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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 806 codice civile: Inammissibilità della rinunzia preventiva

Non è valida (1) la rinunzia preventiva (2) alla revocazione della donazione per ingratitudine o per sopravvenienza di figli.


Commento

Rinunzia: dismissione di un diritto da parte del suo titolare.

 

(1) È nulla.

 

(2) È valida, però, la rinuncia successiva.


Giurisprudenza annotata

Sport

L'art. 2 l. n. 91 del 1981 opera una distinzione tra le figure tassativamente indicate di sportivi professionisti (atleti, allenatori, direttori tecnico-sportivi), ai quali va applicata la suddetta l. n. 91 del 1981 e gli altri sportivi professionisti (quali massaggiatori, medici sociali ecc.) non indicati in detta disposizione, il cui rapporto di lavoro, qualora ne ricorrano gli estremi, è assoggettato invece alle generali norme regolanti il rapporto di lavoro subordinato. Ne consegue, per quanto attiene all'individuazione delle controversie arbitrabili, l'applicabilità del disposto del comma 2 dell'art. 806 c.c., e, sul piano del diritto sostanziale, l'applicabilità anche della generale normativa sui contratti a termine, nonché del principio dell'onnicomprensività della retribuzione e del patto di conglobamento, sempre che dal detto patto risultino gli specifici titoli ai quali è riferibile la prestazione patrimoniale complessiva.

Cassazione civile sez. lav.  11 aprile 2008 n. 9551  

 

 

Compromesso ed arbitrato

Nel compromesso per arbitrato irrituale è insita la rinuncia delle parti alla tutela giurisdizionale dei diritti nascenti dal rapporto controverso. Tuttavia risorge per le parti il potere di esercitare le azioni derivanti dal contratto e di richiedere al giudice la decisione già rimessa agli arbitri quando, per qualsiasi ragione, il compromesso abbia esaurito la propria efficacia, per la sopravvenuta impossibilità di far regolare dagli arbitri il rapporto controverso, per essere il mandato rimasto ineseguito o per avere gli arbitri emesso un responso nullo.

Cassazione civile sez. II  10 novembre 2006 n. 24137  

 

Gli arbitri di equità ben possono decidere secondo diritto allorché essi ritengano che equità e diritto coincidano, senza che sia necessario per loro affermare e spiegare una tale coincidenza, che, potendosi considerare presente in via generale, può desumersi anche implicitamente. L'esistenza di un vizio eventualmente riconducibile nell'eccesso di mandato può, invece, configurarsi nel caso in cui gli arbitri si precludano a priori l'esercizio di poteri equitativi, pur conferiti, ovvero se, pur riscontrando ed evidenziando una difformità tra giudizio di equità e giudizio di diritto, pronuncino, nonostante ciò, secondo diritto.

Cassazione civile sez. I  13 marzo 1998 n. 2741  

 

Il presidente del tribunale adito a norma dell'art. 814 c.p.c. per la liquidazione degli onorari degli arbitri, ne deve adeguare la misura all'importanza dell'opera da essi effettivamente prestata, rimanendogli preclusa ogni indagine, ancorché in via incidentale ed al solo fine di valutare l'opera degli arbitri e di quantificarne il compenso, sulla validità del compromesso e del lodo, trattandosi di questioni estranee al procedimento sommario di liquidazione e riservate alla sede della impugnazione del lodo a norma dell'art. 827 ss. c.p.c.

Cassazione civile sez. I  29 novembre 1996 n. 10660  

 

Si ha arbitrato rituale quando la clausola contrattuale è diretta a conferire all'arbitro o agli arbitri l'incarico di risolvere determinate o determinabili controversie, che sono insorte o possono insorgere tra loro, essenzialmente con gli stessi poteri ed obblighi e con gli stessi effetti della funzione giurisdizionale. Si ha, invece, arbitrato irrituale quando al terzo o ai terzi si affida normalmente attraverso un mandato collettivo, il compito di definire in via negoziale le contestazioni insorte tra le parti in ordine a determinati rapporti giuridici, mediante una composizione amichevole, conciliativa o transattiva, o mediante un negozio di mero accertamento, l'una e l'altro direttamente riconducibili alla volontà dei mandanti e da valere come contratto da questi concluso, dato che essi s'impegnano a considerare la decisione degli arbitri come espressione della loro volontà.

Cassazione civile sez. lav.  03 dicembre 1981 n. 6414



 
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