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Art. 790 codice civile: Riserva di disporre di cose determinate

Quando il donante si è riservata la facoltà di disporre di qualche oggetto (1) compreso nella donazione o di una determinata somma sui beni donati (2), e muore senza averne disposto, tale facoltà non può essere esercitata dagli eredi (3) (4).


Commento

(1) Ma non dell’intero bene, oggetto di donazione perché altrimenti si avrebbe una revoca unilaterale del contratto, che è, invece, inammissibile.

 

(2) Invece di riservarsi la facoltà di disporre di un «qualche oggetto» compreso nella donazione, il donante può riservarsi la facoltà di chiedere al contrario una determinata somma.

 

(3) La facoltà di disporre ha, dunque, natura personale, per cui deve escludersi che possa essere esercitata dai creditori del donante in via surrogatoria [v. Libro VI, Titolo III, Capo V].

 

(4) La clausola in sostanza consiste in un onere sottoposto a condizione potestativa sospensiva e, pertanto, si applicherà anche la disciplina delle donazioni modali [v. 793 ss.].


Giurisprudenza annotata

 

Corte costituzionale

È manifestamente inammissibile la q.l.c. dell'art. 790 c.c., nella parte in cui non prevede la possibilità per il donante di riservare a proprio favore la facoltà - non trasmissibile agli eredi - di disporre discrezionalmente, per la durata della propria vita, la costituzione a carico del donatario di un obbligo di prestazione di assistenza morale e materiale per la soddisfazione di ogni esigenza di vita del donante medesimo, sollevata, in riferimento agli art. 2, 3 e 41 cost., da un notaio chiamato a redigere un atto pubblico di donazione, a norma dell'art. 782 c.c. Condizione necessaria, pur se non sufficiente, per riconoscere la natura giurisdizionale ed ammettere quindi la proposizione della questione incidentale di legittimità costituzionale, è la connotazione decisoria della funzione espletata, che nella funzione notarile è assente, non rilevando a tale fine la circostanza che il notaio debba decidere se procedere o non procedere al rogito di un atto, trattandosi di una normale valutazione circa la legittimità della prestazione che gli è richiesta e non del contenuto della funzione medesima, mentre le considerazioni del notaio rimettente circa le difficoltà nelle quali verserebbe il soggetto privato, interessato ad adire la Corte per sottoporre ad essa il dubbio di costituzionalità su norme limitative dell'autonomia negoziale, si risolvono in critiche di merito alla scelta contenuta nella l. cost. 9 febbraio 1948 n. 1, che ha escluso l'azione diretta d'incostituzionalità.

Corte Costituzionale  13 febbraio 2003 n. 52  

Notai

La funzione notarile, come disciplinata dall'art. 1 l. 16 febbraio 1913 n. 89, consistente essenzialmente nel "ricevere gli atti tra vivi e di ultima volontà, attribuire loro pubblica fede, conservarne il deposito, rilasciarne le copie, i certificati e gli estratti", manca di quella connotazione decisoria che è condizione necessaria, pur se non sufficiente, per riconoscere la natura giurisdizionale della funzione ed ammettere quindi la proposizione della questione incidentale di legittimità costituzionale (nel caso di specie, la Corte costituzionale ha ritenuto non fondata la q.l.c. dell'art. 790 c.c. nella parte in cui non prevede la possibilità per il donante di riservare a proprio favore la facoltà - non trasmissibile agli eredi - di disporre discrezionalmente, per la durata della propria vita, la costituzione a carico del donatario di un obbligo di prestazione di assistenza morale e materiale per la soddisfazione di ogni esigenza di vita del donante medesimo, stante il difetto di legittimazione del notaio rimettente a sollevare q.l.c.).

Corte Costituzionale  13 febbraio 2003 n. 52  

Donazione

È manifestamente inammissibile, in quanto sollevata da soggetto non legittimato (nella specie, notaio), la q.l.c. dell'art. 790 c.c., nella parte in cui non prevede la possibilità per il donante di riservarsi la costituzione a proprio favore di una prestazione non pecuniaria di assistenza morale e materiale per la soddisfazione di ogni esigenza di vita, a carico del donatario, tale da non assorbire l'intero valore del bene donato, in riferimento agli art. 2, 3 e 41 cost.

Corte Costituzionale  13 febbraio 2003 n. 52

È donazione rimuneratoria l'elargizione compiuta spontaneamente e nella consapevolezza di non dover adempiere alcun obbligo giuridico, morale o sociale, per compensare servizi resi o promessi dal donatario. Non escludono il carattere rimuneratorio e l'irrevocabilità della donazione nè la sproporzione fra il "donatum" e il valore dei servizi, nè la particolare incidenza dell'attribuzione del patrimonio del donante, nè l'opposizione di un onere.

Cassazione civile sez. II  29 novembre 1983 n. 7170



 
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