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Art. 793 codice civile: Donazione modale

La donazione (1) può essere gravata da un onere.

Il donatario è tenuto all’adempimento dell’onere entro i limiti del valore della cosa donata (2).

Per l’adempimento dell’onere (3) può agire, oltre il donante, qualsiasi interessato, anche durante la vita del donante stesso.

La risoluzione per inadempimento dell’onere, se preveduta nell’atto di donazione, può essere domandata dal donante o dai suoi eredi (4).


Commento

Onere: elemento accessorio dei negozi gratuiti [v. 657] consistente in un sacrificio (peso) che il beneficiario dell’atto di liberalità sopporta per volere del soggetto che ha compiuto l’attribuzione al fine di ottenere o conservare per se stesso un vantaggio giuridico.

 

(1) In questo modo il donatario che ha accettato la donazione, assume l’obbligazione [v. Libro IV, Titolo I] di adempiere all’onere imposto dal donante.

 

(2) Il donatario è tenuto all’adempimento integrale dell’onere, ma solo nei limiti del valore della cosa donata.

 

(3) Qualora il donatario non adempia spontaneamente.

 

(4) Il donante e i suoi eredi possono chiedere la risoluzione della donazione per inadempimento dell’onere, se la risoluzione sia stata espressamente prevista nella donazione.

 


Giurisprudenza annotata

onazione

In tema di donazione modale, la risoluzione per inadempimento dell'onere non può avvenire "ipso iure", senza valutazione di gravità dell'inadempimento, in forza di clausola risolutiva espressa, istituto che, essendo proprio dei contratti sinallagmatici, non può estendersi al negozio a titolo gratuito, cui pure acceda un "modus". Cassa con rinvio, App. Salerno, 20/11/2007

Cassazione civile sez. II  20 giugno 2014 n. 14120  

La risoluzione della donazione per inadempimento dell'onere può essere domandata dal donante o dai suoi eredi, se preveduta nell'atto di donazione, ma non può avvenire ipso iure in forza di clausola risolutiva espressa, ex art. 1456 c.c., con preclusione di qualsiasi valutazione della gravità dell'inadempimento, sicché avuto riguardo alla natura del negozio (atto di liberalità) e alla disciplina specifica (art. 793, 4 comma, c.c.), è da escludere che la donazione modale, in caso di inadempimento dell'onere, possa essere risolta di diritto (ex art. 1456 c.c.) in virtù di clausola risolutiva espressa (prevista per i contratti a prestazioni corrispettive). L'inserimento di simile clausola (alla quale è da attribuire un significato o effetto ai sensi dell'art. 1367 c.c.) nel contratto di donazione va intesa come espressa previsione di risoluzione della donazione per inadempimento dell'onere, che deve essere domandata dal donante o dai suoi eredi, in conformità della particolare disciplina esistente in materia.

Cassazione civile sez. II  20 giugno 2014 n. 14120  

Nel giudizio di risoluzione della donazione per inadempimento dell'onere è il donatario-debitore che deve provare la causa non imputabile dell'inadempimento, mentre il donante-creditore è tenuto unicamente ad allegare ed indicare l'inadempimento del donatario. Nel caso di onere di assistere moralmente e materialmente il donante, l'allontanamento dalla casa di quest'ultimo non determina di per sé una causa non imputabile ai fini dell'accertamento della impossibilità della prestazione che estingue l'obbligazione, occorrendo anche la prova della diligenza impiegata in concreto per evitare che sorgesse l'ostacolo all'adempimento.

Cassazione civile sez. VI  17 settembre 2013 n. 21208  

Mentre nella donazione modale l'onere imposto al donatario costituisce una vera e propria obbligazione, con la conseguente rilevanza dell'indagine volta ad accertare se la sua mancata esecuzione dipenda da inadempimento imputabile al donatario, l'avveramento dell'evento futuro ed incerto previsto dalle parti come condizione risolutiva del contratto produce effetti a prescindere da ogni indagine sul comportamento colposo o meno dei contraenti in ordine al verificarsi dell'evento stesso, tenuto conto che nella disciplina delle condizioni del contratto non possono trovare applicazione i principi che regolano l'imputabilità in materia di obbligazioni (nella specie, la Corte ha ritenuto che costituisse condizione risolutiva la clausola che subordinava la donazione al Comune di un immobile al compimento da parte della predetta istituzione dei lavori necessari per adeguare l'immobile a struttura ricettiva per anziani, con la specifica che se tale opera non fosse stata iniziata, realizzata e funzionante nei termini previsti, la donazione si sarebbe risolta di diritto con obbligo del Comune di restituire gratuitamente e senza pagamento di alcuna somma di denaro l'intero immobile alla donante ed ai suoi aventi causa).

Cassazione civile sez. un.  11 aprile 2012 n. 5702

Posto che: 1) la clausola di un contratto di donazione con la quale si prevede un vincolo di destinazione del bene donato a un determinato fine è configurabile come "modus", e non come condizione, qualora non preveda un obbligo di restituzione per l'ipotesi di mancata realizzazione delle finalità previste; 2) e che tale vincolo di destinazione non si risolve di per sé in un vincolo di inalienabilità; la vendita dei beni donati non costituisce inadempimento dell'onere qualora il ricavato della stessa venga impiegato per realizzare opere destinate al raggiungimento del fine voluto dal donante.

Cassazione civile sez. VI  15 ottobre 2011 n. 21376  

Giurisdizione civile

La "cartolarizzazione" degli immobili appartenenti allo Stato e agli enti pubblici disciplinata dal d.l. 25 settembre 2001 n. 351, convertito, con modificazioni, nella l. 23 novembre 2001 n. 410, è compresa nel più vasto ambito delle "procedure di privatizzazione o di dismissione di imprese o beni pubblici", indicato come possibile oggetto dei "giudizi davanti agli organi di giustizia amministrativa" dall'art. 23 bis l. 6 dicembre 1971 n. 1034, senza che ciò implichi che la cognizione di tutte le controversie relative sia riservata al giudice amministrativo, atteso che la disposizione non contiene norme sulla giurisdizione, e perciò non modifica l'ordinario criterio di riparto, fondato sulla natura della situazione soggettiva fatta valere in giudizio. (Nella specie, la S.C. ha dichiarato sussistente la giurisdizione del g.o. in controversia nella quale si faceva valere la posizione di diritto soggettivo attribuito dall'art. 793 c.c. al donante, ed ai suoi eredi, per effetto dell'inadempimento dell'onere gravante su una donazione di beni immobili, successivamente alienati nell'ambito di una procedura di dismissione di beni pubblici).

Cassazione civile sez. un.  02 dicembre 2010 n. 24417  



 
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