codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 775 codice civile: Donazione fatta da persona incapace d’intendere o di volere

La donazione fatta da persona che, sebbene non interdetta, si provi essere stata per qualsiasi causa, anche transitoria, incapace d’intendere o di volere al momento in cui la donazione è stata fatta, può essere annullata su istanza del donante, dei suoi eredi o aventi causa (1).

L’azione si prescrive in cinque anni dal giorno in cui la donazione è stata fatta.


Commento

Incapacità di intendere e di volere: [v. 428].

 

(1) Al contrario di quanto dispone l’art. 428, il contratto è annullabile senza bisogno di provare la malafede del donatario.


Giurisprudenza annotata

 

Interdizione ed inabilitazione

L'incapacità legale derivante dalla sentenza di interdizione decorre soltanto dal giorno della sua pubblicazione (art. 421 c.c.), con la conseguenza dell'operatività, fino a tale momento, della generale presunzione di normale capacità dell'interdicendo e dell'irretroattività degli effetti della suddetta decisione. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito la quale, considerando operante la menzionata presunzione, aveva stabilito che l'incapacità naturale della testatrice e donante, in relazione agli atti di formazione pregressa, avrebbe dovuto essere provata dall'interessato in modo univoco e rigoroso, e con riguardo ad ogni singolo atto specificamente impugnato).

Cassazione civile sez. II  31 marzo 2011 n. 7477  

 

L’azione di annullamento della donazione è attribuita dall’art. 775 c.c., norma speciale, a qualunque persona che, sebbene non privata della capacità legale d’agire, si sia di fatto trovata, per qualsiasi causa, permanente o temporanea, in stato di incapacità d’intendere o di volere al momento del compimento della stessa, su quest’unico presupposto, senza che siano richiesti gli ulteriori, prescritti in generale dall’art. 428 c.c. ai fini dell’annullamento dei contratti per identica causa, vale a dire che l’atto sia fonte di grave pregiudizio all’incapace e che sussista la mala fede dell’altro contraente. È comune alle due impugnative, invece, il presupposto dell’alterazione delle facoltà mentali, per cui possono estendersi i relativi principi di diritto

 

In tema di annullamento della donazione compiuta da persona incapace d'intendere o di volere, secondo la regola generale, l’onere della prova dell’incapacità incombe all’attore, che afferma di esserne stato affetto; per converso, grava sul convenuto in presenza di un’infermità psichica di carattere permanente, talché quest’ultimo, nel negare l’incapacità, è tenuto a dimostrare che l’atto, eccezionalmente, è stato compiuto in un momento di lucido intervallo: infatti, una volta accertata la totale incapacità di un soggetto in due momenti diversi e prossimi nel tempo, la sussistenza dell'incapacità anche nel periodo intermedio è sorretta da una presunzione iuris tantum, con conseguente inversione dell'onere della prova.

Trib. Oristano, sent. del 16.06.2015.

 

Donazione

Anche se l’art. 809 c.c. concernente le norme delle donazioni applicabili ad altri atti di liberalità non richiama anche l’art. 775 c.c., all’autonoma clausola di designazione dei beneficiari è applicabile l’art. 775 c.c. (costituente disposizione di ordine pubblico attinente alla tutela degli incapaci sicuramente applicabile ad ogni atto di liberalità atipico qualora le altre norme dell’ordinamento siano insuscettibili di garantirne la tutela) se sussiste la prova in concreto dello stato di incapacità naturale del disponente al momento della designazione.

Tribunale Torino sez. IV  01 ottobre 2008

È manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 775, comma 2, c.c., censurato, in riferimento all'art. 2 Cost., nella parte in cui prevede che gli eredi del donante, divenuti tali successivamente alla decorrenza del termine di prescrizione quinquennale per proporre l'azione di annullamento della donazione per incapacità di intendere e volere, non possano più chiedere l'annullamento dell'atto di liberalità. Il parametro, infatti, è stato meramente evocato ed il rimettente non ha motivato in ordine alla sua violazione.

Corte Costituzionale  13 giugno 2008 n. 206  

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 775, comma 2, c.c., censurato, in riferimento all'art. 3 Cost., nella parte in cui prevede che gli eredi del donante, divenuti tali successivamente alla decorrenza del termine di prescrizione quinquennale per proporre l'azione di annullamento della donazione per incapacità di intendere e volere, non possano più chiedere l'annullamento dell'atto di liberalità. La posizione dell'erede che sia divenuto tale dopo il decorso di cinque anni dal giorno in cui la donazione è stata fatta non è comparabile con quella di chi sia divenuto tale prima di tale termine, dal momento che solo il secondo è titolare del diritto di ottenere l'annullamento della donazione, laddove il primo non è più titolare di tale diritto, essendosi lo stesso prescritto già in capo al suo dante causa.

Corte Costituzionale  13 giugno 2008 n. 206

La prova dei fatti posti a base della domanda di annullamento di un contratto o di una donazione per incapacità naturale, ai sensi degli art. 428 e 775 c.c., può essere fornita con ogni mezzo ed anche con elementi raccolti in un giudizio diverso tra le stesse parti o fra altri; l'apprezzamento di queste prove sfugge al sindacato di legittimità se è sorretto da congrue argomentazioni, esenti da vizi logici e da errori di diritto.

Cassazione civile sez. II  23 febbraio 1995 n. 2085  

Rientrano fra i contratti a titolo gratuito, e non fra quelli commutativi, sia le donazioni remuneratorie, fatte per riconoscenza o in considerazione dei meriti del donatario, sia quelle modali, in cui il "modus", che è limitazione del beneficio mediante un'obbligazione accessoria posta a carico del donatario, non può equipararsi alla controprestazione propria dei contratti a titolo oneroso, e non è perciò idoneo a mutare la causa del contratto, che resta a titolo gratuito. Di conseguenza, per l'annullamento delle donazioni remuneratorie e modali, come di ogni altra donazione fatta da persona incapace di intendere e di volere, non sono richiesti, ai sensi dello specifico disposto dell'art. 775 c.c. nè il pregiudizio del donante, nè la malafede del donatario trovando riferimento tali condizioni, previste dagli art. 428 e 1425 c.c., in rapporti di corrispettività e di equivalenza tra le prestazioni che sono pertinenti ai soli contratti a titolo oneroso.

Cassazione civile sez. II  06 dicembre 1984 n. 6414  

L'azione di revocazione della donazione (per ingratitudine, ai sensi dell'art. 801 c.c.) e quella di annullamento della medesima (ai sensi dell'art. 775 c.c. o per vizio di volontà del donante) spettano unicamente al donante e, dopo la sua morte ai suoi eredi. Pertanto, non è legittimato ad esperirle - difettando anche d'interesse ad agire, requisito che deve sussistere almeno al momento della pronuncia - il soggetto (nella specie, figlio del donante) il quale assuma che l'atto di liberalità lede suoi futuri diritti successori.

Cassazione civile sez. II  13 dicembre 1979 n. 6504



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti