codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 771 codice civile: Donazione di beni futuri

La donazione non può comprendere che i beni presenti del donante. Se comprende beni futuri, è nulla rispetto a questi, salvo che si tratti di frutti non ancora separati (1).

Qualora oggetto della donazione sia un’universalità di cose e il donante ne conservi il godimento trattenendola presso di sé, si considerano comprese nella donazione anche le cose che vi si aggiungono successivamente, salvo che dall’atto risulti una diversa volontà (2).


Commento

Beni futuri: [v. 1348]; Frutti: [v. 820]; Universalità di cose: [v. 816].

 

(1) Se la donazione comprende sia beni presenti che futuri, questa sarà nulla solo relativamente a questi ultimi.

 

(2) È questa una deroga al divieto della donazione di beni futuri, in omaggio al prevalente principio dell’unità delle universalità patrimoniali.

 

Si vieta che oggetto di donazione sia un bene futuro per evitare che il donante doni un bene senza conoscere quello che sarà il suo valore effettivo né le sue reali condizioni economiche.


Giurisprudenza annotata

Donazione

Va rimessa al primo presidente della Corte di cassazione, affinché valuti l'opportunità dell'assegnazione alle sezioni unite, la questione relativa alla validità della donazione di beni di cui il donante sia comproprietario pro indiviso di una quota ideale.

Cassazione civile sez. II  23 maggio 2014 n. 11545  

La donazione di cosa altrui, benché non espressamente disciplinata, deve ritenersi nulla alla stregua della disciplina complessiva della donazione e, in particolare, dell'art. 771 cod. civ., poiché il divieto di donazione dei beni futuri riguarda tutti gli atti perfezionati prima che il loro oggetto entri a comporre il patrimonio del donante; tale donazione, tuttavia, è idonea ai fini dell'usucapione decennale, poiché il titolo richiesto dall'art. 1159 cod. civ. deve essere suscettibile in astratto, e non in concreto, di determinare il trasferimento del diritto reale, ossia tale che l'acquisto del diritto si sarebbe senz'altro verificato se l'alienante ne fosse stato titolare. Cassa con rinvio, App. Palermo, 17/01/2011

Cassazione civile sez. VI  23 maggio 2013 n. 12782  

La cointestazione di un conto corrente, sul quale confluiscano somme versate da uno solo dei titolari, non costituisce donazione indiretta, sia perché vi è l'obbligo di rendicontazione reciproco tra i correntisti, sia perché, rispetto alle somme via via rimesse sul conto, vige il principio di determinatezza dell'oggetto e il generale divieto di donazione di beni futuri. Pertanto, il prelievo, prima del decesso dell'altro cointestatario, di una somma da parte del correntista che non ha effettuato i versamenti, non può costituire donazione indiretta a suo favore, e l'eventuale donazione diretta sarebbe nulla per difetto del requisito della forma solenne. Ne consegue che le somme prelevate vanno restituite al compendio ereditario.

Tribunale Mondovi'  04 febbraio 2010 n. 40  

La donazione dispositiva di beni altrui, con cui il donante intende produrre un effetto traslativo immediato, è nulla alla luce della complessiva disciplina della donazione. Nonostante manchi un espresso divieto, l'art. 769 c.c. impone nella donazione con effetti reali immediati l'attualità dello spoglio, la quale implica che il donante disponga di un "suo diritto". Inoltre l'art. 771 comma 1 c.c., nel comminare la nullità della donazione di beni futuri, esprime l'esigenza, comune alle liberalità riguardanti cose altrui, di limitare gli atti di prodigalità del donante. Tale istanza protettiva richiede un superamento dell'interpretazione letterale dell'art. 771 c.c., così da ricomprendere nel suo divieto ogni bene futuro, sia in senso oggettivo, che in senso solo soggettivo.

Cassazione civile sez. II  05 maggio 2009 n. 10356  

La donazione di un bene altrui è nulla, atteso che il divieto di donazione di beni futuri ex art. 771 c.c. comprende tutti gli atti perfezionatisi prima che il loro oggetto entri nel patrimonio del donante e non i soli beni non ancora esistenti in natura; tuttavia, tale negozio, quando conformato in termini di atto di alienazione, stante l'ignoranza delle parti circa l'alienità della res donata, è suscettibile di fungere da titulus adquirendi ai fini dell'usucapione abbreviata ai sensi dell'art. 1159 c.c., in quanto il requisito, richiesto dalla predetta disposizione codicistica, della esistenza di un titolo idoneo a far acquistare la proprietà o altro diritto reale di godimento, che sia stato debitamente trascritto, va inteso nel senso che il titolo, tenuto conto della sostanza e della forma del negozio, deve essere idoneo in astratto, e non in concreto, a determinare il trasferimento del diritto reale, ossia tale che l'acquisito del diritto si sarebbe senz'altro verificato se l'alienante ne fosse stato titolare. (Cassa App. Salerno 20 aprile 2004).

Cassazione civile sez. II  05 maggio 2009 n. 10356  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti