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Art. 800 codice civile: Cause di revocazione

La donazione può essere revocata per ingratitudine o per sopravvenienza di figli.


Commento

I contratti sono generalmente irrevocabili ad opera di una sola parte: per sciogliere un contratto è necessario infatti, il consenso di tutti i soggetti che parteciparono all’atto (mutuo dissenso [v. 1372]).


Giurisprudenza annotata

Donazione

Il rifiuto e l'indisponibilità del donatario ad assistere il donante e a venire incontro alle sue esigenze non integrano gli estremi di un'ingiuria grave ex artt. 800 e 801 c.c., essendo necessario a tal proposito un comportamento suscettibile di ledere in modo rilevante il patrimonio morale del donante, oltre che espressivo di un reale sentimento di avversione da parte del donatario, tale per cui possa ritenersi offesa la coscienza comune (nella specie la Corte ha ritenuto che l'indisponibilità della donataria di assistere la donante, dopo la morte del marito di quest'ultima, non configurassero gli estremi dell'ingiuria grave prevista dall'art. 801 c.c., non sostanziandosi in alcun atto di aggressione al patrimonio morale della donante, e che d'altra parte tale comportamento doveva essere inquadrato nel degrado dei rapporti personali intercorrenti tra la donante ed i familiari del marito, tra cui la donataria, contrassegnati da antica acrimonia e disaffezione).

Cassazione civile sez. II  10 novembre 2011 n. 23545  

L'ingiuria grave che, ai sensi dell'art. 801 c.c., legittima la revoca della donazione per ingratitudine del donatario, consiste in un qualsiasi atto o comportamento il quale leda in modo rilevante il patrimonio morale del donante, e palesi per ciò solo un sentimento di avversione da parte del donatario. (Nella specie la S.C., confermando la decisione di merito, ha ritenuto che integrasse gli estremi dell'ingiuria grave la condotta della moglie che aveva intrattenuto per lungo tempo una relazione extraconiugale con modalità oggettivamente irriguardose nei confronti del coniuge, sfociata nell'abbandono della famiglia nonostante la presenza di figli).

Cassazione civile sez. II  28 maggio 2008 n. 14093  

In tema di revocazione per ingratitudine della donazione, il termine previsto a pena di decadenza dall'art. 802 c.c. decorre dal momento in cui il donante abbia acquisito la piena e sicura consapevolezza del compimento da parte del donatario di uno degli atti che legittimano l'esercizio del relativo diritto. (Nella specie, si è ritenuto che l'attore era decaduto dall'azione sul rilievo che il termine di cui all'art. 802 c.c. dovesse decorrere dal momento in cui, avendo in precedenza instaurato un analogo giudizio poi estinto, il donante aveva acquisito la necessaria certezza del comportamento gravemente ingiurioso tenuto nei suoi confronti dal donatario, certezza che non poteva essere esclusa dalla circostanza che tale condotta si fosse aggravata e protratta successivamente all'introduzione del precedente giudizio).

Cassazione civile sez. II  18 gennaio 2007 n. 1090  

La richiesta di interdizione del donante avanzata dal donatario può costituire causa di revocazione per ingratitudine, configurandosi come ingiuria grave, solo laddove vi sia la piena consapevolezza da parte del richiedente della piena capacità di intendere e di volere del donante, e l'unico fine sia quello di danneggiare il donante medesimo, La mancata prestazione di cura ed assistenza da parte del donatario in occasione della malattia del donante non costituisce causa di revocazione della donazione, occorrendo a tal fine che ricorrano altresì i presupposti per la debenza degli alimenti da parte del donatario.

Tribunale Napoli  21 giugno 2004

L'ingiuria grave richiesta, ex art. 801 c.c., quale presupposto necessario per la revocabilità di una donazione per ingratitudine, pur mutuando il suo significato intrinseco dal magistero penale è, purtuttavia, da questo autonoma sotto il profilo della concreta rilevabilità, risultando, piuttosto, connessa ad una valutazione sociale ed etica del comportamento, che andrà rivolto, per l'effetto, contro la sfera morale e spirituale del donante in modo diretto ed esplicito, secondo manifestazioni e connotazioni di gravità e di potenzialità offensiva non soltanto oggettive, ma anche (e soprattutto) disvelanti un reale e perdurante sentimento di avversione, espressione di una ingratitudine verso il beneficiario tale da ripugnare alla coscienza comune.

Cassazione civile sez. II  28 agosto 1997 n. 8165  

L'ingiuria grave richiesta, ex art. 801 c.c., quale presupposto necessario per la revocabilità di una donazione per ingratitudine, pur mutuando il suo significato intrinseco dal magistero penale è, purtuttavia, da questo autonoma sotto il profilo della concreta rilevabilità, risultando, piuttosto, connessa ad una valutazione sociale ed etica del comportamento, che andrà rivolto, per l'effetto, contro la sfera morale e spirituale del donante in modo diretto ed esplicito, secondo manifestazioni e connotazioni di gravità e di potenzialità offensiva non soltanto oggettive, ma anche (e soprattutto) disvelanti un reale e perdurante sentimento di avversione, espressione di una ingratitudine verso il beneficiario tale da ripugnare alla coscienza comune. (Nella specie, la corte di merito aveva ravvisato, nel comportamento del donatario, gli estremi dell'ingratitudine per avere questi più volte gravemente ingiuriato la donante rivolgendole l'appellativo di "puttana", "delinquente", disgraziata", "disonesta", e per averla minacciato di morte e di prenderla a calci, anche come reazione al rifiuto della predetta di rendere disponibile l'oggetto della donazione alla scadenza prevista. La S.C., nel confermare tale decisione, ha affermato il principio di diritto di cui in massima).

Cassazione civile sez. II  28 agosto 1997 n. 8165  

La revoca della donazione per ingratitudine sotto il profilo della ingiuria grave richiede un'azione consapevole e volontaria del donatario direttamente volta contro il patrimonio morale del donante, risolvendosi in una manifestazione di perversa animosità verso il donante idonea a giustificare il pentimento rispetto al compiuto atto di liberalità. Per contro i comportamenti del donatario (nella specie, interruzione degli studi, uso di stupefacenti e commissione di reati) che, pur potendo comportare dolorose reazioni nell'animo del donante, non sono tuttavia volti direttamente a colpirlo, non giustificano la revoca della donazione elargita in epoca anteriore.

Cassazione civile sez. II  05 novembre 1990 n. 10614  



 
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