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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 81 codice civile: Risarcimento dei danni.

La promessa di matrimonio fatta vicendevolmente per atto pubblico o per scrittura privata da una persona maggiore di età o dal minore ammesso a contrarre matrimonio a norma dell’articolo 84, oppure risultante dalla richiesta della pubblicazione, obbliga il promittente che senza giusto motivo ricusi di eseguirla a risarcire il danno cagionato all’altra parte per le spese fatte e per le obbligazioni contratte a causa di quella promessa (1). Il danno (2) è risarcito entro il limite in cui le spese e le obbligazioni corrispondono alla condizione delle parti (3) (4).

Lo stesso risarcimento è dovuto dal promittente che con la propria colpa ha dato giusto motivo al rifiuto dell’altro.

La domanda non è proponibile dopo un anno dal giorno del rifiuto di celebrare il matrimonio.


Commento

Atto pubblico: [v. 2699]; Scrittura privata: [v. 2702].

Giusti motivi: fatti che, se conosciuti precedentemente, avrebbero dissuaso dal prestare la promessa (es.: la condotta immorale del promesso sposo o precedenti condanne penali da lui riportate).

 

 

(1) Perciò è necessario che l’obbligazione sia stata assunta dopo la promessa di matrimonio e prima che vi sia il rifiuto di addivenire alla nozze (si pensi all’acquisto dell’immobile che deve essere adibito ad abitazione dei coniugi).

(2) Non sono risarcibili i danni morali conseguenti alla rottura ingiustificata del fidanzamento.

(3) Il legislatore fa riferimento alle possibilità economiche dei nubendi.


Giurisprudenza annotata

Matrimonio

È del tutto infondata, in fatto ed in diritto, la richiesta avanzata in via riconvenzionale dal coniuge mendace d'essere risarcito dalla moglie per ogni spesa e per ogni disagio da lui subito per effetto delle reazioni della partner (azione di separazione, azione di annullamento del matrimonio concordatario, azione di risarcimento dei danni), partner che non solo non gli aveva negato ogni assistenza ed ogni cura coniugale, ma gli era rimasta accanto, per molto tempo, nella speranza che egli avesse a guarire, sottoponendosi anche a pratiche invasive, ma vane, di fecondazione maritale in vitrea e spingendosi, fino alla loro separazione, a rinunciare al proprio lavoro e ad accompagnarlo all'estero allorché il coniuge aveva ivi reperito un impiego.

Tribunale Latina sez. II  22 febbraio 2012

 

Ritenuto che i doveri scaturenti dal matrimonio hanno contenuto e rilevanza strettamente giuridici, oltre che morali; ritenuto che le persone che hanno deciso di legarsi tra loro in matrimonio, hanno, prima delle nozze, un obbligo reciproco di lealtà, correttezza e solidarietà, che si sostanzia anche in un obbligo di informazione reciproca su ogni circostanza - inerente, in particolare, alle proprie condizioni psicofisiche - idonea a compromettere la possibilità di costituire quella comunione fisica, materiale e spirituale alla quale il matrimonio è diretto; ritenuto che la violazione di tale obbligo di informazione può dar luogo a responsabilità civile di ciascuno dei nubendi verso l'altro quando sia tale da compromettere uno dei diritti fondamentali della persona, quale il diritto costituzionalmente garantito, ad una normale vita sessuale e matrimoniale; ritenuto che la responsabilità civile del coniuge mendace sulla propria sterilità, da lui, peraltro, da tempo ben conosciuta, sussiste anche quando non sia stata fatta alcuna menzione, a titolo di "addebito", della condotta gravemente menzognera ed illecita da lui costantemente tenuta sul proprio stato, affermando di confidare in un miglioramento, del tutto ipotetico, delle proprie condizioni malgrado ogni prognosi recisamente negativa del sanitario che lo ha assistito e lo assiste: ritenuto quanto precede, è aggravato da responsabilità civile verso il partner ed è obbligato a risarcire, seppure in via equitativa, quest'ultimo, il nubendo che, pur non ignorando d'essere affetto da "impotentia generandi" a causa di una forma cronica ed irreversibile di azoospermia, già accertata, oltre ogni ragionevole dubbio, a seguito degli esami specialistici condotti da un sanitario di sua fiducia, abbia non solo taciuto alla fidanzata tale sua condizione pur nell'imminenza delle nozze, ma negato altresì, "post nuptias", la propria minorazione, pur avendolo il suo sanitario esortato, prima e dopo il matrimonio, a comunicare alla partner quanto lo affliggeva, impedendo, in tal modo, alla donna di divenire madre.

Tribunale Latina sez. II  22 febbraio 2012

 

Essendo la scelta, malgrado ogni promessa, di non contrarre matrimonio un atto di libertà incoercibile, il fidanzato che receda ingiustificatamente dalla premessa nuziale può andare incontro alla responsabilità di cui all'art. 81 c.c., responsabilità consistente nell'obbligo di rimborsare l'importo delle spese affrontate e delle obbligazioni contratte dal partner in vista ed a causa delle nozze, purché esse siano conformi alle condizioni delle parti, ma non alla responsabilità aquiliana ex art. 2043 c.c., ed, ancor meno, all'obbligo di risarcire il danno non patrimoniale.

Cassazione civile sez. VI  02 gennaio 2012 n. 9  

 

L'illecito consistente nel recesso senza giustificato motivo dalla promessa di matrimonio non è assoggettato ai principi generali in tema di responsabilità civile, contrattuale od extracontrattuale, né alla piena responsabilità risarcitoria che da tali principi consegue, poiché un tale regime potrebbe tradursi in una forma di indiretta pressione sul promittente nel senso dell'accettazione di un legame non voluto; sicché il risarcimento dei danni conseguenti all'ingiustificata rottura della promessa di matrimonio va circoscritto alle spese fatte ed alle obbligazioni contratte dal promissario, escludendo, pertanto, il risarcimento dei danni non patrimoniali.

Cassazione civile sez. VI  02 gennaio 2012 n. 9  

 

In tema di promessa di matrimonio, l'obbligazione che consegue "ex lege" all'esercizio del diritto di recesso non può configurarsi come illecito extra-contrattuale, costituendo il recesso espressione di una libertà fondamentale, né come responsabilità contrattuale o precontrattuale, posto che la promessa di matrimonio non è un contratto e neppure costituisce un vincolo giuridico tra le parti; si tratta, infatti, di una particolare forma di riparazione collegata direttamente dalla legge alla rottura del fidanzamento "senza giusto motivo", con la conseguenza che incombe al recedente, qualora voglia sottrarsi a sifatta obbligazione riparatoria, l'onere di provare la sussistenza del giustificato motivo, quale fatto costitutivo negativo della pretesa dell'altra parte.

Cassazione civile sez. III  15 aprile 2010 n. 9052  

 

 

Corte dei conti

La Corte dei conti ha deliberato la relazione concernente le tecniche di quantificazione degli oneri e le tipologie di copertura finanziaria delle leggi approvate dal parlamento nel quadrimestre settembre-dicembre 2007.

Corte Conti sez. riun.  19 maggio 2008 n. 12  



 
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