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Art. 770 codice civile: Donazione rimuneratoria

E’ donazione anche la liberalità fatta per riconoscenza o in considerazione dei meriti del donatario o per speciale rimunerazione (1).

Non costituisce donazione la liberalità che si suole fare in occasione di servizi resi o comunque in conformità agli usi (2).


Commento

Donazione rimuneratoria: donazione fatta per sdebitarsi o per premiare il donatario.

 

(1) Le donazioni rimuneratorie non sono soggette a revoca [v. 805] e non comportano per il donatario l’obbligo di versare gli alimenti a favore del donante [v. 437].

 

(2) Sono le cd. liberalità d’uso, quelle fatte cioè solo per il desiderio di conformarsi ad un’usanza sociale (es.: le mance, i regali di Natale etc.) valutando tutte le circostanze del caso concreto (condizioni economiche, costumi sociali e familiari, intenzione del disponente) a prescindere dal rilevante valore dell’oggetto donato che di per sé non rileva.

 


Giurisprudenza annotata

onazione

Il rilevante valore dell'oggetto donato può configurare una liberalità d'uso e non una donazione purché ricorrano elementi, quali le condizioni economiche del donante o altre circostanze peculiari dell'elargizione, tali da escludere l'"animus donandi". (Fattispecie in tema di elargizione di denaro, da padre a figlia, per l'importo di lire 14 milioni, per acquisto di mobili destinati alla casa coniugale). Cassa e decide nel merito, App. Roma, 12/07/2007

Cassazione civile sez. III  18 settembre 2014 n. 19636  

Se nell'atto di donazione di un immobile viene apposta specifica clausola di risoluzione nel caso in cui i donatari non provvedano ad assistere i donanti per tutta la loro vita e a sostenere le spese per i loro funerali, il solo inadempimento di una di tali obbligazioni comporta la risoluzione del contratto. La statuizione di risoluzione deve prescindere, nelle sue premesse giuridiche, dalla natura remuneratoria o meno della donazione, incentrandosi invece sul carattere modale della stessa.

Cassazione civile sez. II  26 aprile 2011 n. 9330  

Nel "negotium mixtum cum donatione" la causa del contratto ha natura onerosa ma il negozio commutativo stipulato tra i contraenti ha lo scopo di raggiungere per via indiretta, attraverso la voluta sproporzione tra le prestazioni corrispettive, una finalità diversa e ulteriore rispetto a quello dello scambio, consistente nell'arricchimento, per puro spirito di liberalità, di quello tra i contraenti che riceve la prestazione di maggior valore realizzandosi così una donazione indiretta; conseguentemente, per la validità di tale negotium, non è necessaria la forma della donazione ma quella prescritta per lo schema negoziale effettivamente adottato dalle parti, sia perché l'art. 809 c.c., nel sancire l'applicabilità delle norme sulle donazioni agli altri atti di liberalità realizzati con negozi diversi da quelli previsti dall'art. 769 c.c., non richiama l'art. 782 c.c., che prescrive la forma dell'atto pubblico per la donazione, sia perché, essendo la norma appena richiamata volta a tutelare il donante, essa, a differenza delle norme che tutelano i terzi, non può essere estesa a quei negozi che perseguono l'intento di liberalità con schemi negoziali previsti per il raggiungimento di finalità diverse.

Cassazione civile sez. II  17 novembre 2010 n. 23215  

Non si configura una liberalità d'uso, né una donazione indiretta in caso di cointestazione di un libretto bancario su cui erano state in precedenza depositate somme di denaro appartenenti ad uno solo dei cointestatari, allorquando difetti la prova che, all'atto della cointestazione, il proprietario del denaro non avesse altro scopo che quello di liberalità (nella specie, è stata confermata la pronuncia di merito secondo cui la cointestataria non proprietaria del denaro originariamente versato non aveva fornito la dimostrazione di un atto volontario e spontaneo di disposizione patrimoniale in suo favore da parte di chi aveva aperto il libretto, in considerazione dell'assistenza morale e materiale ricevuta).

Cassazione civile sez. II  12 novembre 2008 n. 26983  

La qualificazione giuridica di un'elargizione come liberalità effettuata in conformità agli usi ex art. 770, comma 2, c.c., deve risultare non solo dal rapporto con la potenzialità economica del donante ma anche in relazione alle condizioni sociali in cui si svolge la sua vita di relazione, oltre che dal concreto accertamento dell'animus solvendi consistente nell'equivalenza economica tra servizi resi e liberalità ed, infine, dall'effettiva corrispondenza agli usi, intesi come costumi sociali e familiari. (Nella specie il giudice di merito aveva qualificato secondo gli usi l'elargizione fatta dal donante prima di morire alla convivente more uxorio consistente in un giroconto per acquisto titoli per 64 milioni di lire e quadri d'autore. La Corte ha cassato con rinvio perché non era stata accertata e motivata l'esistenza delle condizioni qualificanti la liberalità d'uso).

Cassazione civile sez. II  18 giugno 2008 n. 16550  

La donazione di un quadro di rilevante valore economico e storico artistico configura una donazione necessitata dalla forma e non rileva la correlazione relativa all’effetto depauperante sul patrimonio del donante, che del caso può considerarsi capiente, bensì la particolare qualità del bene mobile, in relazione al compendio mobiliare ove è inserito. Va del pari esclusa l’ipotesi della donazione rimuneratoria per servizi resi siccome disancorata dal requisito essenziale della forma vincolata ex art. 782 c.c., che non può essere superata da una scrittura attributiva del bene che vagamente descriva la causa rimuneratoria. Consegue che, in assenza di prova riguardo ad un titolo valido a provare la detenzione iniziale, va dichiarata la nullità della donazione per difetto di forma e la conseguente restituzione del bene che ne costituisce l’oggetto agli aventi diritto.

Tribunale Palermo sez. II  28 agosto 2007



 
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