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Art. 809 codice civile: Norme sulle donazioni applicabili ad altri atti di liberalità

Le liberalità, anche se risultano da atti diversi da quelli previsti dall’art. 769, sono soggette alle stesse norme che regolano la revocazione delle donazioni per causa d’ingratitudine e per sopravvenienza di figli, nonché a quelle sulla riduzione delle donazioni per integrare la quota dovuta ai legittimari (1).

Questa disposizione non si applica alle liberalità previste dal secondo comma dell’art. 770 (2) e a quelle che a norma dell’art. 742 non sono soggette a collazione (3) (4).

 


Commento

Donazione indiretta: qualsiasi atto con cui il donante raggiunge lo scopo di arricchire un’altra persona senza utilizzare lo schema tipico della donazione. Se ad esempio Tizio ha un debito nei confronti di Caio, e Tizione, padre di Tizio, estingue il debito al posto del figlio, Tizione compie una donazione indiretta a favore di Tizio perché è come se gli donasse la somma dovuta per il pagamento del debito.

 

(1) Il disposto del comma 1, nell’indicare quali norme della donazione siano applicabili alle liberalità risultanti da atti diversi dalla donazione, va interpretato restrittivamente, nel senso che alle liberalità anzidette non si applicano tutte le altre disposizioni non espressamente richiamate (in tal senso si è espressa la giurisprudenza di legittimità).

 

(2) Le liberalità d’uso [v. 7702].

 

(3) Ossia le spese di mantenimento e di educazione e malattia, nonché quelle ordinarie per l’abbigliamento e le nozze fatte a favore dei figli (e discendenti [v. 74]) e del coniuge del defunto.

 

(4) Ai sensi del comma 2, alle liberalità d’uso e alle liberalità non soggette a collazione non si applicano le norme relative alla revocazione per ingratitudine e per sopravvenienza dei figli e quelle relative alla riduzione delle donazione per integrare la quota dei legittimari. Ad esse non si applicano nemmeno le norme sulla collazione [v. 742] e all’imputazione ex se del legittimario [v. 564].

 

La donazione indiretta non è una vera e propria donazione perché non ha la causa tipica di questa (arricchimento del donatario e impoverimento del donante).

La donazione indiretta non richiede l’osservanza dell’art. 782 (ossia della forma dell’atto pubblico) essendo sufficiente quella richiesta per il negozio principale.


Giurisprudenza annotata

Donazione

In caso di donazione indiretta di un immobile, per verificare se tale bene rientri o meno nella comunione legale, l'attestazione del notaio, dell'avvenuto pagamento del corrispettivo dell'immobile con denaro donato dal padre alla figlia, non può considerarsi sufficiente, trattandosi di una mera presa d'atto della dichiarazione resa al riguardo delle parti. Ai sensi dell'art. 2700 c.c., l'atto pubblico forma piena prova solo della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha redatto, delle dichiarazioni rese dalle parti o dei fatti che agli attesti avvenuti in sua presenza, ma non è piena prova della veridicità intrinseca delle predette dichiarazioni.

Cassazione civile sez. I  10 ottobre 2014 n. 21494  

 

La dazione di una somma di denaro configura una donazione indiretta d'immobile ove sia effettuata quale mezzo per l'unico e specifico fine dell'acquisto del bene, dovendosi altrimenti ravvisare soltanto una donazione diretta del denaro elargito, per quanto poi successivamente utilizzato in un acquisto immobiliare. Cassa con rinvio, App. Ancona, 12/09/2011

Cassazione civile sez. VI  02 settembre 2014 n. 18541  

 

Per integrare la fattispecie di donazione indiretta di un immobile, la dazione della somma di denaro deve essere effettuata quale mezzo per l'unico e specifico fine dell'acquisto dell'immobile: deve cioè sussistere incontrovertibilmente un collegamento teleologico tra elargizione del denaro e acquisto dell'immobile. Quando invece l'elargizione del denaro sia effettua prima e a prescindere dall'acquisto successivo dell'immobile non si ha donazione indiretta.

Cassazione civile sez. VI  02 settembre 2014 n. 18541  

 

La vendita ad un prezzo inferiore a quello effettivo non realizza, di per se stessa, un negotium mixtum cum donatione, essendo all'uopo altresì necessario non solo che sussista una sproporzione tra le prestazioni ma anche che questa sia d'entità significativa, ed, inoltre, che la parte alienante sia stata consapevole dell'insufficienza del corrispettivo percetto rispetto al valore del bene ceduto, abbia ciò non ostante voluto il trasferimento della proprietà e l'abbia voluto allo specifico fine d'arricchire la controparte acquirente della differenza tra il detto valore e la minore entità del corrispettivo.

Cassazione civile sez. II  30 giugno 2014 n. 14799

 

L'art. 809 cod. civ., nell'indicare quali norme della donazione siano applicabili alle liberalità risultanti da atti diversi dalla donazione, va interpretato restrittivamente, nel senso che alle liberalità anzidette non si applicano tutte le altre disposizioni non espressamente richiamate. Ne consegue l'inapplicabilità dell'art. 778 cod. civ., che stabilisce i limiti al mandato a donare, al mandato a stipulare un "negotium mixtum cum donatione". Rigetta, App. Milano, 20/06/2008

Cassazione civile sez. II  16 giugno 2014 n. 13684  

 

Per la validità delle donazioni indirette, cioè di quelle liberalità realizzate ponendo in essere un negozio tipico diverso da quello previsto dall'art. 782 cod. civ., non è richiesta la forma dell'atto pubblico, essendo sufficiente l'osservanza delle forme prescritte per il negozio tipico utilizzato per realizzare lo scopo di liberalità, dato che l'art. 809 cod. civ., nello stabilire le norme sulle donazioni applicabili agli altri atti di liberalità realizzati con negozi diversi da quelli previsti dall'art. 769 cod. civ., non richiama l'art. 782 cod. civ., che prescrive l'atto pubblico per la donazione. Rigetta, App. Perugia, 10/12/2007

Cassazione civile sez. I  05 giugno 2013 n. 14197

 

La cointestazione di buoni postali fruttiferi, nella specie operata da un genitore per ripartire fra i figli anticipatamente le proprie sostanze, può configurare, ove sia accertata l'esistenza dell'"animus donandi", una donazione indiretta, in quanto, attraverso il negozio direttamente concluso con il terzo depositario, la parte che deposita il proprio denaro consegue l'effetto ulteriore di attuare un'attribuzione patrimoniale in favore di colui che ne diventa beneficiario per la corrispondente quota, essendo questi, quale contitolare del titolo nominativo a firma disgiunta, legittimato a fare valere i relativi diritti. Rigetta, App. Bari, 29/11/2006

Cassazione civile sez. II  09 maggio 2013 n. 10991

 

Per la validità delle donazioni indirette non è richiesta la forma dell'atto pubblico, essendo sufficiente l'osservanza delle forme prescritte per il negozio tipico utilizzato per realizzare lo scopo di liberalità, dato che l'art. 809 c.c., nello stabilire le norme sulle donazioni applicabili agli altri atti di liberalità realizzati con negozi diversi da quelli previsti dall'art. 769 c.c., non richiama l'art. 782 c.c., che prescrive l'atto pubblico per la donazione.

Cassazione civile sez. II  25 marzo 2013 n. 7480  

 

La donazione indiretta è caratterizzata dal fine perseguito di realizzare una liberalità, e non già dal mezzo, che può essere il più vario, nei limiti consentiti dall'ordinamento, ivi compresi più negozi tra loro collegati, come nel caso in cui un soggetto, stipulato un contratto di compravendita, paghi o si impegni a pagare il relativo prezzo e, essendosene riservata la facoltà nel momento della conclusione del contratto, provveda ad effettuare la dichiarazione di nomina, sostituendo a sé, come destinatario degli effetti negoziali, il beneficiario della liberalità, così consentendo a quest'ultimo di rendersi acquirente del bene ed intestatario dello stesso. Né la configurabilità della donazione indiretta è impedita dalla circostanza che la compravendita sia stata stipulata con riserva della proprietà in favore del venditore fino al pagamento dell'ultima rata di prezzo, giacché quel che rileva è che lo stipulante abbia pagato, in unica soluzione o a rate, il corrispettivo, oppure abbia messo a disposizione del beneficiario i mezzi per il relativo pagamento.

Cassazione civile sez. II  29 febbraio 2012 n. 3134  



 
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