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Art. 766 codice civile: Stima dei beni

Per conoscere se vi è lesione si procede alla stima dei beni secondo il loro stato e valore al tempo della divisione.


Commento

Stima: [v. 726].

 

La norma si preoccupa di stabilire quale sia il momento in cui deve essere accertato il valore dei beni assegnati a ciascun coerede al fine di verificare se vi è stata lesione per taluno di essi.


Giurisprudenza annotata

Appalto

La fattispecie di responsabilità di cui all'art. 766 c.c., concernente la rovina o i gravi difetti di edifici o di altre cose immobili, dipendenti da un vizio del suolo o da difetto della costruzione, ha natura extracontrattuale. Di conseguenza essa non opera soltanto nei confronti dell'appaltatore in senso proprio, ma anche del soggetto che abbia venduto l'immobile dopo averlo costruito, nonché del progettista e del direttore dei lavori. Il termine annuale di decadenza per la denunzia non decorre dalla mera scoperta dei gravi difetti, bensì dalla cognizione del nesso di causalità tra gli stessi e l'opera del costruttore.

Tribunale Bari  26 maggio 2005

 

 

Divisione

In tema di divisione, il conguaglio che il condividente, a cui sia attribuito per intero l'immobile, deve corrispondere ad altro coerede, costituisce debito di valore, esprimendo l'equivalente economico della quota spettante di tale bene e pertanto va stabilito con riferimento al valore di questo al momento della decisione della causa di divisione. Tale valore non è però determinabile maggiorando automaticamente il prezzo del bene accertato dal consulente tecnico di ufficio nel corso del giudizio divisorio dell'indice di svalutazione monetaria, intervenuta tra la data dell'accertamento e quella della pronuncia della sentenza, in quanto spesso gli immobili si rivalutano con un ritmo più elevato, o comunque diverso, da quello di svalutazione della moneta secondo gli indici calcolati dall'Istat, sì che il riferimento a tale indice è inidoneo per una rivalutazione equa della somma dovuta a conguaglio.

Cassazione civile sez. II  29 gennaio 2001 n. 1245

 

Poiché la stima per la formazione delle quote di beni in comunione va effettuata al tempo della divisione, tenendo conto di ogni elemento incidente sul valore di mercato, occorre considerare l'incremento di esso per effetto di una procedura espropriativa per pubblica utilità in corso, e pertanto è legittimo il ragguaglio del valore del relativo cespite all'indennità normativamente dovuta (art. 5 bis, l. 8 agosto 1992 n. 359), pur in mancanza ancora del provvedimento ablatorio.

Cassazione civile sez. II  07 gennaio 1998 n. 55  

 

In tema di divisione ereditaria, deve farsi riferimento per la formazione delle quote e la determinazione degli eventuali conguagli al valore venale dei beni relitti al momento della divisione. Tuttavia, poiché i conguagli dovuti da un condividente agli altri, rappresentando una parte di quota ereditaria, costituiscono debiti di valore, le somme relative vanno adeguate alle sopravvenute mutazioni del potere di acquisto della moneta, sì che in concreto mediante la loro modificazione numerica ne resti inalterato l'effettivo valore da essi rappresentato.

Cassazione civile sez. II  28 marzo 1991 n. 3380  

 

Qualora un immobile non comodamente divisibile venga assegnato, in sede di divisione giudiziale, ad uno dei condividenti, ai sensi dell'art. 720 c.c. con attribuzione agli altri di somme di denaro corrispondenti al valore delle rispettive quote, il giudice d'appello, anche d'ufficio, può aggiornare l'ammontare di quelle somme in relazione al diminuito potere di acquisto della moneta, verificatosi nelle more del procedimento, se e nei limiti in cui tale svalutazione si sia tradotta in una nominale lievitazione del prezzo di mercato del bene. Detto aggiornamento, infatti, non comporta alcuna immutazione nella stima del bene e nella determinazione dei conguagli in denaro, così come acquisite al processo, ma configura un adeguamento monetario di debiti di valore, necessario affinché la sopravvenuta svalutazione non alteri i termini sostanziali della divisione.

Cassazione civile sez. II  10 marzo 1987 n. 2474  

 

In tema di divisione giudiziale di un immobile, l'attribuzione di somme di denaro a titolo di conguaglio costituisce un debito di valore che il giudice, anche d'appello, deve rivalutare, pur in assenza di una istanza di parte, per aggiornarlo al diminuito potere di acquisto della moneta verificatosi nel corso del procedimento, se e nei limiti in cui tale svalutazione si sia tradotta in una normale levitazione del prezzo di mercato del bene. Detto aggiornamento, infatti, non comporta alcuna immutazione nella stima del bene e nella determinazione dei conguagli in denaro, così come acquisite al processo, ma configura un adeguamento monetario del debito di valore, necessario affinché la sopravvenuta svalutazione non alteri i termini sostanziali della divisione.

Cassazione civile sez. II  21 febbraio 1985 n. 1529  

 

Nella divisione dei beni ereditari, la stima dei beni si compie con riferimento al tempo della divisione, intendendosi per tale momento, a norma dell'art. 766 c.c. quello in cui si procede alle relative operazioni, le quali possono protrarsi nel tempo. Detta stima, una volta acquisita al processo, può essere mutata non già per le normali e prevedibili fluttuazioni dei valori di mercato intervenuti durante il procedimento di divisione, bensì solo per eventi straordinari.

Cassazione civile sez. II  23 giugno 1981 n. 4105  

 

 



 
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