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Art. 79 codice civile: Effetti

La promessa di matrimonio non obbliga a contrarlo né ad eseguire ciò che si fosse convenuto per il caso di non adempimento (1).


Commento

(1) La norma è espressione del principio generale secondo il quale negli atti personali il consenso, per essere valido, deve essere manifestato liberamente. Perciò è nullo [v. 1418] il patto che obbliga al pagamento di una somma a titolo di penale [v. 1382] come conseguenza del rifiuto di addivenire alla celebrazione del matrimonio.

 


Giurisprudenza annotata

Matrimonio

Essendo la scelta, malgrado ogni promessa, di non contrarre matrimonio un atto di libertà incoercibile, il fidanzato che receda ingiustificatamente dalla premessa nuziale può andare incontro alla responsabilità di cui all'art. 81 c.c., responsabilità consistente nell'obbligo di rimborsare l'importo delle spese affrontate e delle obbligazioni contratte dal partner in vista ed a causa delle nozze, purché esse siano conformi alle condizioni delle parti, ma non alla responsabilità aquiliana ex art. 2043 c.c., ed, ancor meno, all'obbligo di risarcire il danno non patrimoniale.

Cassazione civile sez. VI  02 gennaio 2012 n. 9

 

L'illecito consistente nel recesso senza giustificato motivo dalla promessa di matrimonio non è assoggettato ai principi generali in tema di responsabilità civile, contrattuale od extracontrattuale, né alla piena responsabilità risarcitoria che da tali principi consegue, poiché un tale regime potrebbe tradursi in una forma di indiretta pressione sul promittente nel senso dell'accettazione di un legame non voluto; sicché il risarcimento dei danni conseguenti all'ingiustificata rottura della promessa di matrimonio va circoscritto alle spese fatte ed alle obbligazioni contratte dal promissario, escludendo, pertanto, il risarcimento dei danni non patrimoniali.

Cassazione civile sez. VI  02 gennaio 2012 n. 9  

In tema di promessa di matrimonio, l'obbligazione che consegue "ex lege" all'esercizio del diritto di recesso non può configurarsi come illecito extra-contrattuale, costituendo il recesso espressione di una libertà fondamentale, né come responsabilità contrattuale o precontrattuale, posto che la promessa di matrimonio non è un contratto e neppure costituisce un vincolo giuridico tra le parti; si tratta, infatti, di una particolare forma di riparazione collegata direttamente dalla legge alla rottura del fidanzamento "senza giusto motivo", con la conseguenza che incombe al recedente, qualora voglia sottrarsi a sifatta obbligazione riparatoria, l'onere di provare la sussistenza del giustificato motivo, quale fatto costitutivo negativo della pretesa dell'altra parte.

Cassazione civile sez. III  15 aprile 2010 n. 9052  

 

In tema di promessa di matrimonio l'obbligazione prevista dall'art. 81 c.c., esclusa la configurabilità sia di un illecito extracontrattuale, sia di una ipotesi di responsabilità contrattuale o extracontrattuale, costituisce una particolare forma di riparazione riconosciuta al di fuori di un presupposto di illiceità, perché ricollegata direttamente dalla legge alla rottura della promessa di matrimonio senza giusto motivo. Al fine di escludere il sorgere di tale obbligazione l'onere della prova del fatto positivo, cioè della esistenza di un giusto motivo per rifiutare il matrimonio, incombe sul recedente. (Conferma App. Roma, sez. II, 10 marzo 2005 n. 1110).

Cassazione civile sez. III  15 aprile 2010 n. 9052

 

Ritenuto che i doveri scaturenti dal matrimonio hanno contenuto e rilevanza strettamente giuridici, oltre che morali; ritenuto che le persone che hanno deciso di legarsi tra loro in matrimonio, hanno, prima delle nozze, un obbligo reciproco di lealtà, correttezza e solidarietà, che si sostanzia anche in un obbligo di informazione reciproca su ogni circostanza - inerente, in particolare, alle proprie condizioni psicofisiche - idonea a compromettere la possibilità di costituire quella comunione fisica, materiale e spirituale alla quale il matrimonio è diretto; ritenuto che la violazione di tale obbligo di informazione può dar luogo a responsabilità civile di ciascuno dei nubendi verso l'altro quando sia tale da compromettere uno dei diritti fondamentali della persona, quale il diritto costituzionalmente garantito, ad una normale vita sessuale e matrimoniale; ritenuto che la responsabilità civile del coniuge mendace sulla propria sterilità, da lui, peraltro, da tempo ben conosciuta, sussiste anche quando non sia stata fatta alcuna menzione, a titolo di "addebito", della condotta gravemente menzognera ed illecita da lui costantemente tenuta sul proprio stato, affermando di confidare in un miglioramento, del tutto ipotetico, delle proprie condizioni malgrado ogni prognosi recisamente negativa del sanitario che lo ha assistito e lo assiste: ritenuto quanto precede, è aggravato da responsabilità civile verso il partner ed è obbligato a risarcire, seppure in via equitativa, quest'ultimo, il nubendo che, pur non ignorando d'essere affetto da "impotentia generandi" a causa di una forma cronica ed irreversibile di azoospermia, già accertata, oltre ogni ragionevole dubbio, a seguito degli esami specialistici condotti da un sanitario di sua fiducia, abbia non solo taciuto alla fidanzata tale sua condizione pur nell'imminenza delle nozze, ma negato altresì, "post nuptias", la propria minorazione, pur avendolo il suo sanitario esortato, prima e dopo il matrimonio, a comunicare alla partner quanto lo affliggeva, impedendo, in tal modo, alla donna di divenire madre.

Tribunale Latina sez. II  22 febbraio 2012

 

 

Divorzio

Nel giudizio di divorzio gli unici litisconsorti sono i coniugi divorziandi, a nulla rilevando, a sostegno dell'estensibilità ad altri soggetti della legittimazione processuale, la circostanza che uno di essi faccia valere, quale affidatario, le ragioni del figlio maggiorenne non ancora indipendente dai genitori e del quale sopporta le spese di mantenimento. Tale circostanza, pur essendo ininfluente ai fini dell'individuazione delle giuste, parti processuali, si riverbera, però, sull'oggetto della decisione, dovendo il giudicante necessariamente tenerne conto nell'effettuare il giudizio di comparazione delle condizioni patrimoniali e personali delle parti in, causa.

Corte appello Napoli  10 gennaio 2008 n. 57  



 
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