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Art. 805 codice civile: Donazioni irrevocabili

Non possono revocarsi per causa d’ingratitudine, né per sopravvenienza di figli, le donazioni rimuneratorie (1) e quelle fatte in riguardo di un determinato matrimonio.


Commento

(1) Nel caso di donazione rimuneratoria [v. 770], l’irrevocabilità è giustificata dalla particolare rilevanza del motivo (rimuneratorio) che ha determinato il donante a compiere la donazione.

 

(2) Nel caso, invece, di donazione obnuziale [v. 785], l’irrevocabilità è data dal fatto che il favore riconosciuto dal legislatore alla famiglia è da questo considerato superiore anche all’«ingratitudine» del donatario nonché agli interessi successori dei figli del donante.


Giurisprudenza annotata

Successione

L'indennità a succedere, nei casi di cui all'art. 463 c.c., travolge anche il legato che sia stato fatto per riconoscenza o per remunerazione, non essendo applicabile al riguardo il principio della irrevocabilità dettato per le donazioni remuneratorie dall'art. 805 c.c.

Cassazione civile sez. II  05 novembre 1992 n. 11979  

 

 

Comunione tacita

Qualora un'attività economica, congiuntamente espletata dai coniugi in epoca anteriore alla riforma del diritto di famiglia di cui alla l. 19 maggio 1975 n. 151, sia qualificabile come comunione tacita familiare, secondo la previsione dell'allora vigente art. 2140 c.c. (dettato con specifico riferimento all'attività agricola, ma estensibile anche ad attività diverse, quali quelle commerciali), l'acquisto di beni, effettuato dal singolo partecipante con i proventi comuni, comporta l'obbligo di trasferirli pro quota all'altro partecipante, o comunque di risarcirlo per la porzione di detti proventi a lui spettante. Ne consegue che, ove il primo di detti coniugi doni al secondo alcuni beni, come mezzo al fine di riconoscere e soddisfare l'indicato diritto, il relativo contratto è riconducibile nell'ambito della donazione rimuneratoria (art. 770 c.c.), e si sottrae quindi alla possibilità di revoca per ingratitudine (art. 805 c.c.).

Cassazione civile sez. I  05 giugno 1985 n. 3350  

 

 

Donazione

È donazione rimuneratoria l'elargizione compiuta spontaneamente e nella consapevolezza di non dover adempiere alcun obbligo giuridico, morale o sociale, per compensare servizi resi o promessi dal donatario. Non escludono il carattere rimuneratorio e l'irrevocabilità della donazione nè la sproporzione fra il "donatum" e il valore dei servizi, nè la particolare incidenza dell'attribuzione del patrimonio del donante, nè l'opposizione di un onere.

Cassazione civile sez. II  29 novembre 1983 n. 7170  

 

L'attribuzione patrimoniale, per speciale apprezzamento di servizi in precedenza ricevuti, che venga effettuata in base ad una spontanea determinazione del disponente, nella consapevolezza di non esservi tenuto nè per legge, nè per obbligo naturale o costume sociale, esula dall'atto di pagamento correlato ad un negozio oneroso, o comunque inserito in un negozio "mixtum cum donatione", difettando il presupposto della ricollegabilità dell'attribuzione stessa, in tutto od in parte, all'adempimento di un obbligo del tipo indicato, e configura una donazione da qualificarsi come rimuneratoria, alla stregua dell'indicato fine perseguito dal donante, e, pertanto, una donazione non suscettibile di revoca per ingratitudine (art. 770 e 805 c.c.). Tale principio non resta escluso dalla sproporzione del valore del "donatum" rispetto ai servizi resi dal donatario, ovvero dalla sensibile incidenza del "donatum" sul patrimonio del donante, trattandosi di circostanze di per sè evidenzianti la causa gratuita dell'attribuzione, e compatibili con l'intento rimuneratorio, nè dall'eventuale apposizione di un onere o "modus" a carico del donatario, tenendo conto che questo non altera la natura del negozio cui accede, ove spieghi una funzione di mero limite della liberalità, senza trasformarla in un corrispettivo di prestazione ricevuta.

Cassazione civile sez. II  29 novembre 1983 n. 7170  



 
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