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Art. 80 codice civile: Restituzione dei doni

Il promittente può domandare la restituzione dei doni fatti a causa della promessa di matrimonio, se questo non è stato contratto (1).

La domanda non è proponibile dopo un anno dal giorno in cui s’è avuto il rifiuto di celebrare il matrimonio o dal giorno della morte di uno dei promittenti.


Commento

Promittente: colui che ha promesso di addivenire alla celebrazione del matrimonio.

 

 

(1) Sono quelli fatti come diretta conseguenza della promessa: solitamente si tratta di donazioni di beni mobili quali fotografie, anelli etc. La previsione della possibile restituzione non mette in dubbio che le donazioni fatte a causa della promessa sono immediatamente efficaci nei confronti del destinatario. Differiscono pertanto dalle donazioni obnuziali [v. 785] che producono effetti solo quando il matrimonio viene effettivamente contratto. L’obbligo di restituzione dei doni sussiste indipendentemente dall’imputabilità della causa di interruzione del fidanzamento.


Giurisprudenza annotata

Matrimonio

In tema di promessa di matrimonio l'obbligazione prevista dall'art. 81 c.c., esclusa la configurabilità sia di un illecito extracontrattuale, sia di una ipotesi di responsabilità contrattuale o extracontrattuale, costituisce una particolare forma di riparazione riconosciuta al di fuori di un presupposto di illiceità, perché ricollegata direttamente dalla legge alla rottura della promessa di matrimonio senza giusto motivo. Al fine di escludere il sorgere di tale obbligazione l'onere della prova del fatto positivo, cioè della esistenza di un giusto motivo per rifiutare il matrimonio, incombe sul recedente. (Conferma App. Roma, sez. II, 10 marzo 2005 n. 1110

Cassazione civile sez. III  15 aprile 2010 n. 9052  

 

In tema di promessa di matrimonio l'obbligazione prevista dall'art. 81 c.c., esclusa la configurabilità sia di un illecito extracontrattuale, sia di una ipotesi di responsabilità contrattuale o extracontrattuale, costituisce una particolare forma di riparazione riconosciuta al di fuori di un presupposto di illiceità, perché ricollegata direttamente dalla legge alla rottura della promessa di matrimonio senza giusto motivo. Al fine di escludere il sorgere di tale obbligazione l'onere della prova del fatto positivo, cioè della esistenza di un giusto motivo per rifiutare il matrimonio, incombe sul recedente. (Conferma App. Roma, sez. II, 10 marzo 2005 n. 111

Cassazione civile sez. III  15 aprile 2010 n. 9052  

 

L'illecito consistente nel recesso senza giustificato motivo dalla promessa di matrimonio non è assoggettato ai principi generali in tema di responsabilità civile, contrattuale od extracontrattuale, né alla piena responsabilità risarcitoria che da tali principi consegue, poiché un tale regime potrebbe tradursi in una forma di indiretta pressione sul promittente nel senso dell'accettazione di un legame non voluto; sicché il risarcimento dei danni conseguenti all'ingiustificata rottura della promessa di matrimonio va circoscritto alle spese fatte ed alle obbligazioni contratte dal promissario, escludendo, pertanto, il risarcimento dei danni non patrimoniali.

Cassazione civile sez. VI  02 gennaio 2012 n. 9

 

La promessa di matrimonio, contemplata dagli art. 79-81 c.c., si identifica, alla stregua del costume sociale nel c.d. fidanzamento ufficiale, e sussiste quando ricorra una dichiarazione, espressa o tacita, normalmente resa pubblica nell'ambito delle parentele, delle amicizie e delle conoscenze, di volersi frequentare con il serio proposito di sposarsi, affinché ciascuno dei promessi possa acquisire la maturazione necessaria per celebrare responsabilmente il matrimonio, libero restando di verificare se questa venga poi conseguita in se medesimo e nell'altro e di trarne le debite conseguenze; nell'ambito di detta promessa, si distingue quella di tipo "solenne", di cui all'art. 81 c.c., soggetta a determinati requisiti (vicendevolezza, capacità di agire, atto pubblico o scrittura privata o richiesta delle pubblicazioni matrimoniali) e produttiva di una situazione di affidamento, fonte di possibile responsabilità risarcitoria, da quella di tipo "semplice", non soggetta ad alcun requisito di capacità e di forma, qualificabile come mero fatto sociale e non produttiva di alcun effetto giuridico diretto, tenuto conto che la restituzione dei doni, prevista dall'art. 80 c.c., non deriva dalla promessa ma dal mancato seguito del matrimonio.

Cassazione civile sez. I  02 maggio 1983 n. 3015

 

 

Donazione

I doni tra fidanzati non sono equiparabili nè alle liberalità in occasione di servizi, nè alle donazioni fatte in segno tangibile di speciale riconoscenza per i servizi resi in precedenza dal donatario, nè alle liberalità d'uso, ma costituiscono vere e proprie donazioni, come tali soggette ai requisiti di sostanza e di forma previsti dal codice. Pertanto, la modicità del donativo, da apprezzare oggettivamente in relazione alla capacità economica del donante, fa sì che il trasferimento si perfezioni legittimamente, tra soggetti capaci, in base alla mera "traditio".

Cassazione civile sez. I  08 febbraio 1994 n. 1260

 

In caso di rottura di fidanzamento, presupposto essenziale per l'esercizio dell'azione di restituzione dei doni - che l'art. 80 c.c. riconosce al donante in relazione a qualsiasi promessa di matrimonio, sia tra persone capaci che tra minori non autorizzati, sia che la promessa sia vicendevole, sia che sia unilaterale - è la circostanza che i doni siano stati fatti "a causa della promessa di matrimonio", cioè sulla presupposizione della celebrazione del futuro matrimonio, senza necessità di una particolare forma, nè di pubblicità della promessa, conseguendone il diritto alla restituzione per la sola ipotesi che il matrimonio non sia stato contratto e senza alcuna rilevanza delle cause del mancato matrimonio.

Cassazione civile sez. I  08 febbraio 1994 n. 1260

 

I doni tra fidanzati non sono equiparabili nè alle liberalità in occasione di servizi, nè alle donazioni fatte in segno tangibile di speciale riconoscenza per i servizi resi in precedenza dal donatario, nè alle liberalità d'uso, ma costituiscono vere e proprie donazioni, come tali soggette ai requisiti di sostanza e di forma previsti dal codice. Peraltro, la modicità del donativo, da apprezzare oggettivamente in relazione alla capacità economica del donante, fa sì che il trasferimento si perfezioni legittimamente, tra soggetti capaci, in base alla mera traditio.

Cassazione civile sez. I  08 febbraio 1994 n. 1260  



 
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