codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 801 codice civile: Revocazione per ingratitudine

La domanda di revocazione per ingratitudine non può essere proposta che quando il donatario ha commesso uno dei fatti previsti dai numeri 1, 2 e 3 dell’art. 463 (1), ovvero si è reso colpevole d’ingiuria grave verso il donante o ha dolosamente arrecato grave pregiudizio al patrimonio di lui o gli ha rifiutato indebitamente gli alimenti dovuti ai sensi degli articoli 433, 435 (2) e 436 (3).


Commento

Alimenti: [v. 433].

 

Ingiuria grave: per il codice penale (art. 594 c.p.) è il reato commesso da colui che offende l’onore o il decoro di una persona presente. In questo articolo però il concetto di (—) è più esteso e comprende anche le sevizie, l’aver trattato in maniera offensiva il donante, l’averlo privato di una casa degna di lui etc.

 

(1) Abbia cioè volontariamente ucciso o tentato di uccidere il donante, il coniuge, un discendente o un ascendente di questo; o abbia commesso contro di loro un fatto al quale si applicano le disposizioni sull’omicidio (es.: istigazione al suicidio di minore di anni 14); o li abbia denunciati infondatamente o abbia testimoniato falsamente contro di loro per un reato punibile con l’ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni.

 

(2) L’art. 435 è stato abrogato dalla l. 19-5-1975, n. 151 (Riforma del diritto di famiglia).

 

(3) Il donatario è obbligato a prestare gli alimenti al donante, con precedenza su ogni altro obbligato [v. 437], a meno che si tratti di donazione obnuziale [v. 785] o di donazione rimuneratoria [v. 770].


Giurisprudenza annotata

Donazione

In tema di donazione, va precisato che l'ingiuria grave, che l'art. 801 cod. civ. prevede quale presupposto necessario per la revocabilità di una donazione per ingratitudine, si distacca concettualmente dalle previsioni penalistiche di cui agli artt. 594 e 595 cod. pen. ed assume, nell'ambito civilistico, i tratti di un comportamento suscettibile di ledere in modo rilevante il patrimonio morale del donante ed espressivo di un reale sentimento di avversione da parte del donatario, tale da ripugnare alla coscienza collettiva.

Tribunale Milano sez. IV  05 settembre 2014 n. 10805  

 

In tema di donazione, va precisato che l'ingiuria grave, che l'art. 801 cod. civ. prevede quale presupposto necessario per la revocabilità di una donazione per ingratitudine, si distacca concettualmente dalle previsioni penalistiche di cui agli artt. 594 e 595 cod. pen. ed assume, nell'ambito civilistico, i tratti di un comportamento suscettibile di ledere in modo rilevante il patrimonio morale del donante ed espressivo di un reale sentimento di avversione da parte del donatario, tale da ripugnare alla coscienza collettiva.

Tribunale Milano sez. IV  05 settembre 2014 n. 10805  

 

Il rifiuto e l'indisponibilità del donatario ad assistere il donante e a venire incontro alle sue esigenze non integrano gli estremi di un'ingiuria grave ex artt. 800 e 801 c.c., essendo necessario a tal proposito un comportamento suscettibile di ledere in modo rilevante il patrimonio morale del donante, oltre che espressivo di un reale sentimento di avversione da parte del donatario, tale per cui possa ritenersi offesa la coscienza comune (nella specie la Corte ha ritenuto che l'indisponibilità della donataria di assistere la donante, dopo la morte del marito di quest'ultima, non configurassero gli estremi dell'ingiuria grave prevista dall'art. 801 c.c., non sostanziandosi in alcun atto di aggressione al patrimonio morale della donante, e che d'altra parte tale comportamento doveva essere inquadrato nel degrado dei rapporti personali intercorrenti tra la donante ed i familiari del marito, tra cui la donataria, contrassegnati da antica acrimonia e disaffezione).

Cassazione civile sez. II  10 novembre 2011 n. 23545

 

Va confermata la pronuncia di merito con cui è stato escluso che possa essere oggetto di revocazione per ingratitudine la donazione di una somma di denaro da parte dei genitori alla figlia per l'acquisto di un immobile destinato a casa familiare, laddove la donataria abbia intimato formalmente al padre di allontanarsi dal suddetto immobile a causa della sopravvenuta conflittualità tra i genitori che, in pendenza di un giudizio di separazione personale tra i medesimi, rendeva insostenibile la prosecuzione della convivenza nella stessa abitazione. Conferma App. Genova 4 settembre 2004

Cassazione civile sez. II  31 marzo 2011 n. 7487  

 

L'ingiuria grave richiesta, ex art. 801 c.c., quale presupposto necessario per la revocabilità di una donazione per ingratitudine, pur mutuando dal diritto penale il suo significato intrinseco e l'individuazione del bene leso, tuttavia si distacca dalle previsioni degli art. 594 e 595 c.p. e consiste in un comportamento suscettibile di ledere in modo rilevante il patrimonio morale del donante ed espressivo di un reale sentimento di avversione da parte del donatario, tale da ripugnare alla coscienza collettiva. (Nella specie, la S.C., nell'enunciare l'anzidetto principio di diritto, ha confermato la decisione di merito che aveva escluso la sussistenza degli estremi dell'ingratitudine nel comportamento del donatario che, di fronte alla sopravvenuta intollerabilità della convivenza tra i due genitori e nella pendenza del giudizio di separazione personale con addebito instaurato dalla madre, aveva invitato il padre, con una lettera formale, a lasciare l'immobile di sua proprietà, destinato a casa familiare, acquistato con il denaro ricevuto dalla liberalità paterna e materna).

Cassazione civile sez. II  31 marzo 2011 n. 7487  

 

Non ricorre ingratitudine nel comportamento della figlia donataria, che, a fronte della sopravvenuta intollerabilità della convivenza tra i suoi genitori e nella pendenza del giudizio di separazione personale con addebito instaurato dalla madre, inviti il padre, con una lettera formale, a lasciare l'immobile di sua proprietà, acquistato con il denaro ricevuto dalla donazione paterna e materna, destinato a casa familiare. Tale comportamento si risolve in una presa d'atto, da parte della figlia, della frattura tra i suoi genitori, dipendente dalla loro disaffezione e distacco spirituale e quindi nel sopravvenire di una condizione tale da render incompatibile la prosecuzione della convivenza di entrambi i donanti nell'abitazione acquistata con il denaro ricevuto in donazione.

Non ricorre ingratitudine nel comportamento della figlia donataria, che, a fronte della sopravvenuta intollerabilità della convivenza tra i suoi genitori e nella pendenza del giudizio di separazione personale con addebito instaurato dalla madre, inviti il padre, con una lettera formale, a lasciare l'immobile di sua proprietà, acquistato con il denaro ricevuto dalla donazione paterna e materna, destinato a casa familiare. Tale comportamento si risolve in una presa d'atto, da parte della figlia, della frattura tra i suoi genitori, dipendente dalla loro disaffezione e distacco spirituale e quindi nel sopravvenire di una condizione tale da render incompatibile la prosecuzione della convivenza di entrambi i donanti nell'abitazione acquistata con il denaro ricevuto in donazione.

Cassazione civile sez. II  31 marzo 2011 n. 7487  



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti