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Art. 78 codice civile: Affinità

L’affinità è il vincolo tra un coniuge e i parenti dell’altro coniuge.

Nella linea e nel grado in cui taluno è parente d’uno dei coniugi, egli è affine dell’altro coniuge (1).

L’affinità non cessa per la morte, anche senza prole, del coniuge da cui deriva, salvo che per alcuni effetti specialmente determinati. Cessa se il matrimonio è dichiarato nullo, salvi gli effetti di cui all’art. 87, n. 4.


Commento

Affinità: rapporto che lega il coniuge con i parenti dell’altro coniuge.

 

 

(1) Il vincolo di affinità si costituisce automaticamente per effetto del matrimonio. Anche il rapporto di affinità si distingue per linea (retta o collaterale) e per grado. Tali caratteri sono determinati con riferimento al rapporto di parentela che intercorre con uno dei coniugi (se un soggetto è parente di secondo grado in linea retta di uno dei coniugi, è affine nella stessa linea e grado dell’altro coniuge).

 

 

Il rapporto di affinità si costituisce esclusivamente fra un coniuge e i parenti dell’altro coniuge, mentre gli affini di ciascun coniuge non sono affini tra loro (es.: i genitori di ciascun coniuge non sono affini tra loro).


Giurisprudenza annotata

Amministrazione di sostegno

L’elencazione dei soggetti attivamente legittimati alla presentazione del ricorso per nomina di ads ha natura tassativa, quindi non incrementabile con l’interpretazione, di talché i figliastri non possono farsi ricomprendersi nella categoria dei “parenti entro il quarto grado” del beneficiario, poiché la parentela è “il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite”, a prescindere dal legame di coniugio (art. 78 c.c.) (Nel caso di specie, il ricorso per ads veniva proposto dalle figliastre, nate dalla precedente unione dell’attuale coniuge di secondo letto del beneficiario. In applicazione del principio di cui in massima, il GT ha rigettato il ricorso per difetto di legittimazione attiva, nel contempo trasmettendo gli atti al p.m.sede per l’eventuale ricorso di questi).

Tribunale Modena sez. II  09 luglio 2014

 

 

Istruzione

L'art. 18, comma 1, lett. b) e c), l. 30 dicembre 2010, n. 240, che stabilisce che ai procedimenti per la chiamata dei professori di prima e seconda fascia, per il conferimento degli assegni di ricerca e per la stipulazione dei contratti da ricercatore a tempo determinato, non possono "partecipare coloro che abbiano un grado di parentela o di affinità, fino al quarto grado compreso, con un professore appartenente al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata ovvero con il rettore, il direttore generale o un componente del consiglio di amministrazione dell'ateneo", deve essere interpretato in modo costituzionalmente orientato nel senso che si trovano in posizione di incompatibilità anche coloro che sono legati da rapporto di coniugio con uno dei soggetti indicati nella disposizione citata. Non prevalendo il matrimonio sul principio di eguaglianza e su quello di imparzialità amministrativa, nessun rilievo in contrario può avere l'argomento per cui si tratterebbe di una scelta del legislatore che intende tutelare il matrimonio, salvo assumere che il biasimevole, ma non infrequente, fenomeno detto del familismo universitario vada addirittura istituzionalizzato.

Consiglio di Stato sez. VI  04 marzo 2013 n. 1270  

 

In relazione al conferimento di assegni di ricerca, la palese irragionevolezza dell'art. 18 comma 1 lett. b) e c), l. 30 dicembre 2010 n. 240, secondo il quale non possono partecipare a procedure di selezione ed essere titolari di assegno coloro che abbiano un grado di parentela o di affinità, fino al quarto grado compreso, con il responsabile scientifico dell'assegno di ricerca, con un professore o ricercatore appartenente al dipartimento o alla struttura sede dell'attività dell'assegno di ricerca, con il Rettore, il direttore Amministrativo o un componente del Consiglio di amministrazione dell'Università, può essere superata in via interpretativa proponendo l'estensione del precetto limitativo anche ai coniugi, sul rilievo che, secondo l'art. 78 c.c., l'affinità è il "vincolo tra un coniuge e i parenti dell'altro coniuge", sicché, se l'affinità presuppone il coniugio, la ragione di incompatibilità riferita all'affinità (fino al quarto grado), a maggior ragione, deve valere per il coniugio.

T.A.R. L'Aquila (Abruzzo) sez. I  25 ottobre 2012 n. 703  

 

 

Cimiteri

Ritenuto che nell'ipotesi di sepolcro cd. ereditario il diritto di esservi inumato è direttamente dipendente dalla qualità di erede, mentre nell'ipotesi di sepolcro cd. gentilizio quest'ultimo deve intendersi destinato dal fondatore "sibi familiaeque", per cui, in assenza di volontà in senso contrario del fondatore, volontà esplicita o ricavabile da indubbi elementi probatori anche d'ordine sintomatico, il diritto ad esservi inumato spetta "iure sanguinis" a tutti i discendenti del fondatore stesso, nonché, a prescindere dalle vicende proprietarie derivanti dal diritto successorio, ai rispettivi coniugi ed ai parenti collaterali, a prescindere dal sesso, dal passaggio a nuove nozze, dalla qualità di figli di madre nubile, fermo restando che, venuti meno i discendenti di sangue, non potrà che residuare la titolarità per diritto ereditario, e che, esauriti i parenti diretti, la presenza di collaterali impedisce, in sé, che il sepolcro si trasformi da gentilizio in ereditario.

Corte appello Catania  13 giugno 2011

 

Il diritto alla tumulazione nella tomba della famiglia del coniuge non viene meno per effetto del passaggio a nuove nozze dopo la vedovanza in quanto il nuovo matrimonio non estingue il vincolo di affinità con la famiglia stessa.

Consiglio di Stato sez. V  13 maggio 1991 n. 806  

 

 

Parentela ed affinità

Il vincolo di affinità e l'obbligo della corresponsione degli alimenti tra affini non vengono meno nè con lo scioglimento del matrimonio nè con la cessazione dei suoi effetti civili.

Cassazione civile sez. I  07 giugno 1978 n. 2848  

 



 
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