

Cassazione civile sez. II  27 giugno 2014 n. 14682  

 

Non è fondata la domanda diretta all'accertamento della nullità di una divisione dei beni ereditari effettuata tramite scrittura privata sottoscritta dagli interessati, qualora sia dato riscontrare una semplice omissione di uno o più beni poiché la divisione contrattuale può avere ad oggetto l'intera eredità o anche soltanto una parte di essa, permanendo la comunione per i beni non inclusi nella divisione. Del pari, l'eventuale ed erronea valutazione sull'essenza e sul valore dei beni da dividere non comporta annullamento, della divisione, dal momento che l'art. 761 c.c. annovera tra le cause di annullamento solamente la violenza e il dolo. Soccorre in tal caso, lo specifico rimedio previsto dall'art. 763 c.c. ove si contempla lo strumento della rescissione per lesione ma soltanto nel caso in cui l'errore valutativo abbia dato causa ad una lesione superiore al quarto.

Tribunale Salerno sez. II  21 gennaio 2008 n. 179  

 

Ai fini dell'azione di rescissione ex art. 763 c.c., la lesione oltre il quarto fra le quote dei condividenti deve sussistere ed essersi verificata al momento della divisione, cioè dell'attribuzione delle quote e non successivamente, quando tale divisione viene formalizzata (nella specie, è stata considerata definitiva la divisione effettuata con scrittura privata, pur quando la medesima necessiti di una ulteriore formalizzazione in atto pubblico in funzione della trascrizione e delle volture catastali).

Cassazione civile sez. II  29 marzo 2001 n. 4635  

 

 

Nell'azione di rescissione ex art. 763 c.c. la lesione oltre il quarto tra le quote dei condividenti deve sussistere ed essersi verificata al momento della divisione, cioè dell'attribuzione delle stesse. Deve considerarsi definitiva la divisione - cioè l'attribuzione delle quote, con conseguente rilevanza in tale sede della lesione - effettuata con scrittura privata, pur quando la stessa necessiti di un'ulteriore formalizzazione in atto pubblico, in funzione della trascrizione e delle volture catastali. In tal caso è inammissibile l'azione di rescissione per lesione, ex art. 763 c.c., proposta non contro la scrittura privata, cioè contro l'atto di divisione, ma contro il successivo atto di formalizzazione della stessa, poiché la denuncia di lesione oltre il quarto deve avere come necessario oggetto l'atto di divisione che attribuisce in modo definitivo le quote a ciascun condividente e non già l'atto di regolarizzazione della già avvenuta divisione.

Cassazione civile sez. II  29 marzo 2001 n. 4635  

 

Qualora tra gli eredi ex testamento in lite giudiziale per la declaratoria della falsità del medesimo intervenga un accordo extragiudiziale (erroneamente qualificato come transattivo, in realtà integrante gli estremi dell'arbitrato irrituale) per addivenire bonariamente alla divisione, senza che, in esso, sia, peraltro, contenuta alcuna menzione dell'esistenza del contestato testamento olografo, tale accordo (privo di qualsivoglia contenuto transattivo) ben può essere impugnato dagli stessi condividenti per errore sul presupposto della divisione (ossia sul titolo di essa), per esservisi proceduto secondo criteri di successione legittima nonostante l'esistenza di un testamento, e ciò anche se i convenuti nel giudizio per la declaratoria di falsità del medesimo abbiano, per effetto delle direttive impartite all'arbitro, implicitamente rinunciato a farne valere gli effetti.

Cassazione civile sez. II  24 maggio 1997 n. 4644  

 



 
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